La riduzione dell’IRES al 24%, introdotta dalla legge di bilancio 2017, ha portato in “dote” un aumento dell’Irpef sui dividendi delle società di capitali, ma altresì – e come vedremo è una novità molto rilevante – sul capital gain conseguente alla cessione di quote di società di capitali e di società di persone.
Infatti, con un decreto del Ministero dell’Economia pubblicato nella GU dell’11/7/2017 è stato elevato dal 49,72% al 58,14% l’ammontare imponibile dei dividendi liquidati (si applica il principio di “cassa”) da una società di capitali a una persona fisica in caso di partecipazioni c.d. qualificate (è qualificata nelle srl la partecipazione al capitale sociale superiore al 20%) e la medesima percentuale imponibile si applica anche sugli utili liquidati a persone fisiche in esecuzione di contratti di associazione in partecipazione con apporto di capitale.
Ma la stessa disposizione riguarda anche gli utili liquidati a persone fisiche esercenti attività di impresa e a snc e sas – che evidentemente partecipino al capitale sociale di società di capitali, o siano associate in un contratto di associazione in partecipazione – mentre per le partecipazioni non qualificate continua ad applicarsi obbligatoriamente l’imposta sostitutiva del 26% sull’intero ammontare degli utili liquidati.
La norma in questione opera tuttavia solo per gli utili maturati e liquidati per gli esercizi successivi al 31/12/2016, e dunque per quelli relativi ad anni precedenti continuano ad applicarsi le vecchie percentuali di imponibile, pari al 40% per gli esercizi di competenza fino al 31/12/2007 e del 49,72% per quelli di competenza dal 1/1/2008 al 31/12/2016.
In pratica, la nuova percentuale imponibile é stata calcolata in modo che l’ammontare complessivo dell’Ires e dell’Irpef sull’utile maturato dalla società di capitali sia corrispondente all’aliquota massima del 43% prevista per le persone fisiche dal nostro ordinamento fiscale, e perciò il contribuente alla fine non scappa…
La novità interessa però, attenzione, anche la tassazione delle plusvalenze (c.d. “capital gain”) realizzate in caso di cessione di quote di società di capitali o di società di persone, e si tratta di una novità di particolare importanza anche per le società (snc o sas) titolari di farmacia: perciò anche in queste evenienze l’ammontare imponibile diventa pari al 58,14% della differenza tra il prezzo di cessione e il valore nominale delle quote.
Il che spesso, nel concreto, è come applicare il 25% sull’intera plusvalenza (43% x 58,14% = 25%): se dunque vendo a 100 una quota sociale da me posseduta dal valore nominale di 40, realizzando così una plusvalenza di 60, il 58,14% di 60 dovrà essere assoggettato a tassazione e, se la mia aliquota marginale è pari al 43%, io pagherò in pratica 15 di imposte (il 25% di 60).
È pertanto di questa percentuale (25% sull’intera plusvalenza realizzata) – le esigenze del bilancio dello Stato, come si vede, la fanno sempre più da padrone… – che bisogna generalmente tener conto quando si intende procedere alla cessione di una quota di snc o sas, senza però dimenticare che anche quest’anno, in attesa che la misura diventi permanente e che quindi la disposizione che la contempla sia introdotta “a regime”, verrà reiterata la norma che permette la rivalutazione delle quote sociali possedute pagando l’8% (se “qualificate”) del loro valore di perizia.

 (stefano lucidi)

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