Nelle note conclusive della News del 25/01/2018 [“Sospensione/radiazione dall`albo di un socio prima del compimento del triennio…(…e nell’ultim’ora un grave errore nel concorso siciliano)”] abbiamo accennato all’abbaglio in cui, secondo noi, stanno incappando le Asp siciliane nella fase successiva all’assegnazione definitiva delle sedi inserite nel concorso straordinario.
Come stiamo vedendo dalle segnalazioni che ci pervengono, infatti, tutte le Asp, e quindi non solo quella di Palermo, adottano gli stessi moduli (A,B,C,D) che sono stati predisposti dagli uffici regionali e che le compagini assegnatarie dovranno far pervenire – compilati e sottoscritti singolarmente dai componenti l’associazione vincitrice – al dirigente dell’Asp di riferimento, a corredo dell’istanza di rilascio della titolarità che è invece a firma congiunta di tutti loro.
Il modulo B contiene la “Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’inesistenza e/o le eventuali cause di incompatibilità da risolvere prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo” ed è naturalmente quello “incriminato” perché sub 3) – come abbiamo ricordato la volta scorsa – include tra le “cause di incompatibilità da risolvere ecc.” anche il possesso di una quota di società titolare di farmacia, rurale o urbana.
Ricordiamo che nella vicenda contemplata sub 3) la quota sociale:
a) potrebbe essere stata posseduta dall’interessato già alla presentazione della domanda di partecipazione perché di società titolare di farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria (diversamente, se cioè la farmacia sociale fosse stata urbana o rurale non sussidiata, egli non avrebbe posseduto tutti i requisiti di partecipazione);
b) ovvero, essere stata da lui acquisita successivamente alla scadenza del termine di presentazione della domanda e prima o dopo la pubblicazione della graduatoria concorsuale, e in tal caso potrebbe indifferentemente anche essere una quota di società titolare di farmacia urbana.
Abbiamo già spiegato dov’è l’errore, che è comune a entrambe le ipotesi: qui aggiungiamo, quanto all’ipotesi a), che sarebbe davvero singolare che – senza una riga di previsione nell’art. 11 del decreto Crescitalia o altrove – il nostro covincitore, pena la decadenza dall’assegnazione, debba cedere a qualcuno la quota di società rurale sussidiata che ne legittimò la partecipazione; e, quanto all’ipotesi b), non ha per noi fondamento giuridico oltre ad essere irragionevole credere che i concorrenti dovessero o debbano conservare “a vita”, ad esempio, la condizione di non essere titolari di farmacia in forma individuale e/o di non partecipare a una società titolare di farmacia [in questo senso è quindi sospetta la dichiarazione sub 6) e sotto altro profilo anche quella sub 4)].
Ma a questo punto il discorso rischia di ampliarsi eccessivamente, perché in tutta questa laboriosa modulistica siciliana vi sono per la verità altri aspetti di grande criticità che nel concreto potranno dare filo da torcere ai funzionari come ai covincitori, e non può essere questa la sede per una disamina così allargata.
Tuttavia, è necessario, perché molto importante ai fini pratici, chiarire da ultimo che nell’ipotesi b) non rientra il caso del possesso di una quota di una società titolare di farmacia acquisita a seguito di un altro concorso straordinario, perché questa specifica fattispecie è oggetto della dichiarazione sub 2) dello stesso modulo: qui il nostro covincitore deve infatti dichiarare di “non avere aperto sedi farmaceutiche, anche in forma societaria, in altra Regione a seguito di concorso straordinario di cui alla Legge n°27/2012”, ovvero di “avere aperto altra sede farmaceutica ecc. ….” impegnandosi però, come nel caso sub 3), a risolvere tale incompatibilità “dandone comunicazione, prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo”.
In conclusione, anche i vincitori siciliani si apprestano ad affrontare il loro piccolo calvario, ignorando per di più quali e quante siano le stazioni effettivamente da percorrere: il solo istante di tranquillità, almeno per ora, sembra quello riguardante il termine di 30 giorni loro assegnato che parrebbe infatti riservato al solo pagamento della tassa di concessione regionale, ove dovuta, e non ad altri adempimenti [come, in particolare, quello sull’indicazione dei locali che pure è una “formalità” che l’art. 9 del dpr. 1275/71 – una disposizione regolamentare tuttora in vigore – accorpa per il rispetto di quel termine al pagamento della tassa].
Questo, insomma, dovrebbe essere il quadro del momento con tutte le incertezze che esso presenta.

(gustavo bacigalupo)