Se il Fisco non comunica al contribuente la mancata acquisizione di una dichiarazione dei redditi inviata – come ormai avviene nella quasi totalità dei casi – telematicamente, non ha più titolo per disconoscere il credito d’imposta (eventualmente) ivi indicato e recuperarlo con cartella di pagamento.
E’ quanto hanno stabilito i giudici della Cassazione con la recente Ordinanza n. 2253/18 del 30/01/2018 della Sez. Tributaria.
Per comprendere meglio la vicenda è però necessario un breve chiarimento “tecnico”, tuttavia non complicato e comunque agevole da comprendere.
Dunque, nella procedura di invio telematico delle dichiarazioni dei redditi mediante le piattaforme Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate – che naturalmente sono quelle che utilizza anche il nostro Studio per tutte le vostre DR (e altri modelli fiscali) – si distingue una prima fase di trasmissione e ricezione del file contenente la dichiarazione, non ancora idonea ai fini del corretto adempimento dell’obbligo di presentazione da parte del contribuente, e una seconda fase di acquisizione durante la quale la dichiarazione, in seguito al controllo effettuato dal sistema, potrebbe essere scartata per la presenza di c.d. “errori bloccanti”.
In quest’ultimo caso il sistema comunica al contribuente la mancata acquisizione della dichiarazione e la natura dell’errore così da permetterne la correzione e il re-invio entro il termine previsto dalla norma.
Nella questione esaminata dagli Ermellini, l’Agenzia delle Entrate contestava per l’appunto la spettanza di un credito d’imposta sulla base dell’omessa presentazione della dichiarazione che lo conteneva; in particolare, come accennato poco fa, la trasmissione del relativo file era stata bensì effettuata, ma poi il sistema non aveva completato l’operazione di acquisizione del documento per la presenza di un “errore bloccante”.
Quindi, la dichiarazione per l’Agenzia non poteva considerarsi acquisita, e però – dinanzi all’eccezione sollevata dal contribuente di non avere mai ricevuto la comunicazione di “scarto” – proprio l’Agenzia non sapeva dare prova dell’invio di quest’ultima.
La Suprema Corte, accogliendo peraltro la tesi dei giudici della Commissione regionale che hanno emesso la sentenza impugnata dall’Agenzia delle Entrate, ha ritenuto invece che tale comunicazione costituisca un preciso onere del Fisco, talché in sua mancanza il contribuente può legittimamente fare affidamento sulla corretta acquisizione della dichiarazione.
Per la Cassazione, dunque, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate non può essere accolto, perché – come già correttamente osservava la Commissione Regionale – “era onere della Amministrazione finanziaria dare prova di aver provveduto a comunicare all’intermediario (mediante comunicazione presso la sua casella elettronica) che la dichiarazione fosse affetta da anomalie ed errori che non ne consentivano l’acquisizione.”
E l’Agenzia delle Entrate – che anche in questo caso probabilmente poteva risparmiarsi questa “corsa” in Cassazione – è stata condannata una volta di più al pagamento delle spese di giudizio…

(stefano lucidi)