Sembrano sempre più numerose le farmacie che offrono servizi di varia natura alla clientela: si spazia dalla messa a disposizione di figure professionali (l’infermiere, il podologo, l’osteopata, il biologo nutrizionista, ecc.) ad analisi legate alla salute e alla prevenzione (elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio, controllo dell’udito, pulsossimetro, spirometria, analisi intolleranze alimentari, analisi impedenziometrica, esame baropodometrico, ecc.), alle consulenze di medicina integrativa (fitoterapia, floriterapia, probiotico, ecc.) e ai servizi estetici nei quali inoltre le tipologie di trattamenti diventano le più disparate.
Ed è del resto proprio quest’ultima la categoria di servizi che sembra rivelarsi – nelle città ma non solo, e non soltanto nelle farmacie che dispongono di ampi locali – la più “gettonata”, tanto che alcuni di voi hanno creato al proprio interno una sorta di spa, con personale dipendente a tempo pieno e materiali di consumo [per l’esecuzione dei trattamenti] di entità non trascurabile.
Bisogna prestare attenzione proprio a questo specifico aspetto, perché le fatture di acquisto dei materiali di consumo utilizzati per i servizi estetici devono essere trattate, attenzione, diversamente dagli acquisti di merce propriamente destinata alla rivendita, e questo sia sotto il profilo contabile che fiscale, non costituendo le spese per tali materiali base di calcolo ai fini della ventilazione iva e non rientrando inoltre [come del resto sembra intuibile] nella determinazione del costo del venduto e conseguentemente del margine operativo lordo della farmacia.
È opportuno dunque, anzi imprescindibile, che le fatture di acquisto di questi prodotti vengano tempestivamente individuate, così da permetterne la registrazione contabile nell’apposito “conto di costo” relativo appunto ai materiali di consumo.

(roberto santori)