Come sempre, dopo aver letto qualche new di particolare interesse, faccio qualche considerazione per chiedervi di chiarirmi le idee.
In una News di qualche tempo fa parlate di cartelli indicatori, che devono avere tra l’altro dimensioni massime predefinite.
Che succede se qualche collega, come nel mio caso, “esonda” nella mia zona? Che sanzioni sono previste? Si tratta, come spesso avviene, di meri richiami dell’Ordine, legati alla deontologia (e sappiamo che oramai la deontologia deve lasciare il passo alle regole della libera concorrenza)? O c’è qualcosa di più “sostanzioso” per far recedere il collega “invasore”?

L’installazione di un cartello indicatore nell’ambito territoriale di una sede di pertinenza di altra farmacia costituisce, come si è ricordato anche qui numerose volte, una condotta deontologicamente sanzionabile, in virtù di quanto specificatamente prescritto dall’art. 23 del Codice (come illustrato nella Sediva News del 28/03/2017 cui probabilmente Lei fa riferimento).
Del resto sembrerebbe violato in un caso del genere anche il principio generale di correttezza di cui all’art. 16, cui infatti deve essere improntato il comportamento nei confronti degli altri colleghi, e senza voler considerare [per non eccedere nel…rigore] che una tale iniziativa potrebbe in astratto configurare altresì – ai sensi dell’art. 11 sempre del Codice – una “turbativa” del diritto di libera scelta della farmacia da parte dei cittadini sancito dall’art. 15 della legge 475/1968.
Se poi il cartello ha un vero e proprio contenuto pubblicitario, la violazione è ancora più grave implicando infatti anche una pratica pubblicitaria “scorretta” ai sensi dell’art. 20.
Ma al di là del profilo deontologico, c’è pure in ogni caso il divieto civilistico di concorrenza sleale di cui all’art. 2598 c.c. [fatto proprio d’altra parte anche dall’art. 3, comma 2, lett. b) del Codice] la cui violazione può comportare, pur se le iniziative giudiziarie in questo campo si rivelano spesso molto complicate, l’obbligo di risarcimento del danno ex art. 2600 c.c.
Infine, quanto alle Sue notazioni sulla inefficienza o scarsa efficienza – sul piano generale – degli Ordini professionali, temiamo che non vi siano alternative, se non nei casi più gravi ai quali si è fatto cenno, a una denuncia formale proprio all’Ordine di competenza che comunque non potrà esimersi dall’avviare un procedimento disciplinare, pur con tutte le perplessità da Lei espresse circa i suoi esiti.

(mauro giovannini)

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