Si è dato ampio risalto a questa decisione monocratica, che è stata per di più molto enfatizzata da alcune rappresentanze sindacali dei titolari di parafarmacia, ma non solo.
È una sentenza che tuttavia non meritava/merita tanto, perché – contrariamente a quel che si è letto – non può costituire nessun “precedente”, sia pure di merito, sotto alcun aspetto.
La titolare di una farmacia (in esercizio nel centro storico/capoluogo del comune), che aveva in pratica spedito un paio di ricette facendo “sponda” sulla sua parafarmacia ubicata invece nella frazione marina dello stesso comune, è stata infatti processata per “abusivo esercizio di una professione” (art. 348 c.p.: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da centotre euro a cinquecentosedici euro”).
La sentenza è stata di “assoluzione per non aver commesso il fatto” semplicemente perché l’imputata era/è farmacista regolarmente iscritta all’albo, e dunque la decisione sembra ineccepibile e anzi era l’unica configurabile.
Avrebbe dovuto esserle semmai contestato il reato previsto nell’art. 3 della l. 362/91 (comma 1: “Chiunque apre una farmacia o ne assume l’esercizio senza la prescritta autorizzazione è punito con l’arresto fino a un mese e con l’ammenda da lire cinque milioni a lire dieci milioni”; comma 2: “Nei casi indicati nel comma 1 l’autorità sanitaria competente ordina l’immediata chiusura della farmacia”, che in questo caso sarebbe stata verosimilmente la parafarmacia), e allora – senza naturalmente voler infierire contro nessuno… – avremmo forse potuto davvero disporre di un “precedente” di un qualche interesse.
Del resto, è dato frequentemente di assistere al binomio farmacia/parafarmacia dove i due esercizi sono entrambi riconducibili anche formalmente alla stessa persona fisica, mentre sappiamo bene che una società, di persone o di capitali, titolare di una o più farmacie non può assumere – neppure dopo l’entrata in vigore della l. 124/2017 – la titolarità di una o più parafarmacia né svolgere attività in qualunque modo diverse dal suo “oggetto esclusivo” che è tuttora costituito, per il comma 2 dell’art. 7 della l. 362/91, dalla “gestione di una [ma in realtà più di una…] farmacia”.
E quel “precedente”, come detto, sarebbe stato forse utile perché non è proprio rarissimo che il “bititolare” individuale si lasci vincere dalla tentazione di… confondere i due rami di azienda con risultati non molto dissimili da quello su cui ha deciso il GOT di Catanzaro.
Come però si è appurato, PM e GIP e magari anche la parte civile (il titolare della farmacia della frazione) non sono riusciti ad avviare il procedimento nella direzione corretta.
Tutta qui la vicenda di Catanzaro e, come vediamo, non sembra vi sia spazio per conclusioni di alcun genere.

(gustavo bacigalupo)

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