Negli ultimi anni abbiamo assistito alla tendenza del nostro legislatore di “appropriarsi” di alcuni istituti giuridici tipici di altri ordinamenti e uno tra questi è stato senz’altro il leasing, ormai notoriamente diventato uno degli schemi contrattuali più utilizzati, anche se finora a questo istituto non erano state dedicate norme legislative specifiche.
Ma la legge sulla concorrenza, che tutti conosciamo soprattutto per altri motivi, per la prima volta delinea la “locazione finanziaria” come “il contratto con il quale la banca o l’intermediario finanziario […], si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, anche di perimento, e lo fa mettere a disposizione per un dato tempo verso un determinato corrispettivo che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto.[…]”.
L’utilizzatore, una volta giunti alla scadenza della locazione, ha diritto di acquistare la proprietà del bene a un determinato prezzo stabilito, oppure, in caso di mancato esercizio del diritto, ha l’obbligo di restituirlo.
Il legislatore si è preoccupato anche di disciplinare l’inadempimento da parte dell’utilizzatore, definendo come “grave” “il mancato pagamento di almeno sei canoni mensili o due canoni trimestrali anche non consecutivi, o un importo equivalente per i leasing immobiliari, ovvero di quattro canoni mensili anche non consecutivi o un importo equivalente per gli altri contratti di locazione finanziaria.”.
In questi casi il concedente ha diritto alla restituzione del bene e, inoltre, è tenuto “a corrispondere all’utilizzatore quanto ricavato dalla vendita o da altra collocazione del bene, effettuata ai valori di mercato” deducendo la somma dei canoni scaduti e non pagati fino alla data della risoluzione del contratto, l’ammontare dei canoni destinati a scadere e il prezzo stabilito per l’esercizio dell’opzione d’acquisto finale.
Tenendo conto di questi fattori, il concedente potrà procedere alla vendita (o alla ricollocazione del bene) basandosi su valori di mercato risultanti dalle rilevazioni di soggetti specializzati e, laddove risulti impossibile la rilevazione di tali dati, si procede alla vendita sulla base di “una stima effettuata da un perito scelto tra le parti di comune accordo nei venti giorni successivi alla risoluzione del contratto o, in caso di mancato accordo nel predetto termine, da un perito indipendente scelto dal concedente in una rosa di almeno tre operatori esperti”.
Questi saranno previamente comunicati all’utilizzatore, il quale potrà esprimere la propria preferenza entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione.
Per quanto riguarda infine la procedura di vendita e ricollocazione, ci si attiene a criteri di celerità, trasparenza e pubblicità al fine di individuare il miglior offerente possibile, e sempre con l’obbligo di informazione dell’utilizzatore.

                                                                                                        (matteo lucidi)

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