[…non gli è precluso l’utilizzo della sentenza favorevole conseguita dell’altro contraente]

Proprio in questi giorni la Cassazione – Sez. V, sent. n. 2231 del 30/01/2018 – ha affermato un importante principio in materia di solidarietà passiva per l’imposta di registro, come nel caso – per così dire, classico – di una compravendita, in cui la solidarietà passiva scatta evidentemente tra venditore e compratore.
Ma in generale, come molti di voi sapranno, per l’art. 57 del TUR le parti di un contratto di questo tipo sono obbligate in solido tra loro al pagamento dell’imposta di registro;  anche qui opera pertanto il principio stabilito dall’art. 1306, comma 2, c.c. per il quale, tra l’altro, un condebitore rimasto estraneo al giudizio [in cui è coinvolto l’altro condebitore] può opporre al creditore, in questa circostanza il Fisco, il giudicato favorevole all’altro a condizione che: a) non sia intervenuto a suo carico un giudicato diretto di segno sfavorevole; b) la sentenza di cui si invocano gli effetti favorevoli non sia fondata su ragioni personali del solo condebitore nei cui confronti è stata resa e, infine: c) il giudice abbia conosciuto l’intero rapporto obbligatorio, il quale a propria volta deve essere unitario all’origine e quanto alla causa.
Quindi – per restare sulla questione trattata dalla sentenza – in caso, ad esempio, di accertamento di maggior valore per una compravendita immobiliare, l’Amministrazione finanziaria può chiedere l’intera maggiore imposta sia al venditore e sia al compratore, ma se il primo ottiene un giudicato favorevole (non fondato su ragioni personali) il compratore può opporre tale giudicato al Fisco [che sicuramente a quel punto si rivolgerà contro di lui] a meno che, promuovendo da par suo un giudizio, egli non abbia ottenuto un giudicato diretto di segno opposto, cioè per lui sfavorevole.
Ma che accade se il compratore – è proprio questo il tema della sentenza in questione – prima di (poter) opporre il giudicato effettua il pagamento per evitare la riscossione coattiva?
Il Fisco contestava l’opponibilità del giudicato perché il compratore, pagando quanto richiesto nell’avviso di liquidazione, vi avrebbe prestato acquiescenza, con ciò manifestando una volontà contraria a quella di avvalersi giudizialmente del giudicato favorevole.
Ma gli Ermellini si sono mostrati di diverso avviso: tale effetto pregiudizievole per uno dei due condebitori in solido – hanno sostenuto – può derivare solo da un pagamento spontaneo all’avviso di liquidazione e non da un pagamento avvenuto sulla base di una cartella esattoriale (come nel caso), cioè di un titolo esecutivo, e perciò effettuato soltanto allo scopo di evitare la riscossione coattiva (tant’è che la cartella di pagamento è stata impugnata).
La sentenza è dunque molto interessante anche perché evidenzia, sia pure implicitamente, le differenze tra l’obbligazione solidale di matrice civilistica e quella di matrice tributaria che, se assimilabili quanto al contenuto, non lo sono certo con riferimento alle rispettive fonti (negoziale la prima, legale la seconda) e conseguentemente al loro concreto operare: basti pensare al carattere autoritativo di tutti gli strumenti di riscossione posti a disposizione dell’amministrazione finanziaria.
Peraltro, è lo stesso principio della capacità contributiva a non tollerare trattamenti diversi per uno stesso presupposto che si riferisca unitariamente a più soggetti (e forse sarebbe ora di affermare un principio inderogabile di litisconsorzio necessario per tutte le obbligazioni tributarie solidali) e perciò, in definitiva, i principi civilistici in materia devono necessariamente coniugarsi con la “specialità” del rapporto d’imposta.

* * *

Prima di chiudere, però, una notazione che per una volta ci sembra necessaria: molti di voi mostrano generalmente di non rifiutare “per principio” di leggere le nostre news quando siano dedicate – andando magari in profondità – a temi che possono sembrare ostici, come talvolta può essere per argomenti di contenuto prevalentemente tecnico come almeno in qualche suo passo la fattispecie appena passata in rassegna, ovvero per vicende affrontate con il rigore che spesso impone un’analisi sul piano strettamente giuridico.
Proprio per questo persistente interesse – che naturalmente ci lusinga – ci è parso insomma e ci pare doveroso non aver timore di continuare a trattarne e di accollarci quindi il rischio di esporvi a letture onerose.
D’altra parte, un tema in fondo può sembrare oggi poco interessante ma domani rivelarsi improvvisamente attuale e quindi meritevole di essere conosciuto almeno per grandi linee, senza contare che – è questo il nostro convincimento – talora può valere la pena, e perché no? rivelarsi anche proficuo, ripercorrere una seconda e anche una terza volta una disamina che alla prima ci è parsa poco comprensibile, perché forse l’ulteriore lettura renderà per voi le cose più facili e per noi le news più produttive e soddisfacenti.
Proprio il tema trattato qui, per esempio, è sicuramente di interesse molto più diffuso di quel che possa sembrare a prima vista, perché se ci pensiamo bene capita in realtà a tutti noi di indossare almeno in qualche occasione la veste dell’acquirente o quella del venditore di un bene e così anche la veste formale di parte in un rogito soggetto a imposta di registro.
Questa chiacchierata finale è comunque dipesa soprattutto dalle vs. segnalazioni e indicazioni di vario colore e di diversa natura, ma perlopiù – aggiungiamo senza alcun intento autocelebrativo – di segno positivo e dunque in sostanza di apprezzamento.
È certo tuttavia che nessuna Rubrica – quindi neppure questa – può avere l’ambizione di sfornare ripetutamente e/o affrontare in termini esaustivi temi di interesse “universale” o riguardanti i “massimi sistemi” perché, ben diversamente, nella gran parte dei casi siamo tenuti, ma ci adeguiamo volentieri, a circoscrivere e sintetizzare quanto possibile le nostre notazioni o, se preferite, a volare… più basso.
Infine, sia chiaro che delle vs. e-mail noi continuiamo a non poter fare a meno, e anzi in un momento di grandi incertezze e di difficili scelte imprenditoriali – ma anche di vita – come quello che molti voi stanno vivendo, avvertiamo ancor più l’esigenza di cogliere pienamente le vs. necessità.

 (stefano lucidi)