Si è già rilevato in un paio di occasioni [v. Sediva News 25/01/2018 e 01/02/2018], che le ASP siciliane, nella fase di rilascio dei provvedimenti di autorizzazione definitiva all’esercizio delle farmacie assegnate all’esito del primo interpello del concorso straordinario, hanno trasmesso/stanno trasmettendo alle compagini vincitrici 4 moduli – “A”, “B”, “C”, “D” – da allegare all’istanza di riconoscimento della titolarità compilati e sottoscritti singolarmente dai componenti l’associazione vincitrice.
Si tratta peraltro di una complessa e farraginosa documentazione caratterizzata – sul piano strettamente giuridico – da straordinari errori di vario colore che, se non prontamente e opportunamente emendati, sarebbero stati/sono tali di incidere gravemente sulle scelte degli assegnatari in forma associata per i seri pregiudizi che avrebbero potuto/possono loro discenderne.
Nelle due citate circostanze abbiamo riferito, in particolare, che nel mod. “B” [Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’inesistenza e/o le eventuali cause di incompatibilità da risolvere prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo] ogni co-assegnatario – a pena di diniego del provvedimento di autorizzazione alla società di persone o di capitali formata dai co-vincitori [in Sicilia fortunatamente non sembra s’intenda investirli individualmente pro quota o pro indiviso…] – deve tra l’altro dichiarare “di non essere titolare o socio, a qualunque titolo, di altra sede farmaceutica” e anche, nel caso di partecipazione a una qualsiasi altra società titolare di farmacia (urbana o rurale), impegnarsi “a risolvere [tale supposta incompatibilità], dandone comunicazione prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo”.
Ma abbiamo anche sottolineato la grossolanità dell’errore perché non c’è dubbio che sin dal decreto Bersani  un farmacista idoneo, se non titolare in forma individuale di una farmacia, può partecipare a tutte le società titolari di farmacia che vuole, senza limiti numerici o territoriali, e che inoltre, dal 29 agosto u.s., questo è consentito anche ai “non farmacisti”: il che, beninteso, laddove non sussista per i farmacisti e anche [secondo il CdS] per i “non farmacisti” una qualunque delle ipotesi di incompatibilità previste nel comma 2 dell’art. 7 e nel comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91, tra le quali tuttavia non rientra e non è mai rientrata quella del possesso di una quota di altra società.
Non può quindi aver alcun fondamento la tesi che il rilascio della titolarità a una società costituita tra i vincitori in forma associata possa o debba essere subordinato alla previa cessione della quota eventualmente posseduta da uno o più di loro, men che meno – contrariamente all’idea che, secondo qualche ASP siciliana,  avrebbe ispirato appunto alcuni contenuti soprattutto del mod. “B” – quando si tratti della quota di una società titolare di farmacia rurale sussidiata o sovrannumeraria posseduta al momento della presentazione della domanda di partecipazione al concorso, anche tenuto conto che il possesso di una tale partecipazione sociale aveva in ogni caso espressamente legittimato per l’art. 11 del decreto Crescitalia la partecipazione al concorso straordinario.
Senonché, cammin facendo, alla vicenda se ne è aggiunta anche un’altra,  e se possibile ancor più singolare, perché alcune ASP – perlomeno chiedendo alla Regione un preventivo “riscontro” su questo incomprensibile assunto – hanno ritenuto che, sempre nel caso in cui a partecipare al concorso sia stato un socio di farmacia rurale sussidiata o sovrannumeraria, avrebbero dovuto parteciparvi  anche gli altri soci “atteso che, nel caso di assegnazione di farmacia, avrebbero dovuto alienare (?) la sede rurale per l’inserimento della stessa nell’elenco delle farmacie da assegnarsi nei successivi interpelli, secondo quanto previsto (?) dalla normativa vigente
Come però dice il titolo di queste note, la Regione ha posto subito riparo a entrambe le virtuali fonti di sciagure, e c’è da augurarsi evidentemente che provveda allo stesso modo anche per le [numerose] criticità sottese ad alcune delle altre affermazioni/dichiarazioni che i vincitori devono sottoscrivere, pur se al momento preferiamo per ovvie ragioni non dare corpo a nessuna di esse.
Dunque, sulla seconda questione la Regione chiarisce senza indugio, con una nota del 21/3/2018, che la previsione dell’art. 2 lett. e) del bando siciliano – per la quale possono partecipare al concorso straordinario i “soci di società esclusivamente titolare di farmacia rurale sussidiata” – è finalizzata ad ampliare il novero dei partecipanti anche ai titolari “di quelle postazioni farmaceutiche che il legislatore ha deciso di considerare diversamente rispetto alle altre”.
Precludere pertanto la partecipazione al concorso a un farmacista che partecipi a una società titolare di farmacia rurale sussidiata “qualora non seguita da una candidatura che necessariamente fosse composta da tutti i soci”, avrebbe avuto – in caso di rifiuto anche di uno solo di loro – “la conseguenza, certamente non prevista e auspicata dal legislatore, di rendere impossibile la partecipazione al concorso di farmacisti in concreto ricadenti fra quelli che, per il disagio dei compiti svolti presso sedi rurali, si era deciso di premiare rispetto agli altri titolari”.
Inoltre, conclude l’Assessorato regionale, lo specifico argomento dedotto dall’ASP a sostegno della sua tesi – secondo cui la necessità che partecipino al concorso tutti i soci di una farmacia rurale sussidiata deriverebbe dalle prescrizioni del bando siciliano che prevedono l’inserimento nei successivi interpelli della sede rurale “divenuta vacante per effetto dell’apertura della nuova sede conseguita in titolarità mediante il concorso straordinario” – è contraddetto dalla nota 13 all’art. 11 del bando stesso perché “si fa ivi riferimento soltanto alla sede conseguita dal “farmacista già titolare di una farmacia rurale sussidiata”, senza menzionare l’altra ipotesi sopra accennata”.
Come si vede, l’Assessorato regionale risponde con buona competenza e insolita [per la burocrazia in generale] generosità, e però tali sue articolate considerazioni servono alla Regione per risolvere rapidamente, cioè con la breve nota di ieri 26/3/2018, anche la questione ricordata all’inizio.
Infatti, proprio dalla “compatibilità della situazione giuridica pregressa posseduta con il conseguimento di un’altra titolarità conseguita con gli altri candidati in associazione”, e anche dalla “non sussistenza dell’obbligo di inserire fra le sedi vacanti la rurale già posseduta in società, è dato far discendere alla luce dei principi che ispirano la normativa di settore, che non si possa configurare, altresì, l’obbligo di cedere la quota posseduta, quale elemento pregiudiziale al riconoscimento della nuova titolarità conseguita attraverso il concorso straordinario”.
Almeno per questo aspetto, in conclusione, i soci di farmacia rurale sussidiata o sovrannumeraria che abbiano partecipato al concorso siciliano – ma lo stesso deve dirsi per gli altri concorsi, posto che il problema insorga anche altrove – possono stare tranquilli, perché la cessione della quota posseduta non costituisce “elemento pregiudiziale al riconoscimento” della titolarità alla società formata con gli altri covincitori.
Quanto alle ulteriori questioni che ci pare emergano sotto profili diversi dalle e tra le pieghe della “proteiforme” modulistica che sta pervenendo ai vincitori dalle ASP siciliane, se ne parlerà se e quando assumeranno una qualche consistenza.

 (gustavo bacigalupo)

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