Dal 1° gennaio, per effetto dell’art. 10 del D.L. 50/2017, convertito in L. 96/2017, che è la manovra correttiva dello scorso anno, l’istituto del reclamo/mediazione – come abbiamo avuto occasione di segnalare a tempo opportuno – è esteso a tutte le controversie tributarie di valore non superiore a 50.000 euro (la soglia precedente era fissata in 20.000 euro).
In pratica, i contribuenti, prima di sollevare un vero e proprio contenzioso dinanzi al giudice tributario, devono obbligatoriamente concedere all’ente impositore – che può essere anche un Comune o l’ex-Agente della riscossione, ora Agenzia delle Entrate-Riscossione – un periodo di novanta giorni per “rimeditare” l’atto anche al fine di formulare una proposta di mediazione, nel senso naturalmente della riduzione della pretesa originaria, che, se accettata, comporterebbe la rinuncia al contenzioso e il pagamento delle sanzioni nella misura del 35% di quelle contenute nell’atto originario.
Il nuovo limite dei 50.000 euro si applica per tutti gli atti per i quali la notifica si intende perfezionata per il destinatario dal 1° gennaio 2018, e quindi anche per quegli atti notificati a mezzo posta spediti anteriormente al 1° gennaio 2018 ma ricevuti dal destinatario da tale data in poi.
La finalità di questo ampliamento del reclamo/mediazione è naturalmente quella di [tentare di] decongestionare il contenzioso dinanzi alle Commissioni Tributarie concedendo nel contempo al Fisco la possibilità di rivedere i propri atti prima di “scomodare” l’organo giudiziario.
Del resto, come spesso è dato vedere, questi atti vengono talora emessi senza un’adeguata [o addirittura nessuna] preventiva istruttoria e quasi per costringere il contribuente a una soluzione in sostanza transattiva …

 (stefano civitareale)