Vorrei chiarirmi alcuni dubbi in merito al vostro articolo sulle modalità di successione e sul congelamento di un conto alla morte del titolare.
La banca può congelare un conto bancario pur non ricevendo alcuna comunicazione del decesso? Cosa serve alla banca per congelare un conto dopo la morte?

In realtà le banche non attendono necessariamente una comunicazione formale del decesso del titolare di un conto corrente, ma tendono a procedere in via prudenziale al “congelamento” dei rapporti finanziari accesi presso di loro anche al solo “sospetto” del verificarsi di quell’evento, salvo poi acquisire conferma dagli eredi che vogliano eventualmente recuperare le somme giacenti sul conto.
In pratica, quindi, è bene che gli eredi informino la banca il prima possibile, producendo, in attesa della presentazione della dichiarazione di successione, (quanto meno) una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà della qualità di erede [e – in presenza di più eredi – della quota di spettanza di ciascuno di loro] così da poter essere evidentemente immessi nella disponibilità delle somme depositate.
Si consideri tuttavia che per alcuni istituti questa formalità potrebbe non essere sufficiente, richiedendo invece la dichiarazione di successione vera e propria e dunque a questo punto – ove l’acquisizione di quelle somme dovesse rivelarsi urgente – si potrebbe presentare una dichiarazione di successione (c.d. “parziale” o “a stralcio”) che ricomprenda le sole disponibilità bancarie, da integrare naturalmente in prosieguo di tempo con gli altri beni facenti parte dell’asse ereditario.
Chiarito questo, è però forse utile per completezza una breve sintesi – replicando in parte le note cui il quesito si riferisce – di quel che accade “intorno” al conto corrente dopo la morte del titolare.
Sappiamo che con il decesso di una persona i suoi beni patrimoniali (comprese le giacenze bancarie) vengono trasferiti ai chiamati che accettano l’eredità.
Come detto, generalmente alla morte del cliente l’istituto di credito provvede per l’appunto al “congelamento” di tutti i rapporti in essere non consentendo più alcuna operazione; inoltre, a seguito del decesso si estinguono anche tutti i poteri di firma che il titolare aveva concesso a terzi quando era in vita, cosicché da quel momento chiunque fosse stato delegato ad operare sul c/c non potrà più effettuare alcuna operazione.
Si renderà pertanto verosimilmente necessario presentare alla banca una copia della dichiarazione di successione, sempre che non sussistano le condizioni di esonero da quest’obbligo perché in tal caso gli istituti di credito richiedono usualmente una dichiarazione in questo senso da parte di un coerede in duplice copia (essendo infatti poi tenuti a trasmetterne una all’Agenzia delle Entrate).
Una volta identificati gli eredi, la loro legittimazione a disporre delle somme depositate nel conto corrente del de cuius si atteggia diversamente secondo l’intestazione del conto.
Se infatti il c/c era intestato soltanto al deceduto, gli eredi – una volta accettata espressamente o tacitamente l’eredità – possono disporne liberamente.
Se vi sono più eredi – tutti contitolari del conto – ciascuno potrebbe prelevare la propria quota indipendentemente dal consenso degli altri, anche se il principio si scontra nei fatti anche qui con la prassi degli istituti bancari che, a scanso di qualunque responsabilità, sono per lo più orientati a sbloccare il conto soltanto in presenza e con l’accordo di tutti gli eredi.
Merita anche una particolare menzione il caso del conto corrente intestato al solo de cuius coniugato in regime di comunione legale dei beni.
L’art. 177 c.c. dispone al riguardo che cadono in comunione sia i frutti dei beni personali, sia i proventi dell’attività separata dei coniugi “non consumati” al momento dello scioglimento della comunione; perciò il coniuge superstite, ove in regime di comunione legale con il de cuius, potrà beneficiare del 50% del conto corrente intestato a quest’ultimo e, s’intende, senza necessità dell’intervento di un qualsiasi altro erede.
La banca, dunque, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) acconsentire che il coniuge superstite disponga della metà delle giacenze del c/c senza appunto concorrere con gli altri eredi, che potranno invece iure successionis individuare la rispettiva quota solo sul residuo.
Diversamente, il caso del conto corrente cointestato al defunto congiuntamente con altri presenta maggiori criticità: in tale ipotesi cadrà in successione solo la quota che spetta(va) al defunto.
Ma gli altri cointestatari potrebbero chiedere l’intera liquidazione del conto e in proposito bisogna dapprima distinguere se il conto cointestato prevedeva firma congiunta ovvero disgiunta.
Nella prima ipotesi il conto dovrebbe rimanere bloccato sino alla certa identificazione degli eredi legittimi che agiranno sul conto congiuntamente agli altri co-intestatari; nella seconda, invece, non essendo necessaria una pluralità di firme per poter operare sul conto, il cointestatario potrà legittimamente gestire, oltre che la propria quota, anche quella astrattamente riferibile al defunto.
Ancora una volta tuttavia bisogna probabilmente fare i conti con l’istituto bancario, che potrebbe infatti – guarda caso – non essere d’accordo e mantenere il blocco sul c/c sempre per evitare coinvolgimenti di qualunque natura in ipotetiche liti interne tra eredi e/o tra uno o più di loro e altri cointestatari; e questo anche a dispetto della giurisprudenza in materia secondo la quale, a fronte di un rapporto cointestato a firma disgiunta, potenzialmente sarebbero legittimati ad operare per l’intero tanto il cointestatario superstite quanto gli stessi eredi.
Concludendo, in queste circostanze è opportuno, come a questo punto forse sarà chiaro, operare al più presto una seria ricognizione sia delle modalità di intestazione e/o tenuta dei conti correnti bancari caduti in successione ma anche e soprattutto degli orientamenti “gestionali” assunti dalla banca presso cui i rapporti sono detenuti, così da potersi regolare per il meglio, e augurandosi ovviamente che l’istituto non interponga ostacoli insuperabili.

(stefano civitareale)

 

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