Siamo una farmacia snc costituita da 3 soci.
Qualora un socio di snc di 70 anni, già in trattamento pensionistico ENPAF, decidesse di cancellarsi dall’Ordine e contestualmente dall’Enpaf pur continuando a mantenere la partecipazione sociale, così come sembra consentire la legge 124/17, sarebbe tenuto a versare i contributi Inps alla gestione separata? E anche se non svolgesse nessun lavoro in farmacia, limitandosi a ricevere gli utili per la quota spettante?
E questo varrebbe anche nel caso in cui il socio svolgesse dei lavori non inerenti alla professione di farmacista, e penso ad esempio ad un ruolo amministrativo o di magazziniere? Infine, nel caso di visite di funzionari dell’ispettorato del lavoro, la presenza del socio non lavoratore nei locali della farmacia potrebbe creare ambiguità o problemi?

Un bel “fuoco di fila” di domande, non c’è che dire, ma sostanzialmente sono tutte di agevole risposta.
È vero che, come Lei stesso osserva, a un farmacista socio è consentito cancellarsi ‑ volontariamente o meno – dall’albo professionale senza per questo perdere lo status di socio di una società di persone o di capitali titolare di farmacia (sul tema v.  Sediva News del 12.12.2017: Concorso straordinario: cancellazione dall’albo di un covincitore prima del compimento del triennio); ma in tal caso quel socio viene assoggettato alla contribuzione Inps dei commercianti, salvo che egli non presti alcuna attività lavorativa in farmacia per espressa disposizione statutaria.
In quest’ultima evenienza, infatti, non sarà tenuto ad alcun versamento contributivo e però, attenzione, laddove sia un amministratore (come negli statuti delle snc è generalmente previsto per tutti i soci), egli verrebbe iscritto, per così dire, “d’ufficio” alla Gestione separata dell’Inps e assoggettato alla relativa contribuzione (ma soltanto sul compenso eventualmente percepito per lo svolgimento di tale incarico).
Si tenga inoltre presente che nel concreto, se viene accertata dagli organi ispettivi la presenza di quel socio nei locali della farmacia, l’omissione contributiva sarebbe verosimilmente rilevata e sanzionata come tale.
Nel caso che il quesito prospetta, in definitiva, parrebbe opportuno ‑ sempreché naturalmente tutti i soci siano d’accordo – trasformare la snc in una sas nella quale quel socio assuma la veste di accomandante non lavoratore, perché probabilmente sarebbe questa volta indubitabile la non assoggettabilità alla contribuzione Inps dell’ammontare degli utili attribuitigli dalla sas.

(giorgio bacigalupo)