Mi sono separato l’anno scorso da mia moglie con la quale abbiamo avuto due figli. Lavoro solo io e, come stabilito dall’accordo di separazione, devo versare una somma di 1.900 euro al mese, composta da 800 euro per il mantenimento del coniuge, 900 euro come somma per il mantenimento dei figli e 200 euro come contributo per l’affitto del locale nel quale abitano i miei figli e la mia ex moglie.
Quello che vi chiedo è se la mia ex moglie posso considerarla ancora a mio carico (dato che non siamo ancora divorziati) e inoltre se, oltre l’assegno di mantenimento versato al coniuge, posso anche dedurmi la quota di contributo di affitto.
Infine, per mancanza di accordi diversi, posso detrarre al 100% tutte le spese per i figli a carico?

Il coniuge separato, finché non interviene l’annotazione della sentenza di divorzio, può essere considerato fiscalmente a carico del contribuente, che in particolare lo indicherà come suo “altro familiare”.
A questo scopo, però, occorre che i due coniugi separati convivano oppure che quello “più debole” percepisca dall’altro assegni alimentari non risultanti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Venendo all’altro Suo interrogativo, possono essere portate in deduzione tanto le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione quanto le spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato, purché disposti dal giudice, siano quantificabili e vengano corrisposti periodicamente (c.d. “contributo casa”).
Tuttavia, qualora l’immobile risulti a disposizione anche dei figli (come nel Suo caso), la deduzione è limitata alla metà dell’importo sborsato.
Quanto infine alle spese per i figli a carico, nonostante manchi l’accordo tra i genitori, quello dei due che effettivamente sostiene l’onere economico di tali spese potrà conseguire per intero la relativa detrazione/deduzione.

(andrea raimondo)