Spett. Studio, ho un duplice quesito da porvi. Premesso che sono titolare individuale di una farmacia dallo scorso settembre, la posso già da ora trasformare in una società? In caso affermativo, posso costituirla con mio fratello non farmacista che attualmente è però dirigente di una società di comunicazioni?

Almeno per il momento, quanto al primo interrogativo, Lei potrà “trasformare” la farmacia in una società di persone (snc o sas) o di capitali (srl o spa) soltanto dopo il compimento di tre anni [e tre anni, guarda caso, è ora diventata anche la durata minima della gestione associata “su base paritaria” della farmacia da parte dei covincitori nei concorsi straordinari] dal rilascio dell’autorizzazione all’esercizio, quindi nel Suo caso solo dal mese di settembre 2020.
Infatti, la disposizione legislativa che prevede questo periodo minimo di conservazione della titolarità della farmacia – art. 12, primo comma, l. 475/68, come modificato dall’art. 8 del Dlgs. n. 258/91 – è tuttora formalmente in piedi perché in ordine ad essa (come in ordine a tante altre ancora) non c’è stato alcun intervento abrogativo espresso da parte della l. 124/2017.
È possibile tuttavia che, per effetto delle pur scarne disposizioni della legge sulla Concorrenza che interessano il settore, il complessivo sottoinsieme normativo strettamente riguardante la titolarità e/o la gestione della farmacia possa/debba ritenersi fortemente inciso – direttamente e/o trasversalmente – dalla l. 124, e che in tale evenienza siano considerate abrogate tacitamente parecchie disposizioni “previgenti”, compresa magari anche quella appena ricordata della l. 475/68.
Per conoscere d’altra parte la vera entità dell’intervento legislativo – che in ogni caso è difficile non pensare essere andato ben al di là dell’estensione della titolarità dell’esercizio alla società di capitali e della virtuale estromissione del farmacista dalla farmacia impresa – dobbiamo probabilmente attendere non più di 3 o 4 mesi.
È il tempo cioè realisticamente necessario perché la Seconda Sezione del Consiglio di Stato (quella consultiva) esprima il parere già richiestogli su alcune delle più rilevanti questioni derivanti dal provvedimento sul piano dei principi e anche, perché no?, sui riflessi della nuova legge (laddove se ne ravvisino) sui concorsi straordinari.
È vero che al CdS il parere – che nella forma ricordiamo essere non vincolante, ma nella sostanza si – è stato forse domandato su singoli aspetti e/o specifiche criticità e pertanto non è stato verosimilmente formulato un quesito che coinvolga direttamente il sistema come tale, anche se non è sicuramente un quesito facile da articolare.
Ma non si può affatto escludere che il CdS, cammin facendo, tracci o lasci intravedere segnali certi di un’avvenuta “radicalizzazione” di tutto o gran parte del sottoinsieme normativo di cui si è detto, e anzi la sensazione è che da Palazzo Spada possano giungere conclusioni di  rilievo quasi “copernicano” su quel che la l. 4/8/2017 n. 124 implica su questo versante (che nell’intero sistema, giova sottolinearlo, è fondamentale non meno di quello che disciplina il servizio farmaceutico territoriale e degli altri due o tre sottoinsiemi che lo compongono).
Tornando comunque alla stretta “attualità”, per Lei le cose stanno per ora come detto all’inizio.
Quanto al secondo quesito, che riguarda in sostanza l’ipotetica partecipazione a una società titolare di farmacia di un “non farmacista” attualmente dipendente di un’azienda privata, crediamo che tra le prime disposizioni “previgenti” che il CdS riterrà abrogate tacitamente possa esserci proprio quella sub c) del comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91 [incompatibilità “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato”], e tra le seconde quella sub b) [incompatibilità “con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia”].
Illustreremo meglio questi nostri assunti nei prossimi giorni, ma abbiamo voluto ribadire anche qui un punto di vista d’altronde già espresso in precedenza (per quel che può valere, s’intende), perché si tratta di una questione in questo momento molto sentita anche nelle fasi terminali dei concorsi straordinari.
Alcuni vincitori in forma associata – non potendo ragionevolmente contare su un’eccessiva ampiezza di vedute degli uffici di Asl, Comuni e Regioni – temono infatti di essere costretti a scegliere tra la titolarità della farmacia loro assegnata e la conservazione di un posto di lavoro che non vogliono perdere.
Forse però, come appena accennato, non parrebbe campata in aria la prospettiva di conseguire la prima e mantenere il secondo, e quindi – per i co-assegnatari che versino in quelle condizioni – potrebbe valere la pena (tentare di) guadagnare più tempo possibile nell’auspicio che sopraggiunga presto, e comunque in tempi “utili”, un parere del Consiglio di Stato a loro favorevole, e non avere dunque rimpianti.

(gustavo bacigalupo)

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