Con la Legge 123/2017 di conversione del D.L. 91/2017, in vigore dallo scorso 13 agosto, è stata recepita nel nostro ordinamento la nuova normativa comunitaria sulle “buste di plastica” che si applica – a differenza della precedente – a tutte le buste appunto di plastica, con o senza manici, e cioè, per intenderci, sia a quelle fornite ai clienti per il trasporto della merce acquistata fuori dal punto vendita, che a quelle utilizzate per contenere gli alimenti “sfusi” da scegliere in negozio e pagare poi alla cassa (ortofrutta, macelleria, ecc.).
Tutte le novità partono dal 1° gennaio 2018.
La Federfarma si è occupata della vicenda con una recentissima circolare (21/12/2017 – Prot. UE.AA 19981/500/F7/PE) che per vs comodità uniamo a  queste note, completa naturalmente dei relativi e utilissimi allegati e alla quale rimandiamo per ogni ulteriore approfondimento sulla questione.
In questo contesto ci limitiamo a ribadire i punti di interesse saliente per le farmacie, che si devono occupare (pressoché) esclusivamente delle borse fornite ai loro clienti per il trasporto dei diversi prodotti acquistati (medicinali, cosmetici, parafarmaco, ecc.) fuori dal locale di vendita.
Queste borse devono essere biodegradabili e compostabili (cioè di composizione tale da poter essere conferite nell’umido nella fase di raccolta dei rifiuti, essendo trasformabili in meno di tre mesi in “compost” che è un concime naturale che si forma, per l’appunto, con i residui dell’umido) e devono rispondere in sostanza ai requisiti dello STANDARD UNI EN 13432:2002.
Ora, per capire se le buste della nostra farmacia siano “a norma” occorre verificare – come avverte anche la circolare – la presenza sulla busta di diciture quali “compostabile” o “rispetta la normativa UNI EN 13432” ovvero “sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432:2002” e così via.
Per maggiore sicurezza – dato che le sanzioni previste in caso di violazioni non sono propriamente “leggere” – è bene anche verificare sul sacchetto la presenza dei loghi degli organismi certificatori accreditati [raffigurati nella guida di Confcommercio allegata sempre alla circolare di Federfarma] che attestano la conformità del prodotto alla norma.
In caso di ulteriori dubbi, infine, la Federfarma suggerisce molto opportunamente di farsi rilasciare dal fornitore delle buste una dichiarazione di conformità, e a questo proposito la circolare allega un fac-simile.
Altra novità perfino più importante – e che non riguarda ovviamente solo le farmacie –  è il divieto di distribuzione gratuita delle buste di plastica valevole (attenzione!) anche per quelle biodegradabili e compostabili in discorso.
Per di più, il prezzo di vendita per singola unità (= busta) deve risultare distintamente nello scontrino o nella fattura di acquisto dei prodotti (ad esempio: “n. 2 buste di plastica”) e a tale riguardo potrebbe essere opportuno abilitare un tasto apposito sul misuratore fiscale.
Il prezzo naturalmente lo decide la farmacia assicurandosi di recuperare quanto meno il costo “vivo” della busta ma non necessariamente [cosicché, ad esempio, potrebbero essere cedute anche al prezzo “simbolico” di 1 centesimo …], dato che la legge impone soltanto il divieto di cessione gratuita e l’evidenziazione distinta del prezzo di vendita, ma non quindi un prezzo minimo di cessione.

                                                                                           (Studio Associato)

All. 1 – Testo dell’art.9 bis pubblicato All. 2 – Prospetto elaborato da Assobioplastiche e Confcommercio All. 3 – Dichiarazione di conformità dei sacchetti alle norme vigenti Nuove disposiz in materia di sacchetti di plastica L. 3.8.2017 n. 123