Ne abbiamo parlato brevemente in un’altra circostanza (v. Sediva News del 13/02/2017Il congedo di paternità”) ma è il caso di tornare sull’argomento con ulteriori notazioni, anche per l’interesse che ha suscitato, nonostante ormai non sia certamente di una vera novità.
Intanto, il congedo obbligatorio per il lavoratore padre deve essere fruito entro cinque mesi dalla nascita del figlio e si tratta evidentemente di un diritto proprio del padre (naturale, affidatario o adottivo), cui pertanto spetta in ogni caso, cioè indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio.
In sostanza, come accennato in quell’occasione, per il padre sono ora 4 i giorni di congedo obbligatorio e 1 soltanto quello di congedo facoltativo.
La riforma Fornero aveva previsto in via sperimentale, come si ricorderà, 2 giorni di congedo facoltativo e 1 obbligatorio, un regime successivamente prorogato in questi stessi termini, ma nel 2018 modificato nei 4 “obbligatori” e nell’unico giorno di congedo facoltativo, da fruire tuttavia quest’ultimo in sostituzione di uno dei giorni di congedo obbligatorio post partum spettanti alla madre lavoratrice, e dunque è un diritto che il padre “deriva” dalla madre.
La domanda dell’unico giorno di congedo facoltativo deve essere presentata al datore di lavoro con un preavviso non inferiore a 15 giorni, calcolando quindi il preavviso rispetto alla data presunta del parto, nel caso in cui il congedo sia richiesto in coincidenza con la nascita.
Inoltre, sempre questo giorno di congedo facoltativo del padre lavoratore, alla domanda va allegata la dichiarazione scritta della madre di rinuncia al corrispondente giorno di maternità (e anch’essa va trasmessa al datore di lavoro, ma naturalmente a quello della madre).
Nei casi (lavoratori domestici e familiari, lavoratori stagionali, ecc.) in cui si fruisce del pagamento diretto dell’indennità da parte dell’Inps, i lavoratori devono presentare la domanda all’Istituto in via telematica.
Nella maggior parte delle vicende, in conclusione, i congedi vengono “anticipati” dal datore di lavoro con un’indennità – che sarà poi evidentemente recuperata sui contributi Inps – pari al 100% della retribuzione giornaliera.

(giorgio bacigalupo)