1° QUESITO
Abbiamo conseguito in tre farmacisti una sede nel concorso straordinario e la titolarità della farmacia è stata rilasciata, quasi un anno fa, a nome della snc.
In questi giorni uno degli altri due soci ci ha reso noto verbalmente che, per una sua infrazione alle norme penali e professionali (così almeno sembra ritenga l’Ordine competente) da lui commessa più di tre anni fa, rischia di essere radiato per la gravità della violazione e che oltretutto questo può derivargli anche da una condanna penale perché c’è un processo in corso.
Vorremmo sapere se questo comporterebbe la perdita della titolarità visto che non sono ancora decorsi i tre anni di legge.
2° QUESITO
Sono il dirigente responsabile di un’Asl che deve ora risolvere un problema che vorrei sottoporre alla vostra cortese attenzione.
La legge concorrenza n. 124/2017 ha cambiato il regime giuridico della proprietà della farmacia, perché prima, ma oggi non più, l’assetto societario era consentito a soli farmacisti iscritti all’ordine ed in possesso dei requisiti di idoneità.
Se perciò in una snc costituita tra farmacisti idonei uno dei soci si cancella ora dall’Albo, è necessario modificare lo statuto societario da S.N.C. a S.R.L. dandone comunicazione ovviamente alla nostra Asl e all’Ordine di appartenenza?

Il titolo di queste note viene riferito per semplicità al solo tema proposto dalla prima email che però assorbe – quanto alle norme applicabili – anche il fatto descritto nella seconda dal dirigente dell’Asl, e sono quindi due fatti che possono essere esaminati in un unico contesto.
Intanto, come abbiamo avuto già occasione di osservare, dal 29 agosto u.s.:
– titolari di farmacia possono essere le persone fisiche individualmente [purché – è ragionevole credere – farmacisti idonei], le società di persone, le società di capitali e le società cooperative a responsabilità limitata;
– a tutte e tre le forme di società ora indicate possono indifferentemente partecipare farmacisti e “non farmacisti” e la compagine sociale può pertanto essere composta dagli uni e dagli altri contemporaneamente, oppure soltanto da farmacisti o soltanto da “non farmacisti”;
– infine, soci possono oggi indifferentemente essere persone fisiche come essi stessi società di persone o di capitali, che a loro volta possono essere formate da altre società di persone o di capitali, e così via.
Entrambe le questioni proposte possono allora essere risolte sciogliendo questo interrogativo: quid juris, quali cioè le conseguenze giuridicamente configurabili, se in un qualsiasi momento della vita della società – e in particolare (laddove la società sia stata costituita tra i covincitori in un concorso straordinario) durante il triennio di durata minima della “gestione associata” – viene meno l’iscrizione all’albo professionale di un socio per effetto di un provvedimento di radiazione dell’Ordine o come pena accessoria disposta da una sentenza penale di condanna [sono queste le due ipotesi paventate nel primo quesito] oppure [come riferisce il secondo] a seguito di cancellazione volontaria?
Non volendo qui considerare – specie con riguardo al primo quesito – l’ipotesi che l’eventuale sentenza di condanna e/o l’adozione di misure cautelari [ne costituiscono esempio quelle previste a carico della società come tale dal d.lgs. 231/2001] rechino, con o senza la radiazione dall’albo di un socio, l’interdizione per la società e/o per il socio stesso dall’esercizio dell’attività di impresa, a noi sembra che in nessuna delle due fattispecie il socio perda il suo status perché il requisito dell’iscrizione all’albo dei farmacisti (e degli altri che vi sono connessi), seppure evidentemente essenziale al momento della costituzione, è diventato dal 29 agosto perfettamente inessenziale per la permanenza nella società.
La compagine sociale resta infatti invariata nell’una come nell’altra circostanza, essendo in principio ormai insensibile alle vicende professionali del socio che dunque può legittimamente continuare a parteciparvi anche dopo la perdita del requisito, da cui alla società in quanto tale non può conseguentemente derivare pregiudizio alcuno.
È chiaro inoltre, quanto in particolare alla prima delle due fattispecie, che il disposto del comma 7 dell’art. 11 del decreto Crescitalia [“…la titolarità della farmacia assegnata è condizionata al mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria, per un periodo (oggi) di tre anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità”] va oggi interpretato alla luce e nel rispetto dei principi di enorme rilevanza introdotti, con sole due o tre righe, dalla l. 124/17 e ai quali d’altra parte deve sicuramente piegarsi anche il Crescitalia, ed è francamente superfluo illustrarne il perché.
Per di più, se è necessario precisarlo, tale disposizione – come abbiamo appena letto – ricollega l’ipotetico provvedimento di decadenza di una compagine assegnataria in forma associata dalla “titolarità della farmacia assegnata” soltanto al mancato “mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria”, e si tratta di una condizione che certamente permane anche quando uno di loro sia cancellato/radiato dall’albo, non incidendo tale evenienza sulla “paritarietà” della gestione della farmacia che infatti continuerebbe anche in questo caso a essere “associata”.
Semmai bisognerebbe chiedersi cosa comporterebbe la cancellazione/radiazione dall’albo di quel coassegnatario nell’ipotesi in cui la titolarità della farmacia fosse stata assentita a ciascuno di loro pro quota o pro indiviso secondo gli “insegnamenti emiliani”, dato che al provvedimento dell’Ordine e/o del giudice dovrebbe seguire – secondo i principi – la decadenza del nostro eroe dalla “sua” contitolarità lasciando zoppe quelle degli altri compagni di ventura. Ma per quanto ci riguarda è una questione che non merita di essere presa in considerazione neppure per grandi linee.
Infine, un paio di ulteriori notazioni anche sul quesito che pone il dirigente dell’Asl.
La cancellazione dall’albo di uno dei soci non implica modifiche statutarie, e perciò non insorge a carico della società l’obbligo di provvedere alla comunicazione prevista nel (nuovo) comma 2 dell’art. 8 della l. 362/91, né men che meno quello di modificare da snc a srl la forma sociale, perché – come anche qui abbiamo voluto preliminarmente ribadire – anche in una snc, proprio come in una società di capitali, i soci possono senza alcun dubbio essere perfino tutti “non farmacisti” (nonostante questo equivoco continui per ragioni misteriose a essere riproposto quasi a giorni alterni…).
Invece, questo sì, la cancellazione/radiazione comporta l’obbligo per la società di comunicare proprio alla Asl (ma anche all’Ordine dei farmacisti) – ai sensi dell’art. 32 del Regolamento 1938, come sostituito dall’art. 12 del DPR 1275/71 – l’avvenuta cessazione nella farmacia sociale delle prestazioni professionali di quel socio: sempreché, s’intende, quest’ultimo fosse stato un socio‑lavoratore a tempo opportuno segnalato come tale alle ricordate amministrazioni.
Si tenga però conto che se è vero che in tal caso la cancellazione dall’albo fa ovviamente venir meno l’obbligo della contribuzione all’Enpaf, è anche vero che può far scattare – a meno che lo statuto, opportunamente e tempestivamente modificato, non escluda in termini inequivoci qualsiasi prestazione lavorativa da parte di quel socio – gli obblighi contributivi a favore dell’Inps.
Magari, però, ne parleremo meglio in un’altra circostanza.

(gustavo bacigalupo)

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