La buona fede nei rapporti tra Fisco e Contribuente è uno dei pilastri dell’ordinamento tributario anche se spesso nella realtà quotidiana non se ne tiene conto adeguatamente.
Recita comunque l’art. 10 dello Statuto dei diritti del Contribuente che “i rapporti tra contribuente e Amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede”.
Recentemente la Corte di Cassazione (Cass. Civ. Sez. V del 24/11/2017) ha reso – sia pure “in negativo” – un’interessante applicazione di questo principio in senso favorevole al contribuente.
Perché diciamo “in negativo”?
Esaminiamo brevemente i particolari della fattispecie decisa dalla S.C.
A un contribuente vengono notificate delle cartelle di pagamento conseguenziali ad alcuni atti di accertamento che egli non aveva impugnato nei termini [provocandone quindi la definitività] semplicemente perché proprio l’Agenzia delle Entrate, a mezzo e-mail, gli aveva anticipato l’intenzione di voler annullare e/o ridurre la pretesa.
I giudici tributari regionali, investiti della vicenda, danno ragione al contribuente esattamente in virtù del richiamato principio del legittimo affidamento: gli atti di accertamento non sono stati impugnati dato che il loro destinatario ha fatto appunto affidamento sull’e-mail del Fisco che gliene annunciava l’imminente annullamento.
Peccato che … la e-mail era giunta quando ormai i termini per ricorrere erano scaduti (!).
Ecco quindi che l’Agenzia delle Entrate, ricorrendo in Cassazione, riesce facilmente a spuntarla. I giudici regionali – sostengono gli Ermellini – si sono contraddetti perché non si può ragionevolmente ritenere che il contribuente abbia rinunciato a difendersi in giudizio dalla pretesa fiscale fidandosi di quanto comunicatogli via e-mail dall’amministrazione finanziaria: essendogli cioè l’e-mail pervenuta solo a termini (per ricorrere) già scaduti, non poteva sicuramente essere il suo contenuto la ragione della rinuncia all’impugnativa.
I giudici di legittimità rinviavano quindi la causa a quelli regionali – si trattava del Veneto – perché riesaminassero la vicenda alla luce del principio enunciato.
In ogni caso la sentenza, anche se di rigetto delle ragioni del contribuente, ove sia letta per l’appunto “in negativo”, contiene come dicevamo una buona notizia: se il Fisco rilascia una dichiarazione “tracciata” della volontà di annullare in tutto o in parte un atto impositivo è tutelato il legittimo affidamento di chi in base a quella dichiarazione decida di rinunciare a impugnare l’atto.
Ma, attenzione, tale dichiarazione – ormai l’abbiamo imparato bene – deve giungere/essere giunta prima dello spirare del termine di impugnazione così da costituire la causa del legittimo affidamento, avendo quindi il destinatario della pretesa erariale deciso di rinunciare alla lite proprio per il contenuto della dichiarazione.
Teniamo conto d’altra parte che la corrispondenza via e-mail con il Fisco è ormai da tempo una regola consolidata, naturalmente con l’utilizzo della Pec.

(stefano lucidi)