Ci è stata assegnata una sede ma la mia collega è in stato di maternità e vorremmo quindi chiedere una proroga dei 180 giorni; i locali li abbiamo trovati e potremmo anche allestirli nei termini ma soltanto io potrei lavorare.
Ho però qualche problema a svolgere l’attività a tempo pieno che richiede la direzione e infatti avevamo concordato che sarebbe stata la mia collega ad assumere la carica.
Ma per ovvie ragioni non vorremmo comunque correre il rischio di perdere la farmacia.

Il mancato rispetto dei sei mesi (dall’accettazione della sede) per l’apertura della farmacia in alcuni bandi è espressamente indicato tra le “cause di esclusione dalla graduatoria”, come è ad esempio sub g) dell’art. 12 del bando friulano; in altri, invece, tale conseguenza si rileva come sub d) dell’art. 11 del bando lombardo, che include appunto – tra quelle da assegnare “scorrendo la graduatoria con le medesime modalità dei punti precedenti” – anche le sedi “non aperte entro 6 (sei) mesi dalla data di accettazione della sede”.

  • IL TERMINE DI SEI MESI 

Può darsi che questa diversità non sia del tutto casuale, perché fin dall’inizio quelle sull’esclusione dalla graduatoria [o, se si preferisce, la decadenza dall’assegnazione] nel caso di inosservanza dei sei mesi sono parse clausole sospette di illegittimità essendo state introdotte non dal legislatore ma direttamente dai bandi, se si escludono il concorso toscano e quello pugliese semplicemente perché in Toscana e in Puglia c’è una specifica norma legislativa regionale esattamente in tal senso.
Fatto sta che, quale che sia la conseguenza che i testi dei vari bandi prevedono per il non rispetto del termine, le Regioni sembrano tendere almeno in principio a escludere dalla graduatoria o dichiarare decadute dall’assegnazione le compagini che non l’osservino, anche se nel concreto hanno sinora mostrato per lo più ampia disponibilità a concedere proroghe sulla base di impedimenti anche semplicemente asseriti, o qualcosa del genere.

  • LA VICENDA FRIULANA

Qualcuno però forse ricorderà che il secondo interpello in Friuli è stato sospeso dal Tar [con ord. n. 79/2017 poi confermata dal CdS con ord. n. 3548 del 01/09/2017] per aver offerto ai secondi interpellati soltanto le sedi rimaste inoptate o inassegnate all’esito del primo interpello, e dunque in particolare non tenendo conto (neppure) di quelle “non aperte entro sei mesi dalla data di accettazione della sede”, che forse nel concorso friulano erano state giudicate dai ricorrenti – tutti secondi interpellati, evidentemente – meritevoli di considerazione.
Quindi la questione dell’osservanza del termine – e perciò dell’eventuale mancata adozione [da parte della Regione] del provvedimento di decadenza dall’assegnazione dei vincitori inadempienti – rischia ora di assumere un ruolo importante perché può rivelarsi foriero di controversie, per così dire, “triangolari” tra concorrenti che attendono di essere interpellati [auspicando che nel frattempo si infittisca la schiera delle sedi loro offerte], concorrenti che invece vogliono comprensibilmente evitare l’esclusione (o decadenza che sia) invocando cause più o meno oggettivamente impeditive del rispetto dei sei mesi, e naturalmente la Regione.

  • PROROGHE MENO FACILI?

C’è insomma l’eventualità che la concessione di proroghe (quasi) a semplice domanda diventi una vicenda sempre meno frequente e che venga pertanto subordinata o condizionata alla produzione di una robusta documentazione circa la sussistenza dell’impedimento lamentato, che del resto, come sappiamo, sta soprattutto nella indisponibilità di locali rilevata nelle aree territoriali di molte sedi messe a concorso.
È in sostanza possibile che i concorrenti che stanno per essere chiamati – o sono stati appena chiamati – in uno qualunque degli interpelli premano sulle Regioni, con diffide o simili, per indurle alla tempestiva esclusione o decadenza dalla graduatoria degli assegnatari che non abbiano aperto l’esercizio nei sei mesi, così da vedere incrementato il numero delle sedi per loro “disponibili”, o se non altro a procedere con istruttorie rigorose prima di concedere la proroga eventualmente richiesta.
Se comunque il concorso che vi riguarda è quello lombardo, potrete usufruire “fino a un massimo di altri sei mesi [oltre i sei “ordinari”] per motivate esigenze, dipendenti da circostanze non imputabili al farmacista, che devono essere debitamente documentate”, come prevede – a modifica e a integrazione dell’art. 11 del bando – il decreto della Dir. Gen. Welfare della Regione n. 7479 del 22/06/2017.
Con tale intervento la Lombardia mostra indubbiamente buona volontà [il Lazio, con grande… preveggenza, aveva però già adottato questa soluzione dei dodici mesi praticamente per tutti gli assegnatari], ma l’esempio milanese non sembra seguito da altre Regioni che preferiscono provvedere caso per caso: è dunque questo l’orientamento che parrebbe ormai generalmente condiviso.

  • L’INSUSSISTENZA PER I SOCI DI OBBLIGHI LAVORATIVI, E LA  LEGGE SULLA CONCORRENZA …

Ma nel vs. caso specifico, indipendentemente che si tratti o meno della Lombardia, non è affatto necessario correre il pericolo dell’esclusione della vs. compagine per l’inutile decorrenza del termine, specie tenendo conto che lo stato di maternità di uno dei due coassegnatari non costituisce un’evenienza di forza maggiore che possa minimamente spiegare la concessione della proroga del termine.
Se pure è vero, infatti, che qualche dubbio anche serio sui concorsi straordinari sicuramente persiste [e forse sarà così ancora per qualche tempo], non può invece sorgere nessuna incertezza – anche se su questo punto alcune Asl hanno mostrato qualche tentennamento – sull’inesistenza (già) nel sistema previgente alla l. 124/17 di obblighi lavorativi nella o per la farmacia sociale da parte di tutti i componenti l’associazione assegnataria, essendo tenuto allo svolgimento di prestazioni professionali [come abbiamo rilevato un’infinità di volte, perché questo è (o, forse, “era”) un concetto base delle società titolari di farmacia da tenere sempre ben presente] soltanto il socio-direttore responsabile.
Ma ora anche nelle società di persone o di capitali costituite tra i covincitori (tutti quindi farmacisti), esattamente come in quelle costituite al di fuori dell’ambito concorsuale (e perciò indifferentemente formate solo da farmacisti, o solo da “non farmacisti”, ovvero da farmacisti e “non farmacisti”), non sono più ragionevolmente configurabili nel sistema obblighi lavorativi a carico di nessun socio, considerato che ora la compagine sociale – esclusa ovviamente, per almeno tre anni, la società tra covincitori nei concorsi straordinari – può essere anche costituita, come appena detto, soltanto da “non farmacisti” e che inoltre pur quando vi figurino farmacisti la direzione può essere assunta anche da un “non socio”.
Pertanto, la soluzione per voi è addirittura a portata di mano, e anzi è talmente facile da cogliere che non comprendiamo le ragioni delle vs. incertezze.
Dovete infatti semplicemente procedere, magari con speditezza, verso il rilascio della titolarità a favore della società, costituendo quindi al più presto la snc o la sas [o anche, se prescritta dal… medico, la srl], indicare [ove già non vi abbiate provveduto] e allestire adeguatamente i locali, e così via, preponendo inoltre alla direzione responsabile della farmacia il socio non in stato di maternità, ovvero – perché no? – anche un farmacista idoneo “non socio” (in rapporto di lavoro subordinato o di lavoro autonomo con la società), almeno fino a quando l’altro socio non sarà in grado di svolgere personalmente l’incarico, sempreché per voi sia ancora questa l’opzione preferibile.
Tutti questi aspetti vanno comunque accortamente disciplinati nell’atto costitutivo/statuto della società che dovrà preoccuparsi anche – tra i numerosissimi profili – di prevedere i compensi per chi di voi presterà attività lavorativa (professionale o amministrativa, o l’una e l’altra) nella o per la farmacia sociale.

(gustavo bacigalupo)

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