È stato pubblicato nella G.U. n. 80 del 6 aprile u.s. il D.M. Salute che disciplina le donazioni di farmaci a favore degli enti del Terzo settore iscritti nel Registro Unico nazionale (e dunque: Organizzazioni di volontariato, Associazioni di promozione sociale, Enti filantropici, Imprese sociali, Reti associative, Società di mutuo soccorso, Associazioni riconosciute e non, Fondazioni e altri enti di carattere privato).
La l. 166/2016, c.d. “legge antisprechi”, aveva già ampliato le categorie di beni oggetto di donazioni, includendo i medicinali, gli articoli di medicazione, i prodotti per la cura della persona e della casa e quelli di cartoleria.
In particolare è previsto che, per quanto riguarda la categoria del farmaco, non possono essere oggetto di donazione i medicinali da conservare in frigorifero a temperature controllate, quelli contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope e i c.d. farmaci ospedalieri (dispensabili soltanto in ambiente ospedaliero o da strutture assimilabili a quelle ospedaliere), oltre ai medicinali oggetto di provvedimenti restrittivi emanati dall’AIFA.
Il provvedimento specifica inoltre che possono essere donati i medicinali per i quali sia stata rilasciata l’AIC e quelli di importazione parallela – purché legittimamente in possesso del donatore – che siano in corso di validità e correttamente conservati.
Possono essere oggetto di donazione anche i farmaci che non sono stati commercializzati per imperfezioni del loro confezionamento secondario, che non devono tuttavia avere inciso sull’idoneità all’uso.
I donatori possono essere le farmacie, i grossisti, le parafarmacie oltre che le stesse imprese titolari dell’A.I.C. e i loro rappresentanti locali, concessionari per la vendita e distributori.
I beneficiari, a loro volta, devono disporre di un magazzino idoneo a conservare i prodotti, ma anche di un medico responsabile dell’individuazione dei farmaci e di un farmacista responsabile della presa in carico (ma anche della loro verifica, custodia e distribuzione), il quale dovrà registrarli in un’apposita banca dati numerandoli progressivamente.
Dal punto di vista fiscale la donazione non si considera una cessione, dunque non genera ricavi, ma nondimeno consente all’impresa donatrice di dedurre tutti i costi sostenuti in ordine a tali beni.
Ai fini iva, inoltre, l’operazione è assimilata a quella di distruzione dei beni e pertanto non viene applicata l’imposta sulla merce in uscita pur essendo in ogni caso riconosciuta la detrazione dell’iva sulla fattura di acquisto, e però sarà comunque necessario formalizzare l’operazione con l’emissione di una fattura esente da iva ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/72.
Qualora, poi, queste cessioni gratuite di farmaci siano di valore inferiore a 15 mila euro [è un tetto riferito alla singola operazione], potranno essere certificate anche con semplici documenti di trasporto o titoli equipollenti; diversamente, sarà necessaria una comunicazione integrativa da inviare telematicamente all’amministrazione finanziaria entro il quinto giorno del mese successivo.
Infine, l’ente beneficiario sarà tenuto a rilasciare una specifica dichiarazione attestante l’impegno a utilizzare i beni conformemente alle proprie finalità istituzionali e tale dichiarazione dovrà essere conservata dal donante.

 (chiara lani)