Le circolari dell’Agenzia delle Entrate non sono fonte del diritto e pertanto non possono imporre al contribuente obblighi che non trovino il loro puntuale fondamento in una norma di legge e questo vale ancor più per l’ordinamento tributario che è sorretto dal principio della riserva di legge (Art. 23 Cost.).
L’affermazione – specie per gli operatori del diritto – suonerebbe quasi scontata ma in un Paese che spesso, e magari anche volentieri, in campo fiscale “legifera” a colpi di comunicati-stampa non è affatto scontata ed è perciò un bene che la Cassazione (almeno di tanto in tanto) lo ricordi.
Da ultimo è intervenuta, infatti, l’ordinanza n. 25.905 del 31/10/2017 (Sez. V civ.).
La vicenda riguardava il credito d’imposta di cui alla legge 388/2000: l’ufficio fiscale disconosceva a un imprenditore il diritto all’agevolazione per difetto di un adempimento formale (l’apposizione sulle fatture di acquisto dei beni della dicitura “bene acquistato con il credito di imposta di cui all’art. 8 della legge 388/2000”) “prescritto” non da una norma di legge ma, per l’appunto, da una circolare.
Ebbene, così rispondono gli Ermellini [le sottolineature evidentemente sono nostre]: “[l]a Commissione tributaria regionale, facendo propria la tesi dell’Ufficio appellante, ha affermato che l’apposizione, sulle fatture relative all’acquisto di beni o servizi per i quali è applicabile l’agevolazione fiscale, della dicitura “bene acquistato con il credito di imposta di cui della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8″, non è un adempimento meramente formale, ma ha natura sostanziale e comporta la revoca della agevolazione in caso di mancanza della annotazione. Tale conclusione, per quanto contenuta in circolari ministeriali (n. 41/E del 18.4.2991 paragrafo 4 e n. 38/E del 9.5.2002 paragrafo 2.1) che prevedono tale obbligo formale e ne sanzionano l’inosservanza con la revoca della agevolazione, non trova conforto in alcuna previsione normativa. Questa Corte ha ripetutamente affermato che le circolari ministeriali in materia tributaria non sono fonte del diritto, e pertanto non possono imporre al contribuente adempimenti non previsti dalla legge e men che meno istituire cause di revoca dell’agevolazione fiscale non contenute in una norma di legge (in senso conforme Cass. Sez. 5 n. 22486 del 2013, con specifico riguardo al caso di omessa annotazione sulle fatture della dicitura in oggetto). La disposizione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 8, comma 8, citata da parte resistente, che prevede l’emanazione di decreti ministeriali per disciplinare lo svolgimento delle verifiche necessarie a garantire la corretta applicazione della agevolazione fiscale, non fornisce alcun fondamento di legittimità alla prassi di introdurre, a mezzo circolare, una causa di revoca della agevolazione non contemplata dalla legge”.
La pronuncia è perfettamente in linea con le Sezioni Unite (n. 23031 del 02/11/2007) che già qualche anno fa in termini non equivoci precisavano il “ruolo” nell’ordinamento tributario delle circolari dell’Agenzia delle Entrate: “[l]a circolare con la quale l’Agenzia delle Entrate interpreti una norma tributaria, anche qualora contenga una direttiva agli uffici gerarchicamente subordinati perché vi si uniformino, esprime esclusivamente un parere dell’amministrazione non vincolante per il contribuente, e non è, quindi, impugnabile né innanzi al Giudice amministrativo, non essendo un atto generale di imposizione, né innanzi al giudice tributario, non essendo atto di esercizio di potestà impositiva”.
Più chiaro di così… ma, ancora una volta, repetita iuvant, anche se si tratta di un principio che nel concreto faticano parecchio a far proprio, tanto per fare un esempio a voi familiare, le Regioni, i Comuni e le Asl quando si occupano di farmacie [ma non solo, s’intende], un settore in cui, poniamo, una qualunque nota regionale – pur quando adottata in vicende in cui è incompetente (nelle revisioni ordinarie delle p.o., ad esempio) – fa spesso stato e legge anche per l’amministrazione invece competente, come il Comune per restare nello stesso esempio, ovvero l’Asl in casi diversi.

(stefano civitareale)

 

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