Con una recente sentenza, la Cassazione ha statuito il principio secondo cui, se – da un lato – l’Agenzia delle Entrate può utilizzare presunzioni semplici (prive perciò dei requisiti di gravità, precisione e concordanza) per accertare il reddito di un contribuente che non ha presentato la dichiarazione dei redditi, quest’ultimo – dall’altro – è legittimato a provare i fatti contrari alle tesi erariali in qualunque modo, tenuto conto che la legge non ha “tipizzato” le prove da produrre all’Amministrazione finanziaria.
Nella vicenda esaminata dalla Suprema Corte, l’Erario ha contestato a una contribuente la mancata dichiarazione di redditi per l’importo corrispondente al denaro necessario all’acquisto di due immobili intervenuto negli stessi anni d’imposta.
La contribuente ha però dimostrato che il “futuro marito” ha fornito la relativa provvista mediante bonifici bancari attestanti “sussidi e regalie” (producendo naturalmente anche in giudizio gli estratti conto), che i giudici hanno ritenuto costituire una prova sufficiente a contrastare la pretesa del Fisco avuto riguardo, come detto, all’ampia possibilità di prospettare qualunque prova contraria, tanto più che nel caso concreto quei bonifici rappresentavano una “donazione indiretta” alla “futura moglie” ai sensi dell’art. 809 del cod. civ.
Lo stesso principio può quindi essere invocato e applicato anche nei casi – tutt’altro che infrequenti – di acquisto di un immobile da parte del padre/madre a favore del figlio/a e dunque la raccomandazione è naturalmente quella di conservare la documentazione bancaria attestante la relativa movimentazione.

(stefano lucidi)

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