Sono stati da tempo resi noti dalla stampa di categoria, come ricorderete, i nuovi “numeri” validi – a partire dal 2018 – per il calcolo dello sconto SSN delle farmacie rurali sussidiate e delle “piccole” farmacie (urbane e rurali non sussidiate).
Ci soffermiamo quindi qualche istante sul parere [trasmessovi anch’esso dalla Federfarma] reso il 22 gennaio u.s. dall’Ufficio legislativo del Ministero anche sulla base della ricognizione della giurisprudenza specifica e che fornisce importanti chiarimenti sugli aspetti più critici della vicenda che sono proprio quelli che hanno generato, come sapete, comportamenti difformi tra le varie Regioni/Asl.
Il parere è stato adeguatamente commentato da Federfarma (Circolare Uff.-Prot. n. UL/AC-BF UE/AA 1286/40/F7/PE – 1287/1R del 24 gennaio u.s.) che del resto ne è stata la richiedente.
Dunque, con la l. n. 172 del 4 dicembre 2017 [il c.d. Collegato fiscale] sono entrati in vigore dal 1 gennaio 2018 i nuovi limiti di fatturato SSN ai fini dell’applicazione degli sconti praticati per legge nelle Distinte Contabili Riepilogative, e precisamente:
A. per le farmacie rurali sussidiate, il limite di fatturato [totale dei ricavi per forniture al SSN] è passato da € 387.342,67 a € 450.000 al netto dell’Iva: fino a questo limite la farmacia deve riconoscere uno sconto nella misura fissa dell’1,50% in luogo di quello calcolato per fasce di prezzo, e inoltre viene esentata – come conferma anche il parere ministeriale – dalla trattenuta aggiuntiva del 2,25% ex l. 135/2012;
B. per le altre farmacie, anche urbane, il limite di fatturato [sempre del solo SSN] è passato da € 258.228,45 a € 300.000 sempre al netto dell’Iva: fino a questo limite gli sconti vengono ridotti del 60% rispetto a quelli ordinari e, come per le rurali sussidiate, viene prevista l’esenzione dalla trattenuta aggiuntiva del 2,25% ex l. 135/2012.
Ricordati i due “tetti” oggi in vigore, dobbiamo dar conto rapidamente di due o tre questioni laterali, che poi non sono meno importanti di quella centrale.
Il problema innanzitutto del criterio di determinazione del fatturato – che è stato sempre un punto abbastanza dolente per il comportamento tutt’altro che univoco tenuto al riguardo dalle Regioni/Asl, come accennato poco fa – possiamo ritenerlo sostanzialmente risolto.
Anche qui infatti il parere ministeriale fornisce indicazioni chiare e tutto sommato anche piuttosto confortanti, precisando in pratica che il fatturato SSN deve essere calcolato:

  • al netto dell’iva;
  • al netto della quota di partecipazione alla spesa dovuta dall’assistito (c.d. “ticket”, e sia per le quote fisse come per le varie differenze di prezzo corrisposte dall’assistito);
  • al netto dello sconto SSN;
  • al netto della Distribuzione Per Conto (D.P.C.)
  • al netto dell’assistenza integrativa (!)

In particolare, l’esclusione dell’assistenza integrativa dall’ammontare – che ci sembra essere la vera novità in proposito – è affermata, anche se non proprio ad “alta voce”, dall’Ufficio legislativo sulla base della considerazione che i DD.MM. Salute del 3/12/2010 [attuativi delle riduzioni delle percentuali di sconto per gli anni 2008 e 2009] espressamente si riferiscono, per l’individuazione della nozione di fatturato, alla “erogazione di farmaci in convenzione al netto dell’IVA”.
Un altro dubbio che “aleggia” – ma non troppo – in materia si traduce praticamente in questo interrogativo: dato che il fatturato va determinato, come abbiamo visto, al netto (anche) dell’iva, l’imposta a tali fini deve essere scorporata con il metodo della ventilazione, e perciò con l’aliquota media di tutto il volume d’affari della farmacia, ovvero con le aliquote fisse del 10% per i farmaci e del 4% per l’ossigeno?
L’interpretazione più corretta sembrerebbe proprio quest’ultima e pertanto il fatturato dovrebbe essere determinato scorporando l’iva con le aliquote fisse appena rammentate del 10 e del 4%.
Da ultimo, la questione specifica dell’esercizio aperto al pubblico per la prima volta nel corso dell’anno, tenendo presente che in questi ultimi 18 mesi sono state attivate parecchie farmacie, urbane e non.
Ma anch’esse – laddove il fatturato SSN del minor periodo di apertura, rapportato ad anno, risulti di ammontare non superiore ai 300.000 euro [e quindi, al tempo stesso, anche al “tetto” di 450.000] – dovrebbero vedersi riconoscere i benefici dell’una o l’altra categoria.
Così, ad esempio, una farmacia aperta il 1° ottobre 2017 – che abbia realizzato nel IV trimestre dello scorso anno un fatturato SSN determinato come sopra detto di 70.000 euro, un importo perciò che, se rapportato ad anno, non supera i 300.000 e quindi neppure i 450.000 – dovrebbe aver diritto dall’1/1/2018, se non sbagliamo qualcosa, al trattamento indicato sub B e invece, se riconosciuta per il 2017 rurale sussidiata, addirittura a quello sub A, fermo inoltre [ricorrendone i presupposti] il diritto altresì alle necessarie compensazioni per il IV trimestre 2017.

* * *

In conclusione, qualche incertezza – come vediamo – qua e là persiste ancora, ma le farmacie interessate devono comunque tenere presenti queste indicazioni anche e soprattutto in vista della compilazione delle prossime DCR mensili, a partire [ove materialmente possibile] da quella di gennaio.

(roberto santori)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!