Come avete scritto anche voi, chi ha un figlio farmacista e uno non farmacista, ed è il mio caso, può ora cogliere questa opportunità della legge sulla concorrenza che sarà pure negativa per il settore ma almeno a me e a parecchie famiglie può convenire perché ad esempio io oggi posso costituire una società con ambedue i figli, che prima era invece impossibile.
Per di più i due fratelli vanno perfettamente d’accordo tra loro.
Quale percorso mi consigliate sia dal punto di vista giuridico che fiscale per raggiungere questo risultato?

Per l’autore del quesito la legge sulla Concorrenza è stata dunque una “mano santa”, e allo stesso modo la penseranno probabilmente i “padri di famiglia” che si trovino o si trovassero ben presto in queste stesse condizioni: ma è possibile che due o più fratelli non vadano sempre e ovunque “perfettamente d’accordo tra loro” come abbiamo appena letto e quindi si può pensare che in alcune vicende i figli farmacisti non aderiscano di buon grado alla soluzione salomonica del “paterfamilias” dandogli così qualche inatteso grattacapo.
Giudicheranno positivamente il provvedimento, lo abbiamo già rilevato, anche i titolari di farmacia che progettino la vendita dell’esercizio come scelta di vita o come chance da non perdere visto il vento che spira sul settore, o semplicemente come opportunità dettata dal possibile aumento della domanda, anche se ci pare che per il momento i “gruppi” – grandi o piccoli, nazionali o multinazionali – non siano propriamente dell’idea di scialacquare… preferendo forse evitare almeno in questa prima fase corse al rialzo dei prezzi.
Inoltre, ne potranno forse trarre qualche vantaggio anche i titolari di farmacia (in forma individuale o di società di persone) che versano in difficoltà finanziarie, specie se tanto gravi da aver condotto a una situazione di dissesto irreversibile: potranno infatti trovare in una società costituita con uno o più dei creditori (naturalmente pensiamo in particolare al grossista) una insperata ciambella di salvataggio che – oltre a scongiurare un non ipotetico fallimento, che ovviamente è una conseguenza non da poco – permetta loro non tanto l’acquisizione poco significativa di una quota minuscola del capitale della società costituenda con il creditore, quanto soprattutto la conservazione di un dignitoso posto di lavoro.
Senonché, il fermo rifiuto della l. 124/2017 di assicurare al farmacista con norme imperative e quindi almeno formalmente ineludibili – come invece ha disposto a tutela della gran parte delle altre professioni – una golden share, o comunque un ruolo anche indirettamente dominante in qualsiasi società titolare di farmacia, esprime la precisa scelta legislativa di rompere una volta per tutte quel binomio per 100 anni inscindibile costituito dalla titolarità del diritto d’esercizio della farmacia e dalla sua conduzione professionale.
Il punto di arrivo è sotto gli occhi di tutti e fino a ieri non era neppure ipotizzabile: l’assunzione della titolarità di una come di mille farmacie è ora permessa anche a un soggetto strutturato in forma di società interamente partecipata da “non farmacisti”.
È la schiacciante, scandalosa vittoria per distacco – e inevitabilmente definitiva – della farmacia-impresa sulla farmacia-professione, con tutto quel che questo vuol dire e che dunque bisogna accogliere in tempi rapidi e via via approfondire adeguatamente.

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Detto questo, è un fatto però che la l. 124/2017 favorisce/può favorire la realizzazione di programmi come il vostro – appunto quello della sistemazione della farmacia all’interno del nucleo familiare e con il consenso di tutti i suoi compenti – specie quando l’esercizio sia l’unico o il più importante cespite patrimoniale con cui soddisfare le (legittime) esigenze di coniuge e figli del titolare in forma individuale.

  • Il conferimento della farmacia

Ora, tenuto conto di quel che abbiamo appena osservato, la risposta alle esigenze che Lei descrive è semplice, perché sarà possibile costituire con i Suoi due figli indifferentemente una società di persone o una società di capitali mediante – da parte Sua – il conferimento nella società (evidentemente) della farmacia e – da parte dei figli – di denaro o crediti, come diremo meglio tra un momento.
Il valore di conferimento della farmacia sarà rappresentato dal patrimonio netto risultante ‑ nel caso della società di persone – dal bilancio di conferimento allegato all’atto di costituzione, ovvero – nel caso di società di capitali – da una perizia di stima redatta da un revisore legale, in cui vengono messe in evidenza le attività e le passività aziendali in base ai valori effettivi, e pertanto dal lato attivo le attrezzature, le scorte di merci, i crediti, il denaro, ecc. e dal lato passivo gli scoperti di banca, l’accantonamento TFR, i debiti v/fornitori, i debiti per imposte e contributi, ecc.
Tra le attività può tuttavia essere inserito anche il valore di avviamento calcolato secondo il criterio c.d. “reddituale”, perciò il valore attuale del reddito dell’anno per un determinato periodo di tempo al tasso corrente dell’investimento.
Così, ad esempio, se il reddito è pari ad € 50.000, il valore dell’avviamento corrisponderà ad € 455.000, derivante dalla moltiplicazione di € 50.000 per il coefficiente 9,10 previsto dalla matematica finanziaria, considerato un investimento a 15 anni al tasso del 7,5%, che infatti l’“economia” vorrebbe che l’imprenditore ritraesse dalla sua attività per compensare il suo lavoro, oltre all’investimento alternativo e alla sua remunerazione.

  • Gli effetti fiscali del conferimento della farmacia

Per di più, dal punto di vista fiscale il conferimento di azienda in società (di persone o di capitale) è fiscalmente neutro, perciò non genera plusvalenze imponibili, ma la legge – attenzione – prevede la facoltà (non è perciò un obbligo) della società conferitaria di “affrancare” fiscalmente uno o più valori dell’azienda conferita (ad esempio, l’avviamento) per poter poi dedurre in quote di ammortamento il valore affrancato.
In particolare, ove si scelga di assoggettare a imposta sostitutiva del 16% (da pagare in unica soluzione entro il mese di giugno dell’anno successivo all’operazione di conferimento) tale valore di avviamento, quest’ultimo potrà essere dedotto in cinque anni, mentre – se si opta per il versamento del 12% (da liquidare in tre soluzioni annuali con un interesse del 3% annuo) – l’avviamento potrà essere dedotto in diciotto anni.
La società, in pratica lei e i suoi familiari, potrà così lucrare la differenza tra l’importo corrispondente al versamento dell’imposta sostitutiva (12 o 16%) e l’aliquota marginale (che come noto arriva al 43%, oltre alle addizionali Irpef comunali e regionali) applicata a ciascun socio sul reddito di partecipazione alla società di persone.
Dal punto di vista dell’imposta di registro, invece, il conferimento è assoggettato al tributo in misura fissa di € 200.

  • Il conferimento da parte dei collaboratori familiari

I Suoi figli, se la farmacia – come sembra plausibile – è stata gestita in impresa familiare, potranno apportare il credito corrispondente ai diritti maturati ai sensi dell’art. 230bis del cod. civ. (utili maturati e non liquidati, oltre agli incrementi patrimoniali dell’azienda in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato); diversamente, in assenza per l’uno e/o l’altro dei figli di un rapporto di impresa familiare, l’apporto sarà costituito da crediti di natura diversa, oppure da un ammontare in denaro.

  • Il capitale sociale

La sommatoria dei vari conferimenti (farmacia, crediti, denaro) costituisce il capitale sociale.
Se perciò l’imprenditore individuale apporta – poniamo – un valore aziendale pari a € 600.000 e i due figli apportano ciascuno € 75.000, il capitale sociale ammonterà a complessivi € 750.000, di cui l’80% ascritto all’ex titolare e la restante parte, cioè il 20%, attribuito a ciascuno dei due in ragione del 10%.

  • Forme sociali

La forma sociale, come detto, può essere indifferentemente quella delle società di persone (snc o sas) o della società di capitali (srl, spa, sapa).
La diversità fondamentale sta in particolare, come sappiamo, nella responsabilità personale che – per tutti i soci di una snc o per il socio accomandatario di una sas – è solidale, illimitata e sussidiaria rispetto alle obbligazioni sociali, mentre il socio di una srl in “astratto” non è chiamato a risponderne.
Solo in “astratto”, però, dato che laddove la società abbia bisogno di affidamenti, finanziamenti od opere o acquisti di un certo rilievo (il che nella gestione di una farmacia non è propriamente infrequente), sarà cura delle banche, degli istituti finanziari e dei creditori in genere chiedere singolarmente a ogni socio un intervento fideiussorio, rischiando così di vanificare il “privilegio” di chi partecipi a una società di capitali.
Anzi, paradossalmente, mentre nella società di persone la responsabilità del socio, ribadiamo, è sussidiaria e pertanto il creditore deve prima escutere la società, il socio invece della srl – quando abbia prestato a favore della società fideiussione “a prima chiamata”, quella cioè che esclude il beneficio della preventiva escussione della società – può essere direttamente e immediatamente coinvolto nella richiesta di pagamento dell’obbligazione non soddisfatta dalla srl come tale.
E anche dal punto di vista fiscale, con l’introduzione dell’IRI, il regime di tassazione delle società di persone è stato in sostanza parificato a quello della società di capitali, cosicché anche questo aspetto non può rivelarsi decisivo per la scelta, che va quindi operata – ci pare – tenendo conto e rispettando la natura della società stessa, ma rispondendo alla domanda se nella singola vicenda prevale l’aspetto “personalistico” del rapporto sociale (non essendo indifferente la persona che lavorerà al mio fianco) oppure quello “capitalistico” (per cui non mi cambia granché se il socio è il Dr. Rossi o un capitalista come la Fiat o un investitore istituzionale come un fondo).
E’ necessario anche tener conto che la società di capitali è, per così dire, più “rigida” con riguardo alla gestione della farmacia sociale, oltre a dover rispettare numerosi adempimenti invece assenti o molto ridotti e/o semplificati nella società di persone, come abbiamo sottolineato più volte anche di recente e come diremo ancora.
Nel Suo caso, insomma, che vede un padre e due figli condurre insieme una piccola impresa di vendita al dettaglio (e poco importa che qui si tratti di farmaci), la snc può presentarsi come la soluzione più aderente ai vs. bisogni, tanto più nell’ipotesi – non certo campata in aria nella Sua vicenda – in cui in un futuro più o meno prossimo Lei vorrà attribuire ai due figli almeno una frazione della Sua quota sociale di partenza.

  • Statuto societario

Infine, qualunque sia la forma sociale prescelta, riveste un ruolo fondamentale lo statuto della società, destinato a regolare i rapporti tra le parti in funzione – almeno tendenzialmente – delle esigenze di ciascuna di loro e del buon andamento della farmacia sociale.
Sono perciò tutti profili in realtà molto importanti, come la durata della società, la direzione della farmacia sociale, la cedibilità delle quote, il caso della premorienza del socio, il recesso, l’esclusione, la liquidazione del socio, lo scioglimento della società e così via.
Ma il nodo più intricato da sciogliere è sicuramente quello della rappresentanza e dell’amministrazione che tuttavia, per gli aspetti di grande criticità che presenta/può presentare nella società di capitali, rafforzano ulteriormente – soprattutto quando si tratti di aziende di dimensioni contenute e prive di specifiche complessità gestionali – le nostre decise preferenze per la società di persone.
Anche su questo dovremo dunque tornare.

(franco lucidi – gustavo bacigalupo)

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