Mi riferisco a una vs. News molto recente per segnalarvi che l’agenzia delle entrate mi ha contestato la totale deducibilità dell’importo del canone di affitto, riducendola alla sola metà (cfr.art.3 del DPR n. 42 del 1988), non equiparando quindi, come da sentenza della Cassazione n.13029 del 2013, l’assegno alla ex coniuge alla spesa della locazione dell’abitazione, ma considerandola solo al 50%.

Il principio espresso dall’art. 3 del D.P.R. 42/1988 deve essere naturalmente rispettato anche nel caso in cui l’obbligo del mantenimento dell’ex-coniuge e dei figli venga assolto (in tutto o in parte) con il c.d. “contributo-casa”.
È proprio questo che afferma la sentenza da Lei citata, ed è la diretta conseguenza – ci pare – dell’assimilazione del contributo al “tradizionale” assegno periodico finalizzato al mantenimento previsto dall’art. 10, comma 1, lett. c) del TUIR.
Evidentemente nella nostra Sediva News del 15/06/2017 (cui Lei certamente si riferisce), magari anche per la necessità di sintesi che spesso lo spazio disponibile ci impone, questo chiarimento non viene esplicitato, restando assorbito da quanto detto nelle “regole generali” per le quali, per l’appunto, le somme indistinte corrisposte all’ex-coniuge e ai figli a titolo di mantenimento sono deducibili per la metà.
E in questo caso, se vediamo bene, la mancata distinzione non è imputabile tanto al difetto di una specifica indicazione nella sentenza quanto piuttosto alla circostanza della coabitazione dell’ex-coniuge con i figli nello stesso appartamento.

 (stefano civitareale)

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