Voi avete dichiarato di preferire la snc alla srl per ragioni anche di semplicità di gestione; io e il mio socio siamo in disaccordo su questa scelta perché io vorrei mantenere la snc.
La domanda però è questa: una volta che c’è la responsabilità limitata, non è comunque un bene per i soci? E semmai non è possibile rendere facile anche la gestione della srl applicando anche lì l’amministrazione disgiunta e altre regole già presenti nel nostro statuto di snc?
Grazie infinite.

Le ragioni che – escludendo le vicende cui invece può attagliarsi quasi per definizione la società di capitali – riteniamo depongano generalmente per la società di persone sono più di una, e quindi non è soltanto una questione di “semplicità di gestione”.
La limitazione di responsabilità che però offre la srl, ce ne rendiamo conto, esercita per parecchi (da quanto si rileva anche dalle email che riceviamo) una forte attrattiva, ma si continua a non tenere in debito conto l’eventualità non affatto teorica che – come abbiamo già osservato – banche e fornitori possano richiedere o perfino pretendere interventi in veste di fideiussori da parte dei soci.
In tal caso, infatti, questi ultimi finirebbero evidentemente per trovarsi nelle stesse condizioni di tutti i soci della snc e dei soci accomandatari della sas, e anzi senza neppure il beneficium excussionis.
La responsabilità dei soci di una srl può perciò finire in molte circostanze per essere in realtà “limitata” soltanto sulla carta.
Inoltre la srl, appunto perché persona giuridica, è strutturata per organi e proprio per tale profilo essenziale – anche volendo per il momento trascurare l’ulteriore onerosità e anche farraginosità che potrà comportare l’introduzione non lontana dell’obbligo di istituire nelle srl anche il collegio sindacale – le regole in materia di rappresentanza/amministrazione non sono le stesse della società di persone, valendo per la srl il principio della “rappresentanza generale”.
Eccoci dunque all’aspetto che secondo noi può spesso rivelarsi dirimente nella soluzione del dilemma posto nel titolo (snc o srl?), e che è il seguente: laddove in una srl si voglia optare, come indica il quesito, per un sistema di amministrazione disgiuntiva (ovvero disgiuntiva e congiuntiva secondo le operazioni da compiere) – che d’altra parte è la forma più agile di gestione di una piccola impresa come la farmacia, tanto è vero che è quella “storicamente” più gettonata per una snc o una sas con più accomandatari – uno qualunque degli amministratori potrebbe compiere all’insaputa degli altri, quindi da solo, atti perfino estranei all’oggetto sociale ma con pieno effetto dinanzi ai terzi, con il panorama di conseguenze facilmente immaginabili.
Questa impermeabilità dello statuto di una srl all’adozione di alcune delle modalità di gestione che condivisibilmente si prediligono per una snc (e talvolta anche per una sas), e in particolare proprio quella che afferisce alla rappresentanza/amministrazione, consiglia insomma grande cautela nella scelta e implica un esame attento della singola fattispecie guardando particolarmente al livello e all’intensità della famosa affectio societatis.
Questi non sono soltanto due termini latini ma esprimono/dovrebbero esprimere il motore pulsante delle società di persone, al pari comunque delle società di capitali di modeste dimensioni (le srl c.d. “piccole”, ad esempio) come saranno per lo più – almeno nei prossimi 2 o 3 anni, poi chissà – quelle formate per la gestione di farmacie.
Nonostante però il carattere spiccatamente “personalistico” che con la riforma societaria del 2003 ha assunto l’organizzazione interna delle srl, a noi sembra che l’estrema duttilità degli assetti statutari di snc e sas [le norme del codice che le disciplinano sono infatti sostanzialmente tutte derogabili, diversamente da quelle riguardanti le società di capitali] permetta il migliore adeguamento delle loro regole di funzionamento alle esigenze effettive dei soci, siano o non siano farmacisti. E questo può fare tutta la differenza e pesare dunque in termini decisivi nella soluzione del dilemma.
Per quanto quindi ci riguarda – ancora una volta non considerando per ovvi motivi le autentiche società di capitali (nazionali, multinazionali, grandi o medio-grandi) che potranno entrare nella distribuzione al dettaglio dei farmaci – la farmacia individuale nella gran parte delle vicende concrete può essere più utilmente conferita in una snc o sas, piuttosto che in una srl, e, se già costituita in società di persone, non deve necessariamente esserne modificata la forma.
Tuttavia la titolarità individuale non è per niente giunta al suo capolinea, perché conserva tuttora mille ragioni – giuridiche e fiscali –  per sopravvivere nel settore a pieno titolo, perlomeno fino a quando:

  • lo stato generale di salute del sistema farmacia [è facile capire quel che vogliamo dire],
  • e/o il quadro normativo di riferimento [plurititolarità estesa anche alle persone fisiche e caducazione dell’art. 112 TU.San.; compatibilità con la partecipazione a qualunque società titolare di farmacia e caducazione del disposto sub b) dell’art. 8 della l. 362/91; e così via],
  • e/o specifiche situazioni familiari [coniuge, figli, ecc., farmacisti e non farmacisti],
  • e/o opportunità da non perdere [vendo la farmacia perché ho ricevuto un’offerta che non posso rifiutare],
  • e/o precise opzioni di vita [vendo la farmacia e basta],

 

non indurranno a scelte diverse.
Ma è chiaro che sono scelte che passano anche per il superamento dei tanti dubbi che in questo momento caratterizzano sul piano interpretativo questa complicata transizione normativa, che come sappiamo è in buona parte ancora da decifrare.
Certo è che un articolato parere – se il Min. Salute lo richiederà, come parrebbe – delle sezioni consultive del Consiglio di Stato potrà accelerare parecchio questo processo; altrimenti chiariranno tutto, ma purtroppo in tempi lunghi e in ogni caso molto in ritardo rispetto alle esigenze, quelle giurisdizionali.

 (gustavo bacigalupo)

 

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