Ho acquistato tre anni fa una farmacia in snc con un collega ma l’acquisto della mia quota è stato in gran parte finanziato da un parente di mia moglie anche se con interessi non elevati.
Ma le difficoltà per tirare su la farmacia e i problemi che possono derivare dalla legge sulla Concorrenza ci preoccupano e soprattutto preoccupano il collega che teme qualche azione contro la società da parte del mio finanziatore al quale purtroppo non riesco a pagare puntualmente le varie rate del prestito.

È un tema sempre molto attuale, ancor più di questi tempi in cui molti titolari di farmacia sembra intendano (comprensibilmente, almeno in alcune circostanze) costituire una società di persone o di capitali con il coniuge e/o il figlio e/o altri parenti stretti non farmacisti, e trascurando per il momento le ipotesi – che ovviamente non sono mere ipotesi – di ingresso per tutt’altre ragioni nelle compagini sociali di ben diverse persone fisiche o giuridiche.
Evitando però di ingolfare le idee di chi legge con noiosi trattatelli di diritto commerciale –  che nel settore sembra purtroppo destinato a sopraffare per larghi tratti il diritto amministrativo – esamineremo uno alla volta i vari aspetti che possono caratterizzare la realizzazione di questi programmi, come del resto vedremo via via i problemi in cui sicuramente s’imbatterà chiunque (quorum ego) tenterà di raccordare appena ragionevolmente le nuove norme pro-concorrenziali e quelli in vigore fino ad oggi.
Non ci sarà, s’intende, alcuna pretesa di esaustività e/o particolare profondità nelle nostre analisi ma vogliamo avvertire sin d’ora che, nonostante l’apertura della l. 124/2017 alla società di capitali, il ricorso alla formazione, ad esempio,  di società a responsabilità limitata – che in queste ore, come forse era facile prevedere, si rivela la forma quasi istintivamente più gettonata dai titolari di farmacia – ci pare sia una misura da utilizzare invece con il più avaro dei contagocce essendo regolata da disposizioni civilistiche recenti quanto estremamente rigide e comunque poco adeguate alla gestione di un esercizio di vendita al dettaglio.
Naturalmente torneremo con migliore chiarezza su questa conclusione anticipata d’altronde così lapidariamente, limitandoci qui a riassumere i profili salienti della sola vicenda descritta nel quesito.
Ma, lo diciamo subito, il Suo finanziatore non potrà almeno in principio mettere in grande pericolo la vita o sopravvivenza della snc, invocando ad esempio la messa in liquidazione della quota da Lei posseduta, visto che per l’art. 2305 c.c. “il creditore particolare del socio, finchè dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore”, anche se evidentemente nulla esclude che egli si opponga alla prosecuzione del rapporto sociale alla scadenza fissata nell’atto costitutivo, perché, come abbiamo appena letto, l’impedimento persiste soltanto finché dura la società.
Da parte sua, tuttavia, il primo comma (il secondo riguarda soltanto le società semplici e non è quindi tout court estensibile alla snc) dell’art. 2270 precisa che “il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore e compiere atti conservativi sulla quota spettante a quest’ultimo nella liquidazione”.
Come si può rilevare, quest’ultima disposizione – unitamente a quelle di cui agli artt. 2305 e 2270 – rende il patrimonio di una società di persone sufficientemente autonomo (perché destinato all’esercizio dell’impresa sociale ed è questa la ratio della disciplina civilistica che stiamo vedendo), e quindi certo sensibile alle ragioni dei creditori della società, ma insensibile a quelle dei creditori particolari del socio.
Perchè però vi sia questa separazione tra il patrimonio del socio e il capitale/patrimonio dell’impresa, è necessario – lo ribadiamo una volta di più – che si tratti di una società di persone c.d. regolare, formata cioè per atto pubblico o scrittura privata autenticata e iscritta nel Registro delle imprese.
Diversamente, si renderebbe applicabile il citato secondo comma dell’art. 2270, che permette al creditore di “chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore”, cui la società deve inoltre provvedere “entro tre mesi dalla domanda (del creditore personale del socio), salvo che sia deliberato lo scioglimento della società”.
In definitiva, a una società di persone regolare non possono derivare effetti seriamente pregiudizievoli dalle vicende personali del socio, mentre tutt’altro è il percorso inverso, essendo infatti – come noto – i soci (tutti i soci in una snc, e i soli soci accomandatari in una sas) solidalmente, illimitatamente e sussidiariamente responsabili delle obbligazioni sociali, nel significato che abbiamo avuto già occasione di illustrare in varie circostanze.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!