Negli ultimi sei o sette mesi c’è stato in farmacia un certo calo di fatturato, specie nel comparto profumeria, mentre gli altri settori come i medicinali, gli omeopatici, il parafarmaco in generale, ma anche i cosmetici, sono rimasti stabili se non perfino in salita. 
Proprio nella cosmetica lavora una commessa che promuove o tenta di promuovere i nuovi prodotti, cioè di favorirne la vendita, ma purtroppo con scarso successo soprattutto in questi due mesi.
La mia intenzione sarebbe quindi quella di privarmi della commessa senza però dover sostenere i costi di un’eventuale impugnazione del licenziamento o comunque di contestazioni o cause di lavoro.

Seguendo peraltro alcuni precedenti, la S.C. ha recentemente (sent. n. 19655/2017) ritenuto legittimo il licenziamento di un dipendente in una vicenda in cui il datore di lavoro – pur non avendo una situazione di crisi aziendale – aveva adottato l’estremo provvedimento così da incrementare la redditività aziendale e anche, più in generale, l’efficienza gestionale.
In sostanza, il titolare aveva deciso di sopprimere un reparto (licenziando appunto il commesso che vi era preposto) proprio con l’obiettivo minimo di mantenere invariato il profitto dell’impresa.
Quindi il licenziamento è stato ritenuto legittimo perché le motivazioni che lo avevano generato sono state giudicate inerenti sia all’attività produttiva che all’organizzazione del lavoro.
Il licenziamento – ribadisce in particolare la Cassazione – è valido proprio perché alla sua base c’è un autentico progetto di riorganizzazione aziendale individuato e adottato dall’imprenditore, da cui si può comunque rilevare un ragionevole collegamento con la soppressione del posto di lavoro.
Inoltre, un’altra decisione (n. 14871/2017) aveva stabilito che il riassetto organizzativo volto a una gestione dell’impresa in termini più economici permette al datore di lavoro il licenziamento di un dipendente quando risponda alla necessità non solo di aumentare il profitto, ma anche di affrontare situazioni negative che possono tradursi in una obiettiva indifferibilità della riduzione di costi.
Ecco quindi due diverse fattispecie: la prima che considera legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ravvisato soltanto o soprattutto nella finalità di migliorare i profitti aziendali, e la seconda che invece considera il licenziamento giustificato dalla necessità di affrontare uno stato di crisi.
Nel Suo caso, pertanto, ci pare che la prima decisione citata possa forse – ma la materia del lavoro è notoriamente piena di… trappole – consentirLe di licenziare legittimamente la commessa del reparto profumeria, che infatti verrebbe bensì in questa evenienza soppresso, ma in sostanza a favore degli altri settori (farmaceutici, parafarmaco, cosmetico, ecc…), i cui profitti infatti resterebbero inalterati o addirittura potrebbero aumentare.

 (giorgio bacigalupo)

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