Una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (n. 153/E del 18/12/2017) conferma l’esclusione dalle imposte personali delle somme ricevute dai “clienti-soci” di alcune banche in esecuzione di accordi transattivi intercorsi con riguardo alle perdite degli investimenti in titoli (emessi delle banche stesse) ricollegabili alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge.
Sono vicende ben note che interessano in particolare gli istituti anch’essi sulla bocca di tutti da parecchio tempo ed è quindi inutile dilungarsi.
Quel che qui preme osservare è che l’Agenzia – ribadendo la stessa posizione espressa nella precedente Risoluzione n. 208 del 12/01/2017 – ha affermato che la pretesa risarcitoria avanzata dai clienti e oggetto della transazione “ha sempre ad oggetto il ristoro di un danno emergente di natura patrimoniale [la sottolineatura è nostra ] cagionato da condotte – a vario titolo –poste in essere dalla Banca, valutate come riconducibili alla violazione degli obblighi di informazione [..] diligenza, correttezza e trasparenza […] ed infatti […] l’indennizzo non risulta parametrato in alcun modo alla mancata percezione dei proventi derivanti dai titoli o alla perdita di valore dei medesimi“ cioè di elementi reddituali.
In altri termini l’indennizzo ha per oggetto il ristoro forfetario di una perdita economica patrimoniale (c.d. “danno emergente”) subìta dal possessore del titolo, e non di un danno consistente nella perdita di un reddito (c.d. “lucro cessante”).
Quindi, secondo il principio generale stabilito dall’art. 6, comma 2, del T.U.I.R., l’indennizzo non è soggetto ad alcuna imposizione.
Almeno questo…

                                                                                                             (valerio pulieri)