Il magazziniere è assente per malattia da due o tre giorni per una leggera contusione al ginocchio e mi ha comunicato che probabilmente la sua assenza si protrarrà ancora per qualche tempo.
Ma per arrotondare lo stipendio, lui effettua quasi regolarmente da quasi un anno consegne di pizze a domicilio con i propri mezzi e noi non abbiamo avuto nulla da obiettare.
Ho però la sensazione che il magazziniere continui a svolgere il suo secondo lavoro anche in questo periodo con il risultato di poter aggravare la sua situazione di salute e in pratica ritardare la ripresa del lavoro.
In questo caso è possibile prendere provvedimenti?

 In via generale il lavoratore in malattia deve astenersi da qualsiasi iniziativa che possa pregiudicare in qualunque modo la sua guarigione e ritardarne dunque (di un mese, una settimana, un giorno, o… un’ora soltanto) il rientro al lavoro.
Sempre in linea di principio il dipendente che svolga un’altra attività durante il periodo di malattia non commette di per sé un illecito, sempreché naturalmente si tratti di un’attività perfettamente compatibile con l’infermità.
Ad esempio, per restare nel Suo caso, il magazziniere potrebbe legittimamente svolgere un lavoro, diciamo, “da scrivania”, tipo traduzioni di testi in lingua straniera o articoli per collaborazioni giornalistiche.
Sotto questo aspetto, insomma, non vediamo comportamenti realisticamente sanzionabili.
Diversamente, se cioè il recupero delle energie psico-fisiche del dipendente venga pregiudicato o comunque ritardato (anche) dallo svolgimento della “seconda” attività lavorativa durante l’evento morboso, tale condotta potrebbe configurare una violazione dei doveri di correttezza, buona fede, fedeltà e diligenza.
Possiamo citare un caso molto eloquente al riguardo deciso di recente da un giudice di merito.
Un lavoratore, in malattia per una contusione al calcagno (vicenda molto simile a quella descritta nel quesito!), durante il periodo di “morbilità” prestava attività lavorativa nelle ore serali in un ristorante e per questo veniva licenziato.
Il Tribunale ha considerato legittimo il licenziamento assumendo che il comportamento del lavoratore era stato tale da “dimostrare l’insussistenza dell’incapacità al lavoro” e anche “l’imprudenza e la scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute e al doverti di guarigione”; anzi, continua la decisione, una condotta del genere “non è scusabile neppure in caso di effettiva ripresa del lavoro durante il periodo di malattia”.
Come forse è noto, in queste vicende l’onere della prova in giudizio è a carico del datore di lavoro e, laddove egli intenda verificare se la certificazione medica presentata dal lavoratore sia attendibile, può anche servirsi di un’agenzia investigativa.
Per concludere, quindi, nel caso in cui riesca a dimostrare che la guida del mezzo (autovettura o motoveicolo) e/o la consegna delle pizze a domicilio possano con estrema ragionevolezza aver contribuito a peggiorare lo stato di temporanea infermità del magazziniere [probatio per la verità non diabolica…], allungandone così il periodo di malattia, Lei potrebbe intraprendere nei suoi confronti la procedura disciplinare prevista dal CCNL applicabile, in vista eventualmente di un provvedimento di licenziamento.

(giorgio bacigalupo)