[Il c.d. “cash flow” e il prelievo del titolare]

L’utile d’esercizio evidenziato dal conto economico della nostra farmacia è sotto alcuni aspetti un risultato virtuale, scaturendo da costi e ricavi individuati per competenza, cioè in ragione della maturazione degli uni e degli altri in un certo esercizio annuale e a prescindere dagli aspetti finanziari e quindi dal pagamento/riscossione dei correlati debiti/crediti.
Il flusso di cassa – o cash flow per gli amanti dell’inglese è invece un risultato più “concreto”, se vogliamo, perché misura la variazione (in positivo o in negativo) di un periodo rispetto al precedente delle risorse monetarie generate dalla gestione aziendale, e non coincide mai con l’utile d’esercizio.
Infatti, anche quando in un determinato esercizio tutti i costi/ricavi numerari – cioè correlati a un flusso di pagamento, come l’acquisto della merce o i ricavi delle forniture al SSN – siano stati pagati/riscossi, esistono delle componenti di reddito che non hanno manifestazione numeraria (basti pensare agli ammortamenti, o ai ratei e risconti, ecc.).
Ora, è buona norma – lo sappiamo bene – che il prelievo degli utili effettuato dal titolare e/o dai collaboratori familiari non ecceda la misura dell’utile d’esercizio assunto al netto delle imposte, ove queste ultime siano state inserite nel conto economico, oppure al lordo delle imposte nel caso contrario (ma in tale evenienza i tributi devono essere pagati personalmente dal titolare e/o dai collaboratori, e anche questo è un aspetto che conosciamo).
E però le regole di una buona gestione impongono anche che il prelievo personale tenga conto del flusso di cassa generato dalla gestione corrente.
Ci spieghiamo meglio.
Come accennato, nel conto economico sono presenti alcune voci – come ad esempio l’ammortamento di beni strumentali materiali e immateriali – che concorrono nella determinazione dell’utile d’esercizio, ma non danno origine a un incasso e/o pagamento.
Il flusso finanziario di un esercizio rispetto al precedente – poniamo, il 2017 rispetto al 2016 – può esemplificativamente essere calcolato come segue.

Utile dell’esercizio 2017 € 209.477
Più  
Quote di ammortamento dei beni strumentali materiali e immateriali € 48.012
Più  
Diminuzione delle scorte di merci € 52.989
Meno  
Incremento dei crediti € 12.510
Meno  
Decremento dei debiti € 8.950
Meno  
Investimenti in beni strumentali € 30.000
Uguale  
Disponibilità finanziaria netta € 259.018

Il prelievo che potrà essere concretamente operato dal titolare nel corso dell’esercizio senza ricorrere all’indebitamento-extra sarà dunque pari a € 259.018, a cui bisogna sottrarre gli eventuali acconti di utili già prelevati durante l’anno, ad esempio pari ad € 7.000 mensili per un totale quindi di € 84.000.
A questo numero dovremmo tuttavia sottrarre quantomeno, attenzione, l’ammontare complessivo delle quote di ammortamento dei beni materiali strumentali relative all’esercizio in esame (nel nostro esempio pari a € 48.012), dato che – essendo evidentemente tali beni destinati via via alla dismissione – l’accantonamento in bilancio delle rispettive quote annuali di ammortamento permette di (ri)costituire la provvista finanziaria necessaria a fronteggiare l’investimento sostitutivo al termine della vita utile del cespite.
Insomma, alla fine di tutto, defalcando da € 259.018 (disponibilità finanziaria netta) € 84.000 (utili prelevati durante l’anno) e € 48.012 (quota annuale ammortamento beni strumentali) otteniamo l’importo che effettivamente il titolare/familiari/soci potranno prelevare nei primi mesi dell’anno successivo (dopo cioè l’effettuazione di tutti questi calcoli), dunque la somma di € 127.006.
Diversamente, cioè spendendo e non accantonando anche l’ammontare delle quote annuali, i nuovi investimenti – quindi l’acquisto di nuovi beni materiali strumentali – dovrebbero essere realizzati a tempo debito con apporto di denaro “fresco” dall’esterno, in sostanza da parte del titolare.
Infine, se è necessario precisarlo, il titolare potrebbe sempre decidere di non prelevare, tutto o in parte, l’utile per esigenze personali, destinandolo così ad una maggiore patrimonializzazione dell’azienda ovvero a una riduzione del deficit patrimoniale il quale è rappresentato e figura nel bilancio – come sicuramente a molti di voi è ben noto – sotto la voce “prelievo titolare/soci”.

(franco lucidi)