Cos’è il fabbricato “collabente”?
È un edificio che per il suo eccessivo livello di degrado non può produrre alcun reddito ed è rappresentato più semplicemente dal classico “rudere” classificato nella categoria catastale F2.
Gli Ermellini, con la sentenza n. 23801 dell’11 ottobre 2017, modificano incisivamente il principio che ha avuto sinora applicazione e secondo il quale è tassabile ai fini dell’IMU anche il fabbricato collabente, assumendo quale valore imponibile quello del terreno edificabile su cui insiste.
Senonché, proprio ai fini dell’IMU l’unità immobiliare viene tassata sulla base del suo valore determinato dalla capitalizzazione della rendita risultante in catasto, mentre un fabbricato collabente – proprio perché in uno stato di degrado – non può essere utilizzato e quindi non può produrre alcuna rendita.
Non potendosene dunque determinare il valore (essendo zero la rendita catastale, qualunque coefficiente di capitalizzazione porta sempre il risultato a zero), si rende impossibile anche l’applicazione dell’IMU.
Né, secondo i Giudici di legittimità, è consentito tassare il fabbricato collabente al pari di un’area fabbricabile, in quanto – per essere considerata tale – l’area deve essere naturalmente “sgombrata” dal fabbricato fatiscente, e pertanto, finché l’immobile non viene demolito (o riqualificato), quello spazio non può sotto nessun profilo definirsi fabbricabile.
Il principio della Suprema Corte dovrebbe trovare applicazione immediata in tutti i comuni, anche se è facile sospettare che le esangui casse di qualche amministrazione municipale possano suggerire atteggiamenti di… resistenza.

                                                                                                            (matteo lucidi)