[…con l’apertura (?) al pubblico della farmacia ma per brevissimo tempo]

Sono assegnataria nell’ennesimo interpello di una sede: tra quelle da scegliere 3 sono state già assegnate ma poi lasciate perché i titolari hanno scelto una sede in altra regione. Ho provato a contattare i colleghi che hanno lasciato queste sedi per capire quale cifra vogliano per l’avviamento.
Ho scoperto che sono cifre altissime, per locali completamente privi di arredamento e merce e senza la certezza che il locale sia ancora disponibile.

 

Sembrerebbe dunque che le tre sedi farmaceutiche cui Lei si riferisce siano state effettivamente attivate dai rispettivi assegnatari, e perciò aperte al pubblico le relative farmacie anche se evidentemente per un periodo ridotto o molto ridotto.

In tal caso, l’indennità di avviamento dovuta dal nuovo assegnatario – a pena di decadenza dall’assegnazione – ammonterebbe a un importo estremamente contenuto e quasi insignificante e, dato che i locali sono “completamente privi di arredamento e merce”, non vediamo come gli oneri di un eventuale subentro del nuovo assegnatario [Lei stessa o chiunque altro] possano complessivamente tradursi in “cifre esagerate”.

Se invece, come saremmo orientati a pensare, nessuna delle tre farmacie è stata in realtà ancora aperta al pubblico, ai precedenti assegnatari – verosimilmente rinunciatari ancor prima di attivare l’esercizio [vicenda d’altronde ricorrente nei concorsi straordinari] – non spetterebbe alcunché a titolo di indennità di avviamento e men che meno quale rilievo delle merci e altre scorte.

Semmai, si tratterebbe nel Suo caso – sempre in questa eventualità – di negoziare eventuali subentri in contratti di locazione o simili.

Ma nulla più.

 (stefano lucidi)