[ma anche chi li fa scegliere ai propri dipendenti …]

Tornano in scena con la Legge di Bilancio 2018 (art. 1, comma 28) gli sconti fiscali a favore di coloro che utilizzano abitualmente i mezzi di trasporto pubblico. In verità non si tratta di una novità assoluta, perché la Finanziaria 2008 ce li aveva già fatti conoscere ma per breve tempo dato che appena due anni dopo, con la Finanziaria 2010, sono stati eliminati.
Tuttavia, questa volta, almeno stando alla lettera della legge, la disposizione sembra introdotta “a regime” a decorrere dall’anno 2018, e quindi a valere nella dichiarazione dei redditi da presentare l’anno prossimo; inoltre, ora lo sconto si presenta in una doppia veste: come detrazione Irpef per tutti i contribuenti e come benefit non imponibile per i dipendenti, qualora le relative spese siano state sostenute a loro favore dal datore di lavoro.
Ma vediamo in dettaglio.
Uno sconto per tutti. La lett. i-decies) del comma 1 dell’art. 15 –  aggiunta dall’art. 1, comma 28 – introduce una detrazione Irpef del 19% per “le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a 250 euro”.
La detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico fermo il limite complessivo appena richiamato di 250 euro.
Stando alla ratio della disposizione [come si legge, infatti, nella relazione governativa “La norma è finalizzata ad introdurre norme di agevolazioni fiscali a favore degli utenti del trasporto pubblico al fine di incentivare l’uso dei mezzi pubblici e ridurre quello dei mezzi privati e di (de)congestionare il traffico con benefici di carattere ambientale, con particolare riferimento alle grandi aree urbane”] per “abbonamento” non può intendersi altro che un titolo di trasporto che consenta al suo titolare di poter effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato.
In sostanza, lo sconto spetta solo per le spese riguardanti gli abbonamenti che implicano un utilizzo non sporadico del mezzo di trasporto pubblico, restando esclusi sia i titoli di viaggio a durata oraria (anche se superiore a quella giornaliera) e anche tutte le c.d. “carte di trasporto integrate”, cioè quei titoli che danno diritto oltre che all’uso del mezzo pubblico anche all’ingresso nei musei, nelle mostre, negli spettacoli, ecc. (c.d. “carte turistiche”).
Detto questo, sono agevolati tutti gli abbonamenti – indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato (su rotaia o su gomma) e dalla percorrenza – che riguardino servizi di trasporto pubblico [locale, regionale o interregionale] di persone ad accesso generalizzato, resi da enti pubblici ovvero da soggetti privati concessionari del servizio in modo continuativo o periodico con itinerari, orari, frequenze e tariffe prestabilite.
Il bonus per i dipendenti (o, se preferite, i buoni TPL). Sempre lo stesso comma 28, con l’aggiunta della nuova lett. d-bis), al comma 2 dell’art. 51 TUIR, introduce un nuovo benefit detassato dello stesso tenore per i lavoratori subordinati prevedendo infatti che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente “le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2, del medesimo articolo 12”.
Come avverte sempre la relazione governativasi introducono, per la prima volta, agevolazioni fiscali per i ‘buoni TPL’, stabilendo che le somme rimborsate dal datore di lavoro o le spese direttamente sostenute da quest’ultimo per l’acquisto dei titoli di viaggio per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari non concorrano a formare reddito di lavoro dipendente, analogamente a quanto già oggi avviene per i ‘buoni pasto’.
Sul punto l’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’incontro annuale con una nota testata giornalistica specializzata, ha chiarito che, sebbene la novità si applichi per gli abbonamenti per il trasporto pubblico locale pagati dal datore di lavoro in favore dei dipendenti a partire dal 1/01/ 2018, tuttavia l’eventuale contratto, accordo o regolamento aziendale che ne preveda l’esborso non deve essersi necessariamente concluso a partire da quella data, potendo anche essere previgente.
Ovviamente resta escluso che un dipendente possa usufruire di un doppio sconto – cioè sia in base alla disposizione “generale” dell’art. 15 che a quella “particolare” dell’art. 51 – posto che le detrazioni dell’art. 15 spettano a condizione che i relativi oneri siano stati sostenuti dal soggetto che le faccia valere, circostanza questa che non ricorre se alla spesa o al suo rimborso abbia provveduto il datore di lavoro.
Conclusioni.  Probabilmente la modesta entità dello sconto non vale tutte queste righe, specie se consideriamo che la detrazione Irpef ammonta – per effetto del cumulo del limite di spesa sia per il contribuente che per i familiari a carico – a non più di 47,50 euro “a famiglia”, e quella per i dipendenti forse qualcosa di più.
Ma se può aiutare a scegliere i mezzi pubblici per i nostri spostamenti quotidiani e/o a incentivare i dipendenti della nostra farmacia a farlo (ricordiamo che per loro il bonus non sconta né imposte né contributi ma per la farmacia è senz’altro una spesa per lavoro dipendente perfettamente deducibile) con il beneficio quindi che sul piano generale può derivarne per l’ambiente, forse non vi avremmo annoiato proprio inutilmente.

 (stefano civitareale)