Vi preghiamo di rispondere al seguente quesito che ci ha posto un farmacista iscritto al nostro Albo:
“Vorrei sapere se, nel caso di trasformazione della farmacia da ditta individuale in snc o srl, sono dovuti i contributi INPS da parte del farmacista amministratore cui spetti un compenso, e, in caso affermativo, se i contributi sono dovuti anche, continuando a svolgere le mansioni di amministratore, successivamente al pensionamento ENPAF e se viceversa la contribuzione all’ENPAF permane anche dopo il pensionamento Inps”.

L’eventualità che il compenso liquidato al farmacista/socio/amministratore di una società di persone (snc o sas) sia assoggettato alla contribuzione separata Inps è molto concreta, tenuto conto che una sentenza della Cassazione ha affermato questo principio in una vicenda che coinvolgeva proprio una farmacia, anche se non siamo a conoscenza di iniziative da parte dell’Istituto previdenziale dirette al recupero della contribuzione su questi emolumenti.
Se invece il farmacista è socio e amministratore di una società di capitali (srl), sull’assoggettamento a contribuzione Inps dell’importo eventualmente percepito, con la conseguente sua iscrizione nella Gestione separata, non può esserci alcun dubbio.
Inoltre, se abbiamo ben compreso la seconda parte del quesito, il farmacista socio – solo perché socio – deve versare all’Enpaf, amministratore o non amministratore e iscritto o non iscritto alla Gestione separata, il contributo annuo in misura piena.
Tale obbligo contributivo nei confronti dell’Enpaf permane anche nel caso non del tutto ipotetico in cui egli, nella sua veste di amministratore della società di persone (o di capitali), abbia versato negli anni la contribuzione separata fino a maturare in questa sua posizione il trattamento pensionistico, come del resto – specularmente – permane l’obbligo contributivo nei confronti della Gestione separata anche in caso di maturazione della pensione Enpaf.
Insomma, per un farmacista/socio/amministratore – e ci riferiamo indifferentemente, vale la pena ribadirlo, a società di persone come a società di capitali anche se per queste ultime parecchie norme, comprese forse quelle sul versante previdenziale, vanno riscritte anche e soprattutto per i soci farmacisti – i contributi all’Inps sono da lui dovuti finché percepisce un compenso nella veste di amministratore e allo stesso modo egli deve versare il contributo all’Enpaf finché permane nella veste di socio.
Naturalmente, è fatto salvo il caso che veda questo ipotetico farmacista/socio/amministratore cancellarsi dall’Albo professionale mantenendo la partecipazione sociale come ora gli sarebbe consentito dalla l. 124/17, perché in tale evenienza – a meno di inconfigurabili rivoluzioni regolamentari dell’ente di previdenza – sarebbe tenuto a versare soltanto i contributi alla Gestione separata sui compensi percepiti per lo svolgimento dell’incarico.
Potremmo ipotizzare altri scenari ma avremo modo semmai di affrontarli in prosieguo.

(stefano lucidi)

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