Anche in questa circostanza si dà conto brevemente di alcune decisioni degli ultimi tempi, anticipando così parzialmente la rubrica “Normativa, giurisprudenza & prassi (in pillole)” del n. 698 di Piazza Pitagora di imminente pubblicazione.

  • Nel concorso ordinario possono essere assegnate solo le sedi inserite nel bando e quelle…
    Consiglio di Stato – ord. 12/10/2017, n. 4395

Il Supremo Consesso accoglie l’appello cautelare contro la sentenza del Tar Campania n. 3647/2017 e sospende l’efficacia esecutiva degli atti impugnati in primo grado limitatamente alla assegnazione delle sedi resesi disponibili oltre i quattro anni successivi al bando 2009, e in questo caso specifico l’assegnazione della sede del comune di Monteverde cui era interessato il ricorrente.
Il Consiglio di Stato si era già ampiamente espresso, e nello stesso senso, su questo specifico punto che, attenzione, diversifica con tutta evidenza i concorsi straordinari da quelli ordinari: solo per i primi, infatti, è previsto espressamente dall’art. 11 del decreto Crescitalia che le sedi, resesi vacanti per l’assegnazione a un titolare di farmacia (rurale sussidiata o soprannumeraria) di una delle sedi messe a concorso, siano offerte per scorrimento della graduatoria ai concorrenti via via interpellati.
Nei concorsi ordinari, invece, possono essere assegnate soltanto le sedi originariamente incluse nei rispettivi bandi nonché, nel concorso ordinario campano del 2009 e sia pure “in seconda battuta”, quelle che si fossero rese vacanti nei quattro anni successivi alla pubblicazione del bando.
In riforma dunque della citata sentenza del Tar, il CdS sospende in parte qua gli atti impugnati in primo grado.

  • Nell’individuazione delle nuove sedi occorre assicurare l’equa distribuzione sul territorio degli esercizi farmaceutici
    Consiglio di Stato – sent. 04/10/2017, n. 4629

Il CdS ha confermato la sentenza del Tar Veneto-Venezia n. 90/2016, che aveva ritenuto legittima l’istituzione della terza sede di Castel d’Azzano (VR), affermando che – diversamente da quanto sostenuto dalla farmacista ricorrente – la ratio della “c.d. liberalizzazione delle farmacie, perseguita dal d.l. n. 1/2012” non è quella di istituire le nuove sedi nelle zone scarsamente abitate, bensì quella di “assicurare un’equa distribuzione sul territorio”, mentre rileva “solo in via aggiuntiva” la necessità “di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate”.

  • L’equa distribuzione va però assicurata anche nelle aree scarsamente abitate
    Consiglio di Stato – sent. 03/10/2017, n. 4616

Qui invece il CdS respinge l’appello contro il Tar Veneto n. 95/2016 e conferma l’istituzione della quarta sede di Musile di Piave: in questo caso, infatti, è proprio l’istituzione di una farmacia in un’area scarsamente abitata a garantire l’equa distribuzione dal momento che la disciplina introdotta con la l. 1/2012 la ricollega – seppure in via aggiuntiva come chiarito nella sentenza 4629/17 appena ricordata – anche al parametro “della copertura più ampia possibile del territorio comunale, al fine di realizzare l’obiettivo di rendere agevole l’accesso al servizio farmaceutico anche ai residenti in aree scarsamente popolate”.
Insomma, come si vede, l’ormai abusato (per i giudici amministrativi) argomento dei “residenti in aree scarsamente popolate” funziona per il Consiglio di Stato in un senso nei giorni pari e in un altro in quelli dispari, e francamente queste oscillazioni non si possono spiegare soltanto con la diversità delle fattispecie decise e quindi dei percorsi istruttori e motivazionali.

  • Maggiorazione ai “rurali”: il CdS sempre più orientato contro la superabilità del tetto dei 32,5/35 punti
    Consiglio di Stato – decreto 27/09/2017, nn. 4137 e 4138

V. Sediva News del 29/09/2017.
Ma, come sappiamo, il ddl Lorenzin – secondo l’art. 16 del testo licenziato dalla Camera e ora in arrivo al Senato – con un colpo di spugna elimina il pericoloso (e un po’ stravagante) precedente del Consiglio di Stato del 2015 che aveva/ha dato fuoco alle polveri, provocando in sostanza una quantità notevole di ricorsi destinati a risolversi in oneri infruttuosi per i ricorrenti.
L’art. 16, infatti, dichiara insuperabile il limite dei 35 punti (7 per 5 commissari) dovendosi intendere questo punteggio “comprensivo dell’eventuale maggiorazione prevista dall’articolo 9 della legge 8 marzo 1968, n. 221”.
Peraltro, così come è scritta, questa disposizione non incide sull’art. 9 e dunque la maggiorazione, risolvendosi in un punteggio massimo di 6,5 per commissario, permette di per sé al farmacista rurale di approdare soltanto al punteggio dei 32,5 punti, cosicché il tetto legale di 35 egli lo può raggiungere solo con ulteriori titoli relativi all’esercizio professionale.

  • Legittima l’istituzione della terza sede di Maserà… nonostante l’errore del Tar
    Consiglio di Stato – sent. 25/09/2017, n. 4465

Il Supremo Consesso accoglie parzialmente l’appello presentato dalle due titolari delle farmacie del comune di Maserà (PD) contro la sent. Tar Veneto n. 509/2016 per errore di fatto nella stesura della decisione (infatti i giudici veneti avevano erroneamente fatto riferimento al comune di Castelgomberto…), ma respinge nel merito il ricorso di primo grado.
In pratica, il CdS riformula la motivazione della sentenza del Tar ma conferma l’istituzione della terza sede istituita con la revisione straordinaria del 2012.

(alessia perrotta)

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