[…e nell’ultim’ora un grave errore nel concorso siciliano]

Siamo tre farmacisti che hanno conseguito una sede nel concorso straordinario e la titolarità della farmacia è stata rilasciata alla ns. snc da oltre 10 mesi.
In questi giorni uno degli altri due soci ci ha reso noto verbalmente che per un fatto commesso più di due anni fa rischia, secondo il parere dell’Ordine, di essere radiato per la gravità della violazione e anche di essere condannato penalmente perché c’è un processo in corso.
Vorremmo sapere se la radiazione o anche la semplice sospensione comporterebbero la perdita della titolarità visto che uno dei vincitori verrebbe estromesso dalla società prima che siano compiuti i tre anni.

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Gent.mi, l’Asl, nella quale rivesto il ruolo di dirigente del settore, deve risolvere un problema che ora sottopongo alla vostra cortese attenzione.
La legge concorrenza n. 124/2017 ha cambiato il regime giuridico della proprietà della farmacia, perché prima, ma oggi non più, l’assetto societario era consentito a soli farmacisti iscritti all’ordine ed in possesso dei requisiti di idoneità.
Se allora, in una snc composta da soli farmacisti in possesso di tali requisiti, uno dei soci si cancella in questo momento dall’albo, è necessario modificare lo statuto societario da S.N.C. a S.R.L., dandone comunicazione ovviamente alla nostra Asl?

Il titolo di queste note è riferito per semplicità al solo tema proposto dalla prima email, che come vedremo assorbe anche il fatto descritto nella seconda dal dirigente dell’Asl.
Sono comunque due quesiti che possono essere esaminati e risolti in un unico contesto.

  • Premesse

Intanto, è doveroso ribadire ancora una volta che dal 29 agosto scorso:
– titolari di farmacia possono essere le persone fisiche individualmente purché farmacisti idonei [una condizione che per il momento sembra ineludibile], le società di persone, le società di capitali e le società cooperative a responsabilità limitata;
– a tutte e tre le forme di società ora indicate possono indifferentemente partecipare farmacisti e “non farmacisti” e la compagine sociale può pertanto essere composta dagli uni e dagli altri contemporaneamente, oppure soltanto da farmacisti o soltanto da “non farmacisti”;
– soci infine possono ora indifferentemente essere persone fisiche, come essi stessi società di persone o di capitali, che a loro volta possono essere formate da altre società di persone o di capitali e così via.

  • L’interrogativo di fondo

Premesso questo, la domanda cui bisogna rispondere è per entrambe le questioni la seguente:
quali sono le conseguenze, per la società al suo interno ovvero nei rapporti con i terzi e con la pubblica amministrazione, del venir meno – in un qualsiasi momento della vita della società e particolarmente, quando la società sia stata costituita tra i vincitori in forma associata, nel corso del triennio di durata minima della “gestione associata” – dell’iscrizione all’albo professionale di un socio farmacista per effetto di un provvedimento dell’Ordine, o quale pena accessoria di una sentenza penale di condanna, o misura di sicurezza preventiva, oppure a seguito di cancellazione volontaria?
Per restare nelle fattispecie proposte, il primo quesito riferisce dunque della possibile radiazione di un socio come pena accessoria in una sentenza penale di condanna, il secondo della cancellazione (supponiamo) volontaria da parte di un socio.

  • Il socio resta socio

Ma in nessuna delle due vicende il socio perde questa sua veste avendo la l. 124/17 reso lo status di farmacista inessenziale per la partecipazione a una società titolare di farmacia, e quindi egli può continuare a parteciparvi anche dopo che sia per lui venuto meno il requisito dell’iscrizione all’albo professionale.
Dopo l’entrata in vigore della l. 124/2017 cioè la cancellazione/radiazione dall’albo di un socio non può più incidere sulla compagine sociale che resta pertanto invariata tanto nella prima ipotesi [società formata tra i vincitori in forma associata] come nella seconda [società di “diritto comune”].
Inoltre, quanto in particolare alla prima fattispecie, ha ormai evidentemente perduto l’originaria sua sfera applicativa il disposto del comma 7 dell’art. 11 del decreto Crescitalia [“…la titolarità della farmacia assegnata è condizionata al mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria, per un periodo (oggi) di tre anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità”] perché, farmacista o “non farmacista”, il socio – anche nella detta ipotesi – resta tale senza alcuna deminutio o simile, continuando così anch’egli a partecipare alla “gestione associatasu base paritaria”.
All’ultima legge sulla “concorrenza” deve insomma piegarsi anche il “Crescitalia”.
Ancora due notazioni, infine, sul quesito del dirigente Asl.

  • Nessuna modifica statutaria

La cancellazione dall’albo di uno dei soci non sembra in sé comportare [neppure quando nell’atto costitutivo/statuto di una società di persone si sia dato atto del loro status professionale] modifiche statutarie, e perciò non dovrebbe insorgere a carico della società l’obbligo di provvedere alla comunicazione prevista nel (nuovo) comma 2 dell’art. 8 della l. 362/91, e comunque si tratterebbe di un precetto certo non complicato da assolvere.
È invece sicuramente da escludere – e quindi ha torto il dirigente della Asl quando assume che “è necessario modificare lo statuto societario da S.N.C. a S.R.L.” – qualunque obbligo od onere di modifica dell’attuale forma sociale, perché anche in una snc – come abbiamo preliminarmente ribadito – i soci possono essere tutti “non farmacisti”, anche se questo è un equivoco in cui per ragioni oscure qualche ufficio pubblico ancora incorre.
E però, questo sì, la perdita dell’iscrizione all’albo professionale di quel socio reca l’obbligo della società di comunicare proprio alla Asl – ai sensi dell’art. 32 del Regolamento 1938 (come sostituito dall’art. 12 del DPR 1275/71) – la cessazione nella farmacia sociale delle sue prestazioni di farmacista.
In conclusione, come stiamo vedendo, sorgono continuamente – e talora in pratica dal nulla – questioni in gran parte nuove e per lo più in dipendenza, direttamente o indirettamente, della l. 124/2017; il vero è che questo provvedimento – come d’altra parte abbiamo colto tutti immediatamente – reca con sé mille implicazioni, che soltanto una non perdonabile leggerezza e/o sottovalutazione del nostro Supremo Consesso amministrativo ha potuto sorprendentemente ignorare quasi del tutto.

  • Un grave errore siciliano dell’ultim’ora

Un esempio, proprio di queste ore, di quel che di grave può accadere, è il provvedimento regionale DDG n. 99 del 18/1/2018 che – all’esito degli interpelli, degli ordini di preferenza espressi dai vincitori, delle assegnazioni provvisorie e delle accettazioni – assegna definitivamente pressoché tutte le sedi siciliane a concorso, aggiungendo qualche precisazione con riguardo ad alcune di esse e richiamando espressamente il parere della Commissione speciale del CdS.
Al DDG segue quasi in tempo reale – da parte del responsabile del Dipartimento farmaceutico Asp di Palermo – la trasmissione agli assegnatari delle sedi comprese nel territorio di competenza della “modulistica” che ogni assegnatario dovrà compilare e produrre unitamente all’istanza di rilascio della titolarità della sede alla società formata tra i vincitori in forma associata [perciò la Regione qui non commette l’errore emiliano/laziale/calabrese…].
Senonché, nel modello di “Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’inesistenza e/o le eventuali cause di incompatibilità da risolvere prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo” viene inclusa anche la dichiarazione “di non essere titolare o socio, a qualunque titolo, di altra sede farmaceutica” e, nel caso di partecipazione a una qualsiasi altra società titolare di farmacia (urbana o rurale), “il sottoscritto provvederà a risolvere [tale supposta incompatibilità], dandone comunicazione, prima dell’emissione del provvedimento autorizzativo”.
Ma che questo sia un errore, e anche grossolano, non c’è dubbio perché – sin dal decreto Bersani – un farmacista idoneo (ovviamente non titolare in forma individuale di una farmacia) può partecipare a tutte le società titolari di farmacia che vuole, senza limiti numerici o territoriali, e inoltre, dal 29 agosto u.s., questo è consentito anche ai “non farmacisti”: ferma, beninteso, l’insussistenza per i farmacisti e anche [secondo il CdS] per i “non farmacisti” di una qualunque delle ipotesi di incompatibilità previste nel comma 2 dell’art. 7 e nel comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91, tra le quali però non è mai rientrata quella del possesso di una quota di altra società.
Almeno su questo punto il parere del Consiglio di Stato non ha perciò fatto danni, ma forse perché non se ne è occupato.
Può darsi in definitiva che si tratti di un errore della sola Asp di Palermo oppure di un errore “regionale” perché generato dall’Assessorato: ma di chiunque esso sia, all’errore va posto subito rimedio, e in tal senso parrebbe opportuno un risoluto intervento delle rappresentanze professionali e/o sindacali della categoria.
Questo peraltro può essere solo uno dei tanti guai che il parere sembra destinato a produrre sotto parecchi profili; è però un documento che, a parte gli assunti incondivisibili di cui abbiamo già detto, può forse rivelarsi per qualche ufficio pubblico difficile da leggere e interpretare, ma soprattutto complicato da osservare pedissequamente.
Ne potrebbe dunque derivare una tale diversità di condotte e provvedimenti da rendere complessivamente ingestibile questa stagione post l. 124/2017, fin dall’avvio già tribolata per conto suo. Con le conseguenze che si possono immaginare.

(gustavo bacigalupo)

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