Abbiamo voluto intitolare queste brevi note replicando l’incipit del titolo del Convegno organizzato a Pisa da Franco Falorni per lunedì 9 ottobre ore 10,30 – 16, perché quello dei più e dei meno della l. 124/17 è naturalmente il tema centrale di questi tempi e ancor più forse dei tempi che verranno.
Per quanto ci riguarda sugli uni (i più) e sugli altri (i meno) abbiamo già scritto ampiamente in questi tre anni di gestazione del provvedimento: tra i vari nostri interventi, però, quello a più ampio spettro rispetto al titolo crediamo sia rinvenibile nella Sediva News del 24.09.2015 (Il testo del ddl. concorrenza va in discussione alla Camera), e comunque potrete trovare tanto altro negli archivi della Rubrica sul sito www.sediva.it.
Non dobbiamo perciò ripeterci, anche se cronologicamente la grande picconata al vecchio e glorioso sistema farmacia [di quello nuovo – che, chissà come, potrebbe magari essere ancora più… glorioso – parleremo quando ne avremo la migliore cognizione] è stata inferta in realtà soltanto con l’ultimo maxi-emendamento governativo presentato al Senato, che confermando il testo approvato dalla Camera ha ufficializzato l’apertura ‑ definitiva e irreversibile, evidentemente – agli investitori non farmacisti del 100% del capitale delle società titolari di farmacia (con quel limite ridicolo del 20% …), ma per ciò stesso, come si è ricordato qualche giorno fa, introducendo nell’ordinamento di settore il principio, esattamente opposto a quello vigente sino al 29 agosto, della piena e assoluta scindibilità tra farmacia-impresa (individuale o collettiva), farmacia-servizio pubblico e farmacia‑professione o più semplicemente, se si preferisce, tra titolarità dell’esercizio e sua conduzione professionale.
Ci sembra che tanto possa bastare perché il saldo algebrico tra i più e i meno debba rivelarsi – specie nel medio/lungo periodo – di segno decisamente negativo, pure se con grande nostra sorpresa abbiamo letto qualche tempo fa giudizi lusinghieri sul testo del ddl da parte di strutture societarie interamente partecipate da farmacisti.
Anche qualche commentatore ha disegnato un futuro per la categoria ricco di soluzioni alternative e di scatole cinesi ma dimenticando quali siano le realtà che caratterizzano buona parte delle circa 18/19.000 farmacie private, e d’altronde siamo convinti che i titolari di farmacia – e verosimilmente anche i professionisti che li assistono – avrebbero votato, se il loro voto avesse contato qualcosa, per l’accantonamento del provvedimento, tuttavia censurabile in più parti e non solo per quel che dispongono sulle farmacie i commi 157-165 del suo art. 1 [si pensi ai dentisti, perfettamente allineati – quanto al libero accesso del capitale – alle farmacie, diversamente dalle altre professioni, dove l’ingresso del capitale è stato invece limitato a un terzo].
Fatto sta che le cose qui sono andate come sono andate e con il provvedimento è dunque necessario che i farmacisti imparino a convivere, e così pure i loro consulenti chiamati – ognuno per la sua competenza e le esperienze maturate nel settore – a tentare sotto i vari profili di contribuire all’individuazione delle misure opportune e/o necessarie per “continuare a vivere in un sistema farmacia in continuo cambiamento” (così la seconda parte del titolo del Convegno pisano, cui personalmente non intendiamo mancare).
L’impegno è immane per gli uni come per gli altri e allora è comprensibile che i primi (in pratica, sono i titolari di quelle che sin d’ora stiamo giustamente chiamando farmacie indipendenti) si stiano organizzando sotto varie forme, sia singolarmente come azienda che collettivamente come pool di aziende (“reti”, “rete delle reti”, e così via), e che i secondi (gli Studi professionali) si muovano allo stesso modo e mettano a punto strategie condivise che, ferma anche qui l’indipendenza del singolo Studio, ci permetta di perseguire in termini adeguati uno degli obiettivi primari dell’Accordo di Community tra noi intervenuto e sottoscritto ieri a Bologna, quello della “difesa e sostegno dei maggiori livelli di indipendenza dei farmacisti”.
Se pensieri e azioni andranno d’accordo, lo scopriremo vivendo.

(gustavo bacigalupo)

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