Con il D.Lgs. n. 21 del 1 marzo 2018, pubblicato nella G.U. del 23 marzo e destinato ad entrare in vigore il prossimo 6 aprile, viene inserita una nuova figura di reato all’art. 570bis c.p., relativa alle violazioni degli obblighi familiari.
Il legislatore ha voluto ulteriormente tutelare i rapporti interpersonali maturati all’interno del nucleo familiare, con specifico riferimento a quelli che impongono ai genitori/coniugi doveri di assistenza e solidarietà, nonché obblighi del c.d. mantenimento (art. 433 c.c.).
Ricordiamo che l’art. 570 c.p. – ovviamente ancora del tutto in vigore – individua tre diverse ipotesi di reato scaturenti dall’inosservanza, consapevole e volontaria, dei vari obblighi matrimoniali o dai rapporti di parentela, in primis punendo con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro “chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge“.
Le stesse pene rischia inoltre chi “malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge” e anche chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa“.
Successivamente, come forse si ricorderà, la disciplina in materia è stata integrata con l’art. 12 sexies della “storica” l. 898/1970 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), aggiunto dall’art. 11 della l. 74/1987, secondo cui “Al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’articolo 570 del codice penale”.
È una disposizione che pertanto fornisce tutela ulteriore rispetto a quella prevista dall’art. 570 c.p., punendo in particolare l’omesso versamento dell’assegno dovuto al coniuge divorziato in forza di un provvedimento giudiziario, mentre da parte sua l’art. 3 della l. 54/2006 (Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento) ha poi previsto che, in caso di violazione degli obblighi di natura economica, deve applicarsi proprio il citato art. 12-sexies.
Questo lungo iter si perfeziona e si completa dunque con il citato D.Lgs. 21/2018, che è infatti intervenuto esattamente su questo assetto normativo, che – come è intuibile – aveva visto fatalmente stratificarsi anche parecchie difficoltà interpretative e applicative derivanti particolarmente dalla necessità di concertare la fattispecie di cui all’art. 570 c.p. con le norme successive che a questo articolo facevano esplicito riferimento (con riguardo soprattutto alle varie tipologie di esborsi dovuti dal coniuge all’ex o ai figli).
Il legislatore, in sostanza, ha quindi “ufficialmente” – come si è detto all’inizio – aggiunto al codice penale il nuovo art. 570bis [intitolato: Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio], che stabilisce espressamente [per fare o tentare di fare chiarezza una volta per tutte] che le pene previste dall’art. 570 si applicano anche al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, o che violi gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.
Su questa sofferta materia, che d’altronde non può facilmente trovar pace tenuto conto della delicatezza degli interessi in gioco, dovremmo insomma – almeno per un po’ di tempo – non dover assistere a ulteriori interventi legislativi.

(federico mongiello)