Ho un contratto di lavoro part-time a tempo indeterminato come collaboratore presso una farmacia privata; dovrebbe però tra poco essere assegnata a me e a un mio collega una sede a seguito del terzo interpello nel concorso straordinario della nostra Regione in cui siamo utilmente collocati in graduatoria.
Il mio collega è propenso ad accettare l’eventuale sede che ci fosse assegnata, mentre io preferirei per motivi familiari non accettare.
Le mie domande sono:
1. il mio no potrebbe causare un’eventuale denuncia da parte del mio socio, anche se tra noi non c’è mai stato alcun accordo scritto?
2. nel caso fossi costretto ad accettare la sede potrei continuare a svolgere la mia attività di collaboratore presso l’attuale farmacia aprendo la partita Iva?

Ci siamo soffermati più volte sulla prima questione che Lei pone, sottolineando che l’assenza di un accordo scritto non sottrae di per sé da ogni responsabilità il concorrente che intenda ritirarsi dalla procedura concorsuale e coinvolgendo così nell’esclusione anche il collega con cui vi ha partecipato.
È dunque possibile che Lei si veda reclamare dal co-associato un risarcimento di danni, ma il percorso anche giudiziario per lui si presenterebbe comunque in termini complicati per la difficile determinazione dell’ipotetico danno, ma anche per l’obiettiva incertezza circa l’accoglimento della domanda da parte del giudice.
Queste sono peraltro considerazioni che probabilmente varrebbero allo stesso modo anche in caso di un accordo-quadro preventivo tra voi, perché in realtà il decorso di un tempo così lungo – quasi sei volte (!) rispetto a quello previsto (si fa per dire…) dall’art. 11 del Crescitalia – già in quanto tale sembrerebbe, accordo o non accordo preventivo, privare in gran parte di fondamento le paventate pretese del Suo co-associato.
Quanto al secondo interrogativo, può essere utile premettere che nel caso specifico la Regione non ha sinora frapposto alcun ostacolo al rilascio della titolarità delle sedi a nome delle società formate tra i rispettivi assegnatari in forma associata, non avendo infatti mostrato alcuna simpatia per la tesi che vorrebbe invece riconoscere il diritto di esercizio personalmente ai covincitori pro-quota o pro-indiviso tra loro.
Detto questo, si pone allora la questione della compatibilità o incompatibilità della partecipazione a una società titolare di farmacia con la “posizione… di collaboratore di altra farmacia” che, come sappiamo, è una delle ipotesi di incompatibilità contemplate sub b) del comma 1 dell’art. 8, della l. 362/91, in cui però – attenzione – Lei permarrebbe anche laddove riuscisse a convertire l’attuale rapporto di lavoro dipendente part-time in una collaborazione autonoma, tipo co.co.co. o “partita iva”.
Qui non è in ballo, cioè, un’ipotesi di lavoro subordinato [invece incompatibile ai sensi della lett. c) dello stesso art. 8], ma di svolgimento di un’attività lavorativa – quali che siano la forma e la disciplina applicabile – in un’altra farmacia, e come noto la fine sostanza di questa ipotesi di incompatibilità sta per l’appunto in quell’“altra” farmacia.
Non Le gioverebbe pertanto sotto questo aspetto la modifica del rapporto.
Senonché, la questione si pone in realtà e forse si risolve “a monte” perché involge l’intero sistema delle incompatibilità, rendendo necessario verificare in particolare quali casi, se ve ne sono alcuni, possono/devono ritenersi abrogati tacitamente dalla legge sulla Concorrenza.
All’interrogativo abbiamo fornito le nostre risposte nella Sediva News del 2 novembre: [“Le incompatibilità (vecchie e nuove) oggi vigenti e quelle (forse) tacitamente abrogate”], ma ovviamente sarà il parere del Consiglio di Stato a dire la vera e definitiva parola.
Per quanto ci riguarda, tuttavia, proprio quelle con il “direttore o collaboratore di altra farmacia” paiono essere sopravvissute, ma certo è anche possibile che il CdS pervenga (magari soffrendo e con qualche se o ma…) a conclusioni imprevedibilmente demolitorie sull’intero fronte del sottoinsieme “titolarità e gestione della farmacia”.
In questa eventualità resisterebbero evidentemente soltanto le incompatibilità scritte (e/o riscritte) nel nuovo secondo periodo del comma 2 dell’art. 7 (“La partecipazione alle società di cui al comma 1 è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica”) con la caduta conseguentemente di tutte le altre, e dunque in tale ipotesi la Sua posizione – anche quella attuale di collaboratore part-time – si rivelerebbe compatibile.
E’ difficile che il CdS arrivi in un colpo solo a tanto, ma nessuno può escluderlo; diversamente, si tratterà di verificare quali siano o possano essere per il Supremo Consesso le figure superstiti e quali no.
Saremmo in ogni caso orientati, in conclusione, a suggerire [a voi come alle altre compagini vicine all’assegnazione, o già assegnatarie di una sede nel concorso straordinario] di accettarla comunque e guadagnare – quel che talora non dovrebbe essere difficile – tutto il tempo che servirà, e che potrebbe d’altronde non essere troppo lungo, per conoscere il parere del CdS, e solo allora assumere le decisioni, compatibili con il parere, ritenute a quel momento più aderenti alle scelte di ciascuno di voi.

 (gustavo bacigalupo)

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