Quest’anno ho eseguito lavori di ristrutturazione per un mio appartamento ma temo che per diversi pagamenti non ho utilizzato quella forma particolare di bonifico bancario che sembra indispensabile per le detrazioni fiscali.
Se ho sbagliato, come posso rimediare?

Per fruire delle detrazioni IRPEF relative alle spese per il recupero del patrimonio edilizio è necessario – come abbiamo osservato altre volte e ribadito anche recentemente – che le fatture delle ditte incaricate dei lavori siano saldate con bonifico bancario o postale (anche home-banking) da cui risultino:
a) la causale del versamento con riferimento alla disposizione di legge interessata, che attualmente ma ormai “a regime” è l’art. 16-bis del T.U.I.R.;
b) il codice fiscale del contribuente interessato;
c) il codice fiscale o il numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.
Si tratta del c.d. bonifico parlante previsto dall’art. 1, comma 3, del D.M. 41/1998, su cui però non di rado si “incaglia” l’agevolazione in argomento.
Ora, questa particolare forma di pagamento non consiste più, come si potrebbe essere portati a pensare, in una pura e semplice formalità perché – essendo Banche e Poste obbligate, ai sensi dell’art. 25 del D.L.78/2010, dal 1° luglio 2010 a operare una ritenuta d’acconto dell’8% sui compensi corrisposti alle imprese che eseguono interventi di recupero edilizio – i dati contenuti nel modulo di bonifico sono necessari per la corretta esecuzione di questo adempimento, cosicché il modulo incompleto, pregiudicandone la riuscita, chiuderebbe le porte anche al beneficio fiscale.
Tuttavia nel corso degli anni l’Agenzia delle Entrate, riconoscendo che la perdita della detrazione a causa della sola mancata o irregolare esecuzione di una forma di pagamento costituisce una penalizzazione eccessiva quando tutte le altre condizioni richieste dalla norma siano state soddisfatte e le fatture relative ai lavori regolarmente emesse e saldate, ha proposto un duplice rimedio.
Dapprima è intervenuta la risoluzione n. 55/E del 2012, che ha ammesso la possibilità di ripetere – entro lo stesso anno per il quale viene fatta valere l’agevolazione – il bonifico errato o incompleto, modalità questa che intuibilmente può essere percorsa con l’accordo di entrambe le parti in causa (ditta esecutrice dei lavori/contribuente), dato che prevede necessariamente la restituzione della provvista oggetto del precedente bonifico, non sempre evidentemente accordata a cuor leggero…
Successivamente, con la circolare n. 43/E del 2016 – partendo dal principio che l’obbligo di ritenuta in capo a banche/poste è stato introdotto al fine di scongiurare (almeno parzialmente) il rischio di evasione notevolmente elevato nel settore, e di individuare la ditta beneficiaria – viene fatta salva la detrazione, nel caso in cui non sia possibile la ripetizione del bonifico e anche quando si sia utilizzata una forma di pagamento diversa dal bonifico, purché la ditta beneficiaria del pagamento attesti con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio di avere ricevuto le somme e di averle incluse nella propria contabilità ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del proprio reddito di impresa.
Infine, come abbiamo chiarito in una news precedente, questa documentazione dovrà naturalmente essere conservata ed esibita dal contribuente – che intende avvalersi della detrazione – al professionista abilitato o al CAF in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi, e/o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria.

(stefano civitareale)