Il titolo, forse un po’ criptico, potrà risultarvi più chiaro via via che scorrerete queste note.
Questo è un tempo in cui la “multi-titolarità” sembra destinata a guadagnare credito ogni giorno di più e in particolare, evidentemente, sul versante dei “grandi gruppi” come multinazionali, fondi, società di capitali costituite “ad hoc” da personaggi sinora estranei al settore, e così via.
Ma in questa stessa direzione [volendo per il momento trascurare l’ipotesi, tutt’altro che fantascientifica, di partecipazioni incrociate o, se si preferisce, di società titolari di farmacie che partecipino ad altre società titolari di farmacia, pur non essendo questa una eventualità ritenuta legittima dal famoso parere del CdS] si stanno muovendo anche i farmacisti o famiglie di farmacisti che, attualmente titolari di farmacia in forma generalmente societaria, intendono infatti non solo conservare il ruolo e la veste di “indipendenti”, ma irrobustire tale posizione acquisendo altri esercizi da intestare alla stessa società, di persone o di capitali, già oggi portatrice del diritto d’esercizio di una o più farmacie.
Salvo tornare in prosieguo su questo specifico argomento – delicato e complesso al tempo stesso – vogliamo ora soffermarci brevemente su un istituto di cui abbiamo già parlato pur essendo stato sinora molto poco utilizzato nel settore, ma che proprio la “multi-titolarità” potrà rendere sempre più appetibile e gettonato.
Parliamo della scissione societaria, introdotta nel nostro ordinamento civilistico quasi trent’anni fa, che configura il trasferimento dell’intero patrimonio di una società (società madre o scissa), che quindi si estingue, a più società diverse (società figlie) di nuova costituzione oppure precedentemente costituite e in tale secondo caso queste ultime incorporano la società scissa.
Ma è scissione societaria anche quella parziale in cui a una società già costituita o di nuova costituzione viene invece trasferita soltanto una parte del patrimonio della società scissa, che pertanto – pur risultandone scorporata – non si estingue.
Chiarito questo sul piano generale, la scissione potrebbe ad esempio rivelarsi uno strumento utile per disaggregare appunto società proprietarie/titolari di più farmacie in tanti soggetti [anch’essi societari] autonomi e distinti, assegnando a ognuno di essi uno o più degli esercizi inizialmente facenti capo all’unica “società di partenza”, ovviamente la società scissa.
Neppure per questi aspetti così peculiari mancheranno naturalmente occasioni per approfondimenti, ma almeno per ora ci preme avvertire che – nonostante il diverso avviso che par di cogliere anche tra gli studi professionali e perfino negli stessi ambiti di “multi-titolarità” – non crediamo siano operazioni da progettare e/o configurare per ragioni diverse da quelle strettamente dipendenti dalla realizzazione di programmi di riorganizzazione aziendale; e una di queste ragioni diverse potrebbe magari essere proprio quella, come ricorda il titolo, di evitare il pagamento di imposte.
In questi casi, perciò, una scissione societaria potrebbe rivelarsi sorprendentemente molto onerosa.
Ma per tentare di capire dove al momento intendiamo arrivare è necessario fare un passo indietro, ricordando in primo luogo che disfarsi fraudolentemente dei propri beni per sottrarsi al pagamento dei debiti fiscali costituisce – può sembrare eccessivo ma è così – un vero e proprio reato.
Infatti, l’art. 11 del D.lgs. 74/2000 punisce chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad Euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.
Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale si tratta di un c.d. reato di pericolo che – come abbiamo avuto occasione di chiarire in altre circostanze – si perfeziona indipendentemente dalla realizzazione degli effetti; non è cioè necessario che dall’alienazione consegua un effettivo pregiudizio per le ragioni creditorie del Fisco essendo invece sufficiente la semplice probabilità, da valutare al momento del compimento dell’atto stesso, che il recupero del credito erariale possa essere impedito.
Il reato si commette quindi anche se l’atto (riconosciuto come) pregiudizievole sia stato posto in essere in un periodo in cui la procedura di riscossione non era ancora iniziata o in cui addirittura non c’era stata neppure l’iscrizione a ruolo.
Ora, una sentenza molto recente della Cassazione (Sez. III, n. 232 del 09/01/2018) – in linea, del resto, con precedenti pronunce – ha stabilito che in tema di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, anche una singola operazione di scissione societaria può essere idonea, se valutata in relazione non soltanto al momento in cui l’atto di scissione viene posto in essere, ma anche in relazione alle vicende successive alla scissione, a costituire quell’atto negoziale fraudolento o simulato idoneo ad integrare il reato”.
Secondo la Corte, infatti, in caso di scissione la configurabilità del delitto di cui all’art. 11, D.lgs. 74/2000 non può essere esclusa – in via generalizzata e astratta – sulla base di quanto prevede l’art. 2506quater, c.c., per il qualeciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto [sottolineatura nostra] dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico”.
Il principio civilistico, cioè, non opera dinanzi all’intento fraudolento per il quale era pre‑ordinata l’operazione societaria che anzi aveva come obiettivo proprio quello di avvalersi di tale principio per sottrarsi al pagamento delle imposte.
D’altra parte, la Suprema Corte già in passato ha riconosciuto la sussistenza del reato di cui all’art. 11 D.lgs. 74/2000 anche con riferimento ad altre operazioni societarie che avevano come comune denominatore, pur nella loro sostanziale diversità, l’intento fraudolento di sottrazione al pagamento delle imposte [(tra le altre: costituzione di un fondo patrimoniale (Cass. 5824/2007); spostamento della sede sociale (Cass. 17723/2016); alienazione simulata dell’avviamento commerciale dell’azienda (Cass. 37389/2013); ristrutturazione sociale (Cass. 29.243/2017)].
Per trarre allora una prima conclusione, si può affermare senza grandi perplessità che qualunque operazione societaria e non – come qui abbiamo tentato di esemplificare – può avere implicazioni serie anche sotto profili inattesi, ed è dunque bene valutarne con attenzione tutte le possibili conseguenze anche se non rinvenibili prima facie.
Insomma, come spesso ricordiamo, adelante pedro… ma con juicio.

(gustavo bacigalupostefano lucidi)