[o di nuova istituzione]

Vorremmo sapere a chi va assegnata una piccola farmacia rurale lasciata libera da un collega, che ne era il titolare, per aver vinto una sede urbana nel concorso campano bandito nel 2009.
C’è chi parla di commissariamento, chi di ordinanze dei sindaci, chi di gestioni provvisorie, e chi di dispensari.
Può dirci una volta per tutte come stanno veramente le cose secondo la legge?

Nonostante la varietà, francamente un po’ stravagante, delle opinioni che vi sono state riferite, almeno nei principi la vicenda è abbastanza lineare.

L’assegnazione definitiva di una sede vacante o neo-istituita
Intanto, nell’assetto normativo tuttora in vigore la ratio che ha guidato e guida il legislatore è quella di procedere al conferimento delle sedi farmaceutiche – sia di vecchia che di nuova istituzione e sia in via definitiva che provvisoriaricercando prioritariamente l’assegnatario [persona fisica, s’intende, almeno fino a quando il sistema non troverà magari il modo di rendere titolari in via originaria anche … le formazioni associate o … le società di capitali] in graduatorie regionali.
In particolare, per il caso in cui si tratti di assegnare a titolo definitivo una sede neo-istituita o resasi vacante, così dispone il comma 29 dell’art. 48 della l. 326/2003: “Salvo diversa disciplina regionale, a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il conferimento delle sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione ha luogo mediante l’utilizzazione di una graduatoria regionale dei farmacisti risultati idonei, risultante da un concorso unico regionale, per titoli ed esami, bandito ed espletato dalla Regione ogni quattro anni”.
Questa dunque la svolta impressa in tema di “conferimento delle sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione” dalla citata norma statale, che mirava appunto – assegnandone la titolarità in tempi ragionevolmente ravvicinati e senza dover sottostare ai gioghi defaticanti di procedure concorsuali talora molto lunghe come quelle per sedi farmaceutiche – ad accelerare l’apertura delle farmacie via via neo-istituite o resesi vacanti.
I (potenziali) assegnatari in forma definitiva di tali sedi vanno quindi in principio interpellati identificandoli in prima battuta previo scorrimento – fino all’esaurimento dei concorrenti ivi utilmente collocati – della graduatoria regionale a efficacia quadriennale, quando naturalmente sia stata formata e non abbia perduto il suo vigore per decorso del quadriennio.
È esattamente questa, come vediamo, la fattispecie del concorso campano 2009 che fu infatti bandito con la duplice finalità:
– di assegnare le sedi messe a concorso, che però sarebbero state rese note dalla Regione solo a ridosso della pubblicazione della graduatoria (approvata poi nel 2016);
e al tempo stesso:
– di costituire le diverse platee di farmacisti, tutte all’interno della graduatoria, da interpellare [“con periodici procedimenti attivati d’ufficio”] per il conferimento della titolarità e diritto di esercizio delle sedi che nel quadriennio successivo alla sua pubblicazione fossero state istituite ex novo ovvero si fossero rese vacanti [incluse – attenzione – anche quelle diventate vacanti nella stessa procedura concorsuale per effetto del conseguimento di una sede da parte di un concorrente a sua volta titolare di farmacia, ed è proprio quest’ultima la fattispecie descritta nel quesito].
Per l’assegnazione definitiva della sede diventata vacante nel modo che Lei riferisce vanno perciò interpellati secondo la loro posizione nella graduatoria 2016 i farmacisti ai quali non sia stata offerta in assegnazione una delle sedi a concorso o una di quelle eventualmente istituite o resesi vacanti successivamente alla graduatoria, considerato che il concorso campano – quanto alle modalità relative a interpelli, risposte agli interpelli, assegnazioni e accettazioni – equipara le sedi incluse nel bando a quelle disponibili successivamente prevedendo anche per queste ultime l’esclusione definitiva del concorrente, in caso di sua mancata accettazione di una qualunque di esse, sia dall’assegnazione che dalla graduatoria.
In sostanza, ogni volta che una sede si renda vacante oppure sia istituita ex novo a seguito della revisione ordinaria di una p.o., va offerta al farmacista meglio collocato nella graduatoria quadriennale non ancora soddisfatto con l’assegnazione di una delle sedi a concorso ovvero diventate disponibili successivamente alla pubblicazione della graduatoria, fermo tuttavia che una legge o un provvedimento regionale può prevedere [ed è proprio quanto previsto, come appena detto, nel concorso campano] che egli non sia più interpellabile quando non abbia accettato o abbia espressamente rifiutato la sede assegnatagli, sia se originariamente a concorso oppure resa disponibile successivamente.

L’eventualità di un concorso ordinario per titoli ed esami
Diventa invece ineludibile assegnare o tentare di assegnare mediante un concorso regionale ordinario per titoli ed esami anche una sede di nuova istituzione o resasi vacante quando non sia stato possibile conferirla in via definitiva per la mancanza di una graduatoria quadriennale ancora efficace oppure per l’inutile scorrimento di quest’ultima, e quindi in pratica per l’indisponibilità dei concorrenti interpellati ad accettarla [eventualità non infrequente specie quando si ritenga particolarmente onerosa l’indennità di avviamento ipoteticamente da corrispondere al precedente titolare…].

Potranno però essere magari poco numerose le sedi da assegnare per tale via in un certo periodo e in una certa regione e questo potrebbe rendere eccessivamente costosa la procedura concorsuale, suggerendo quindi all’amministrazione di attendere che il numero delle sedi da assegnare sia adeguato e provvedendo o tentando di provvedere medio tempore alla loro copertura in via provvisoria.

L’assegnazione della sede in via provvisoria
Stiamo allora parlando, in linea generale, di una sede vacante per la quale l’interruzione del servizio della farmacia ne renda opportuno – per evitare o ridurre il “nocumento all’assistenza farmaceutica locale” – l’affidamento in via provvisoria ai sensi dell’art. 129 del T.U. San., cioè nelle more della sua possibile assegnazione definitiva secondo le due misure delineate (graduatoria quadriennale e concorso ordinario).
Ormai da quasi trent’anni, peraltro, le modalità per l’individuazione del (potenziale) assegnatario sono soltanto quelle contemplate nel secondo comma dell’art. 1, della l. 16/3/1990 n. 48, secondo cui “…ove si verificassero gestioni provvisorie di farmacie urbane o rurali,  le  stesse  devono  essere  attribuite  a coloro che sono risultati idonei all’ultimo concorso per l’assegnazione  di  farmacie vacanti o di nuova istituzione, secondo l’ordine della graduatoria”.
Anche in tal caso, pertanto, si ricorre in principio a una graduatoria regionale.
Senonché, neppure l’offerta di una sede in assegnazione provvisoria si rivela sempre appetibile, vuoi per l’eventuale sua modestia economica, vuoi anche qui per la possibile eccessiva onerosità dell’indennità di avviamento dovuta (se dovuta) al precedente titolare, senza contare l’incertezza riguardante la durata dell’investitura e lo scarsissimo affidamento che l’assegnatario può ormai porre su un qualunque provvedimento legislativo di sanatoria.

Il dispensario
Ecco allora diventare praticabile – quando evidentemente si tratti di una sede rurale, come in questo caso – l’ipotesi di sopperire (almeno parzialmente) alle esigenze dell’assistenza farmaceutica, finora assicurate dalla farmacia resasi vacante, con l’istituzione di un dispensario, il cui affidamento in gestione non deve del resto passare per concorsi o particolari procedure selettive, non implica il pagamento di una qualsiasi indennità ed è anche di pronta e (per lo più) non controversa realizzazione.

Soppressione della sede
Può darsi infine che – durante l’iter (talvolta inevitabilmente lungo e intricato) che abbiamo fin qui delineato – la sede lasciata libera dal vincitore sia diventata soprannumeraria per effetto di decrementi demografici intervenuti nel frattempo: in tale eventualità ci sarebbero dunque [come tende ormai costantemente ad affermare il CdS] i presupposti per sopprimere la sede e restituire così il numero delle farmacie in p.o. alla piena conformità al criterio demografico, che poi – come noto – è quello ordinario.
Il che evidentemente escluderebbe l’adozione di tutte le misure ipotizzate fin qui, salva – proprio in Campania – la possibilità dell’istituzione del dispensario perché una precisa disposizione regionale ne prevede l’istituibilità, sia pure al ricorrere di certe condizioni, prescindendo dalla vacanza della sede nella cui porzione di territorio rientra la frazione o il centro abitato da servire.

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Questo in definitiva il quadro dei provvedimenti che ci pare possano seriamente interessare una sede resasi vacante (anche) all’interno di una procedura concorsuale ed è pertanto difficile immaginare per quale funambolico percorso si sia potuto giungere alla soluzione, ad esempio, dell’ordinanza sindacale (“contingibile e urgente”?), come invece sembra sia effettivamente accaduto da qualche parte, o del non meglio precisato “commissariamento”.
Certo, non sono fatti molto commendevoli ma purtroppo c’è di peggio e a livello ben più alto di semplici amministrazioni locali…

(gustavo bacigalupo)