Una farmacia non lontano dalla nostra ha avuto recentemente un’idea forse originale ma almeno secondo noi contraria alla legge.
Mettono infatti a disposizione della clientela una persona, che non dovrebbe essere un dipendente della farmacia, che promette immediatamente, a tutti i clienti che si iscrivono in quel momento a un’importante associazione dei consumatori (di cui non vogliamo fare il nome), uno sconto su tutti i farmaci di un ulteriore 5% rispetto a quello praticato agli altri clienti.
Vorremmo un Vs. autorevole parere.

Dapprima, le norme che qui ci interessano, anche se si tratta di disposizioni ben conosciute.
– 5 decreto Bersani [dl. 223/2006 conv. l. 248/2006]
Comma 2. “…Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.
Comma 3. “Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione del farmaco rientrante nelle categorie di cui ecc. [Otc e Sop],purche’ lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti”.
– 32 decreto Salvaitalia [dl. 201/2011 conv. l. 214/2011]
Comma 4. “È data facoltà alle farmacie e agli esercizi commerciali di cui ecc. [le parafarmacie] di praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico sui medicinali di cui ecc. [Otc e Sop], purché gli sconti siano esposti in modo leggibile e chiaro al consumatore e siano praticati a tutti gli acquirenti”.
– 11 decreto Crescitalia [dl. 1/2012, conv. l. 27/2012]
Comma 8.“…Le farmacie [qui le parafarmacie non sono citate semplicemente perché per queste è sufficiente, per ovvie ragioni, il disposto del comma 4 del Salvaitalia] possono praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla clientela”.
La vicenda descritta nel quesito va dunque esaminata guardando particolarmente al comma 2 dell’art. 5 del decreto Bersani e al “combinato disposto” del comma 4 dell’art. 32 del decreto Salvaitalia e del comma 8 dell’art. 11 del decreto Crescitalia.
Quanto alla norma ora citata del decreto Bersani, questa operazione non può certo considerarsi tecnicamente né un concorso né una operazione a premio, come si può rilevare dalla lettura degli artt. 2 e 3 del D.P.R 26/10/2001 n. 430 (v. nota) che ne recano la disciplina.
E però la ratio della disposizione “bersaniana” è probabilmente quella di consentire, come unica forma promozionale nella vendita del farmaco al consumatore finale, lo sconto finanziario e/o diretto, cioè sostanzialmente praticato alla cassa al momento della cessione, e quindi si può pensare che “operazione a premio” sia qui utilizzata in senso, per così dire, a-tecnico e che possa pertanto comprendere qualsiasi iniziativa promozionale diversa appunto dallo sconto finanziario praticato direttamente.
Sotto tale profilo, insomma, la fantasiosa operazione descritta finirebbe per essere riassorbita in questo divieto normativo.
Ma alla stessa conclusione e magari con minori perplessità si perviene anche “combinando” tra loro le due disposizioni riportate del Salvaitalia e del Crescitalia, specie se si condivide pienamente – non è tuttavia il nostro caso, come abbiamo osservato a suo tempo – l’assunto del Ministero della Salute [nella sua nota del 16/3/2012, prot. 17937] per cui “La circostanza che all’art. 11…, non sia ribadito l’obbligo che gli sconti da esso previsti siano praticati a tutti i clienti non consente di desumere che per tali sconti non sussista detto obbligo, in quanto la norma citata ha, essenzialmente, lo scopo di estendere a tutti i medicinali venduti in farmacia, purché pagati direttamente dal cliente”.
La prescrizione infatti per la quale gli “sconti” [conoscete bene il perché delle virgolette…] sui prezzi di cessione dei medicinali al pubblico debbano essere esposti “[…] in modo leggibile e chiaro al consumatore e siano praticati a tutti gli acquirenti parrebbe valere anche in questa specifica vicenda a salvaguardare il diritto di ogni cliente/consumatore della farmacia a ottenere gli sconti praticati indipendentemente da qualunque condizione e/o discriminazione.
Ecco allora che l’ulteriore sconto finanziario, se praticato non a tutti i clienti della farmacia ma solo a chi di loro si iscriva illico et immediate a quell’associazione di consumatori [o si accolli un qualsiasi onere perfettamente estraneo all’operazione di scambio “merce contro prezzo”], potrebbe costituire un esempio abbastanza eloquente di quelle condizioni discriminatorie nell’accesso allo sconto la cui rimozione sembra essere la precisa ratio di questo minisistema normativo.
Per la verità abbiamo la sensazione non gradevolissima di disquisire su uno scenario quasi obsoleto o vicino alla decadenza per la velocità supersonica con cui i principi stanno a uno a uno via via cadendo; ma se guardiamo, come evidentemente dobbiamo guardare, a quello che crediamo essere l’assetto tuttora vigente, ci pare che – offrire ai clienti della nostra farmacia condizioni migliori nei prezzi purché aderiscano senza indugio a una qualunque iniziativa, come sembra essere proprio il caso raccontato – configuri una illiceità sanzionabile sul piano amministrativo e/o deontologico.

(gustavo bacigalupo)

Nota
D.P.R. 430/2001

Art. 2 – Concorsi a premio: 1. Sono considerati concorsi a premio le manifestazioni pubblicitarie in cui l’attribuzione dei premi offerti, ad uno o più partecipanti ovvero a terzi, anche senza alcuna condizione di acquisto o vendita di prodotti o servizi, dipende: a) dalla sorte, sia che l’estrazione dei vincitori sia organizzata appositamente, sia che si faccia riferimento ad altra estrazione o ad altra designazione che dipende comunque dalla sorte; b) da qualsiasi congegno, macchina od altro, le cui caratteristiche consentano di affidare unicamente all’alea la designazione del vincitore o dei vincitori dei premi promessi; c) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti chiamati ad esprimere giudizi o pronostici relativi a determinate manifestazioni sportive, letterarie, culturali in genere o a rispondere a quesiti o ad eseguire lavori la cui valutazione è riservata a terze persone o a speciali commissioni; d) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti di adempiere per primi alle condizioni stabilite dal regolamento, purché le modalità dell’assegnazione dei premi siano oggettivamente riscontrabili e i concorrenti che non risultino vincitori possano partecipare all’assegnazione di ulteriori premi.”
Art. 3 – Operazioni a premio: “1. Sono considerate operazioni a premio, anche se il destinatario del premio è un soggetto diverso dall’acquirente il prodotto o servizio promozionato, le manifestazioni pubblicitarie che prevedono: a) le offerte di premi a tutti coloro che acquistano o vendono un determinato quantitativo di prodotti o di servizi e ne offrono la documentazione raccogliendo e consegnando un certo numero di prove documentali di acquisto, anche su supporto magnetico; b) le offerte di un regalo a tutti coloro che acquistano o vendono un determinato prodotto o servizio. 2. Sono considerate operazioni a premio anche quelle nelle quali, all’acquirente di uno o più prodotti o servizi promozionati, viene offerta in premio la possibilità di ottenere, dietro presentazione di un numero predeterminato di prove di acquisto e mediante un contributo di spesa, un diverso prodotto o servizio a prezzo scontato. Il contributo richiesto non deve essere superiore al 75 per cento del costo del prodotto o servizio, sostenuto dalla ditta promotrice, al netto dell’imposta sul valore aggiunto. Il premio consiste nello sconto di prezzo rappresentato dalla differenza tra il valore normale del bene offerto e il contributo richiesto”.