Sono una delle vincitrici di una sede nel concorso straordinario; ho letto molti dei vostri articoli, tra cui “un altro convitato di pietra”. Io lavoro in un ospedale con contratto di co.co.co e mi chiedo se alla luce di quanto letto in quell’articolo e dell’approvazione del ddl concorrenza, ci siano delle speranze per me di mantenere il contratto dopo l’assegnazione della farmacia.

Come si sarà forse potuto rilevare anche dalle nostre note di questi giorni, la l. 124/17 non si cura di modificare, o tentare di riordinare in un modo qualunque le figure di incompatibilità indicate – per chi partecipi (farmacista o non farmacista) a una società (di persone o di capitali) titolare di farmacia – sub b) e c) dell’art. 8 della l. 362/91, limitandosi pilatescamente a richiamarle “in quanto compatibili”.
Un po’ tutti però siamo convinti che il nuovo assetto normativo – e in particolare proprio l’estensione della titolarità di una farmacia alla società di capitali e del diritto di parteciparvi anche ai “non farmacisti” – non può non avere inciso sul mini‑sistema delle incompatibilità, anche se, ecco il punto, in termini ancora da definire pienamente.
Spetta quindi all’interprete tentare di far luce nelle varie vicende, ma – ribadendo quanto rilevato poco tempo fa – dovrà ineludibilmente essere il Consiglio di Stato a dire l’ultima e decisiva parola, con tutte le complicazioni che nel frattempo sono sorte e insorgeranno in parecchi casi concreti per le incertezze che stanno caratterizzando (peraltro comprensibilmente) l’operato dei funzionari di Asl, Comuni, ecc., quando chiamati all’adozione di provvedimenti amministrativi.
Ritenendo in ogni caso molto improbabile una qualsiasi incursione riparatrice del legislatore, non resta che auspicare, per una ragionevole accelerazione dei tempi di risoluzione, qualche lucida nota di avvocature regionali e/o comunali e magari dell’ufficio legislativo del Ministero della Salute, pur con la modesta rilevanza giuridica di interventi del genere.
Tuttavia, per quanto riguarda il Suo caso a noi pare – come abbiamo già avuto occasione di chiarire – che il disposto sub c) dell’art. 8 si rivolga soltanto a rapporti di lavoro subordinato, pubblico o privato, e dunque la Sua attuale co.co.co., anche se in atto con un’amministrazione pubblica, non dovrebbe impedirLe la conservazione di tale rapporto nonostante Lei partecipi alla società formata con i co-vincitori della sede.
E per le stesse ragioni deve ritenersi compatibile anche lo svolgimento di un’attività in regime di “partita iva”, ma, attenzione, le prestazioni (di farmacista) non possono essere rese – all’interno né di una co.co.co., né di una “partita iva”, né di una qualunque altra attività di lavoro autonomo [e men che meno ovviamente di lavoro dipendente] – ad “altra farmacia”.
Almeno in questo momento, infatti, le incompatibilità indicate sub b) parrebbero senz’altro essere sopravvissute come tali anche alla l. 124/17, pur trattandosi evidentemente di figure (“posizione di titolare, gestore provvisorio, ecc.”) che possono riguardare soltanto soci farmacisti.
Certo è però che c’è ancora tanto da lavorare …

(gustavo bacigalupo)

P.S.Come sapete, anche il Convegno di Pisa di ieri, egregiamente organizzato da Franco Falorni, era interamente dedicato alla l. 124/2017: trattazione ad ampio spettro, interventi sintetici ma esaurienti e dibattito finale. Un indubbio successo.

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