Ne abbiamo già parlato altre volte ma quello dell’IRI è un tema ormai di massima attualità e merita quindi di essere riaffrontato adeguatamente.
Abbiamo tuttavia scelto, per facilitarvi il più possibile la lettura, di ripercorrerlo con domande e risposte.

  • Che vuol dire IRI?

L’IRI è l’acronimo di “Imposta sul Reddito d’Impresa”. Si tratta, per la precisione, di una tassazione separata che determina per l’effetto l’esclusione del reddito di impresa dal reddito complessivo indicato nella dichiarazione dei redditi, in base al quale vengono corrisposti i saldi e gli acconti liquidati nella dichiarazione stessa.

  • Qual è la sua base imponibile?

Tutto il reddito d’esercizio che non sia stato prelevato nel corso dell’anno stesso dal titolare e/o dai collaboratori dell’impresa familiare ovvero dai soci.
E però si tratta qui del reddito fiscale, vale a dire dell’utile civilistico aumentato o diminuito delle variazioni in aumento o in diminuzione sul quadro RF, dedotte le somme prelevate dall’imprenditore e dai suoi collaboratori familiari, ovvero dai soci; tale reddito costituisce il c.d. plafond dell’IRI entro cui sono ammissibili, per l’appunto, i suddetti prelievi.

  • Qual è l’aliquota?

Quella fissa del 24%.

  • Per quali imprese si applica l’IRI?

Per le farmacie individuali, comprese quelle organizzate in impresa familiare, per le sas, per le snc e anche per le srl a ristretta base proprietaria, in pratica quelle con non più di dieci soci persone fisiche e con ricavi che non superano i limiti per l’applicazione (€ 5.164.569) degli studi di settore; e però, si badi bene, l’applicazione dell’IRI alle srl postula anche che esse non abbiano espressamente optato (benché srl) per il regime della trasparenza, per il quale ‑ come del resto sarà ormai noto a tutti Voi – il reddito di una società non è dichiarato dalla stessa come tale ma è imputato direttamente ai soci secondo la quota di partecipazione di ognuno, prescindendo in ogni caso dall’effettiva percezione degli utili.

  • Possono optare per l’IRI le imprese con un deficit patrimoniale rappresentato dalla voce di bilancio “prelievo titolare”?

, perché stiamo parlando di un particolare regime di tassazione del reddito di impresa al quale restano estranei i prelievi patrimoniali.

  • Da quale anno si applica l’IRI?

Per la prima volta sui redditi prodotti nell’anno 2017 e quindi i primi conteggi saranno effettuati per le scadenze di giugno 2018.

  • Le somme prelevate nel corso del 2017 sono perciò tassate in capo ai soci?

, se si tratta di prelievi di utili relativi all’esercizio 2017; invece no, se si tratta di somme prelevate da utili o riserve maturati al 31.12.2016, essendo in tal caso esclusi dalla tassazione (poiché già tassati per “trasparenza”).
Esempio: se il 2016 chiude con un reddito di 100 sul quale è stata pagata l’IRPEF dall’imprenditore individuale, e/o dai collaboratori familiari o dai soci per “trasparenza”, il prelievo degli utili 2016 o di anni precedenti, pur effettuato nel corso del 2017, non sconta alcuna imposta.

  • Chi preleva somme nel corso del 2017, a valere sugli utili e/o sulle riserve formate in anni precedenti al 2017, può ridurre gli acconti, compreso quello di novembre?

. Infatti, se tutto l’utile maturato nel 2017 è lasciato in azienda e assoggettato a tassazione separata, dato che le somme prelevate non scontano alcuna imposta e pertanto non vengono ricomprese nel reddito complessivo da indicare in dichiarazione, gli acconti di novembre 2017 possono essere ridotti in via previsionale in funzione degli eventuali altri redditi posseduti.

  • Se si opta per l’IRI, ai soci delle snc e delle sas, nonché ai componenti l’impresa familiare, il reddito viene sempre imputato secondo la trasparenza, dunque a prescindere dalla percezione del reddito?

No. Per chi opta per l’IRI non si applica la trasparenza e quindi due soci (poniamo) al 50%, non devono dichiarare tutto il reddito d’impresa metà per ciascuno, ma soltanto l’importo eventualmente ed effettivamente prelevato nel corso dell’anno di riferimento.

  • Cosa dichiarano allora il socio e/o il collaboratore familiare?

Sia l’uno che l’altro dichiarano il reddito prelevato (ad esempio nel 2017 e di pertinenza del 2017), tenendo presente che l’IRI viene pagata dall’impresa individuale o dalla società.

  • Se in un anno viene prelevato (in tutto o in parte) il reddito prodotto, che succede?

Sostanzialmente per quell’anno perdo (in tutto o in parte) il beneficio della tassazione ridotta.
In altri termini, se si opta per l’IRI ma se nel corso di un anno compreso nel quinquennio viene prelevato tutto il reddito (dal titolare e/o collaboratori familiari, o dai soci) prodotto, questo per trasparenza verrà imputato al titolare e ai collaboratori, ovvero ai soci, e l’IRI verrà quindi “azzerata”; se invece, per un reddito di impresa di 100, viene prelevato nel corso dell’anno 80, la base imponibile ad IRI sarà 20 sulla quale l’impresa pagherà il 24% (cioè 4,8) mentre gli 80 saranno imputati per trasparenza al titolare e/o ai soci o collaboratori familiari in proporzione alle quote sociali possedute e sconteranno le imposte in dichiarazione.

  • Perché una snc o una sas può ripartire un reddito anche se ha un deficit?

Non è esattamente così, e anzi in realtà le cose stanno esattamente all’opposto.
Infatti, anche se Cassazione recentemente ha stabilito che per le società di persone non è obbligatorio far luogo al ripiano delle perdite poiché i creditori non sono garantiti dal patrimonio sociale – come è, invece, nelle società di capitali –  bensì dalla responsabilità solidale, illimitata e sussidiaria dei soci, tuttavia, in caso di deficit, l’art. 2303 c.c. proibisce la distribuzione di utili finché il capitale sociale non sia reintegrato.
Quindi, in definitiva, se la società è in perdita, tutti fermi.

  • Come si fa a seguire contabilmente il nuovo regime di tassazione che in pratica può interessare gran parte delle farmacie?

Occorre controllare e verificare che i prelievi vengano operati dal titolare, dai collaboratori dell’eventuale impresa familiare e dai soci, seguendo più o meno questo “protocollo” operativo:
– tutti gli incassi devono essere versati in banca;
– tutti i pagamenti devono essere effettuati tramite il canale bancario, quindi con assegni e/o bonifici;
– le piccole spese devono essere sostenute con carte di credito e/o bancomat intestato alla farmacia;
– i prelevamenti di utile devono avvenire con bonifici bancari dal c/c della farmacia ai c/c dei beneficiari con la causale “pagamento di utili”.

  • Ma l’IRI è obbligatoria? Oppure è soltanto un regime facoltativo al quale si è liberi di aderire o meno?
    L’IRI non è un obbligo ma per l’appunto un regime facoltativo cui si accede per opzione vincolante però per cinque anni (peraltro rinnovabile) e da esercitare in sede di dichiarazione dei redditi. Se nel corso del quinquennio la società di scioglie e ci sono utili ancora da ripartire, l’IRI scontata sugli stessi costituisce un credito d’imposta.
  • E qual è l’imponibile INPS per il collaboratore familiare che versa i contributi alla Gestione commercianti?

Ancora il Ministero non si è pronunciato, ma dovrebbe essere il reddito determinato secondo il criterio della trasparenza.

  • Insomma, l’IRI conviene a tutte le imprese?

Non a tutte: la convenienza dell’opzione dipende da diverse variabili; per fare un solo esempio che tuttavia può in qualche caso essere significativo, chi ha forti deduzioni o detrazioni (come quelle per vitalizi o forme assicurative, inclusi i contributi versati all’INPS per la Gestione commercianti) non può più dedurre/detrarre questi oneri perché l’IRI, essendo una tassazione sostitutiva secca (pensiamo alla cedolare secca nelle locazioni) non permette proprio perché tale di usufruire di questi sconti fiscali.

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In conclusione, ferma l’analisi delle singole situazioni, in linea generale bisogna naturalmente evitare di confondere il reddito civilistico, che segna il tetto dei prelievi, e il reddito assoggettato all’IRI, che va ad alimentare il plafond di cui sopra e che è invece costituito dal reddito fiscale.
Sta di fatto però – ed è un punto spesso molto… dolente – che diventa ancor più imprescindibile una contabilità pressoché impeccabile dei movimenti finanziari della farmacia che può frequentemente comportare una riduzione anche consistente dei prelevamenti da parte dei titolari e/o familiari e/o soci, e questo soprattutto nell’ultima parte dell’anno (e già a partire dal 2017), perché, contraendo la quota di reddito assoggettata ad IRI, viene di conseguenza ridimensionano anche il beneficio fiscale della tassazione ad aliquota ridotta.

(franco lucidi)

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