[…ovvero: brevi riflessioni sul concetto di inerenza]

 In tema di determinazione del reddito d’impresa un principio fondamentale è sempre stato ed è tuttora più saldo che mai, ed è quello dell’inerenza: i costi sostenuti sono deducibili se effettivamente collegati – “inerenti” per l’appunto – all’attività esercitata.
Il principio, a ben guardare, non è codificato in nessuna norma – anche se spesso lo si colloca nel comma 5 dell’art. 109 T.U.I.R. – dato che è “immanente” allo stesso sistema di regole che presiede l’individuazione del reddito imponibile.
L’Amministrazione finanziaria può pertanto sindacare in sede di verifica l’inerenza di un costo aziendale perché tale giudizio attiene direttamente alla sua deducibilità e quindi, in definitiva, alla determinazione di quella grandezza differenziale (reddito) oggetto di tassazione.
Ma fino a che punto tale giudizio può spingersi?
La giurisprudenza prevalente della S.C. (v. per tutte la recente Cass. Civ. Sez. V 21405/2017), se da un lato ritiene ormai da tempo che […] rientra nei poteri dell’Amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e la rettifica di queste ultime, anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell’esercizio d’impresa, con negazione della deducibilità di parte di un costo non proporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa […]; dall’altro, tuttavia, traccia con buona precisione anche i relativi limiti di quel potere: “un siffatto sindacato non sembra possa spingersi […] sino alla ‘verifica oggettiva circa la necessità, o quantomeno circa la opportunità (sia pure secondo una valutazione condotta con riguardo all’epoca della stipula del contratto) di tali costi rispetto all’oggetto dell’attività’. E tanto perché il controllo attingerebbe altrimenti a valutazioni di strategia commerciale riservate all’imprenditore”[…].
Perciò, se un atto d’impresa, ad esempio un investimento, appare manifestamente estraneo (con riguardo alla sua natura) o sproporzionato (con riguardo alla sua dimensione e/o all’ammontare del suo costo) all’attività svolta, l’Amministrazione finanziaria potrà contestare la deducibilità dei relativi costi proprio sotto il profilo dell’inerenza, dovendo a questo punto l’imprenditore fornirne, di contro, prova adeguata.
Al di fuori però di vicende dove questi aspetti affiorano – contro la scelta dell’imprenditore – con grande evidenza, è inibito al Fisco sindacare le opzioni dell’impresa che, sia pure apparentemente anti-economiche nel momento in cui sono assunte, siano state ritenute dal suo titolare anche soltanto opportune per lo sviluppo dell’attività esercitata.
La tematica è complessa e delicata al tempo stesso –  ce ne rendiamo ben conto – e non può certo esaurirsi in queste poche righe ma un esempio servirà a renderne quanto meno l’idea.
Dunque, se una farmacia – diciamo, di normali dimensioni – acquistasse un … elicottero (proprio così!), questo investimento e i relativi costi non sarebbero inerenti l’attività per ragioni sin troppo evidenti: la natura del mezzo di trasporto e l’entità della spesa sarebbero incompatibili con l’oggetto e le dimensioni dell’impresa per poter essere giustificati in funzione dell’attività svolta.
In tal caso, perciò, il Fisco avrebbe verosimilmente gioco facile a sostenere che si tratta di una scelta esclusivamente motivata da ragioni di risparmio fiscale (magari il titolare è un appassionato di volo e in realtà l’elicottero lo ha acquistato per l’uso personale …).
Ma se la stessa farmacia investisse nell’ammodernamento tecnologico del locale e/o dei sistemi di approvvigionamento e/o di vendita anche per importi ingenti – solo apparentemente non giustificati o esuberanti rispetto all’attuale volume di vendita dell’esercizio in vista della cui espansione, del resto, l’operazione è stata concepita – il Fisco avrebbe poco da dire sull’inerenza dei relativi costi, in presenza naturalmente di una documentazione e di una contabilità regolarmente tenuta.
E questo perché – proprio come afferma la Cassazione – l’elaborazione delle strategie aziendali e la valutazione, anche solo sul piano dell’opportunità, di alcune scelte per la propria impresa appartiene soltanto all’imprenditore (che può quindi liberamente assumersi anche il rischio di sbagliare …), con la conseguente piena inerenza e contestuale deducibilità dei costi sostenuti.

 (roberto santori)

 

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