Come altre farmacie della città, anche noi vorremmo installare in una saletta multifunzionale una sorta di centro estetico in cui previo contratto con noi opererebbe l’estetista, rilasciando fatture direttamente al cliente e riconoscendo una percentuale alla farmacia.

E’ vero che l’unico autentico precedente – Tar Lazio n. 5036 del 20/05/2013 – riguarda il solo territorio romano e ammette l’esercizio dell’attività di estetista anche all’interno di una farmacia, ma in realtà non si riscontrano disposizioni che ne vietino lo svolgimento, pur se alcuni Ordini dei Farmacisti (in numero sempre minore, peraltro) tuttora faticano a vedere di buon occhio il “connubio” farmacia/estetista sul piano, s’intende, meramente deontologico.
E’ chiaro però che stiamo parlando di un’attività comunque regolamentata da norme statali (L. 1/1990), ma soprattutto da disposizioni regionali e comunali.
Nell’attività di estetista rientrano segnatamente “tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti”; come si vede, questa è una definizione talmente ampia da consentire che vi rientri ogni prestazione e/o trattamento sulla superficie del corpo che abbia tali finalità, inclusi pertanto anche il manicure e il pedicure.
E’ un’attività che può in ogni caso essere svolta sia con tecniche manuali che utilizzando apparecchi e/o alcuni specifici prodotti cosmetici, ma evidentemente vi è estranea qualsiasi prestazione con fini terapeutici, anche se poi nel concreto le linee di confine non sono così nette da rendere agevole un’adeguata distinzione tra quel che all’estetista è consentito e quello che non lo é.
Chi effettua i trattamenti estetici, tuttavia, deve comunque essere in possesso di un valido titolo professionale, ma in pratica bisognerà far riferimento, in particolare, sia al regolamento comunale che alle direttive della Asl competente per quel che riguarda specificamente i requisiti igienico-sanitari dei locali adibiti all’attività, che d’altra parte – come noto – dovranno essere funzionalmente e materialmente, per così dire, autonomi rispetto a quelli in cui si esercita la farmacia (la famosa “cabina estetica”).
Ora, l’accordo estetista-farmacia può benissimo assumere la veste di un rapporto libero‑professionale e del resto la l. 1/1990 specifica che quest’attività è esercitata in forma di impresa, individuale o societaria, e richiede l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane; anzi, se guardiamo attentamente, è proprio questa probabilmente la soluzione migliore per la farmacia e comunque da prediligere – per intuibili ragioni – rispetto a quella di un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa (che comunque é ormai impedita dagli ultimi jobs act).
Contrariamente però alla soluzione indicata nel quesito, sarebbe forse preferibile che il rapporto finale con il cliente sia lasciato alla farmacia, regolando dunque con un accordo “interno” le competenze dell’estetista secondo le intese economiche raggiunte.
Il servizio viene infatti pur sempre reso in farmacia (proprio per questo alla farmacia incombe sicuramente, tra l’altro, l’obbligo della verifica dell’idoneità del titolo professionale posseduto dall’estetista) e anche ragioni – come dire – di immagine professionale parrebbero suggerire che il cliente abbia appunto a che fare soltanto con la farmacia.
D’altronde, e sarebbe lo stesso anche nel caso in cui fosse l’estetista a intrattenere il rapporto finale con il cliente, dovrebbe essere la farmacia come tale a dover rispondere sul piano strettamente civilistico degli eventuali danni arrecati dalle prestazioni (male) eseguite dall’estetista.
Una ragione di più, quindi, per rimettere alla farmacia la gestione dell’“ultimo miglio” delle prestazioni che l’estetista rende al cliente – lo ribadiamo – nel quadro di un rapporto con la farmacia di lavoro autonomo.

 (stefano civitareale)

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