Ho avuto tempo fa in farmacia una visita dell’Agenzia delle Entrate che mirava a verificare la corretta compilazione del modello dello studio di settore per l’anno 2014.
Nel verbale notificatomi alla conclusione dell’accesso (pvc) sono state rilevate delle presunte anomalie riguardanti il personale dipendente in forza per l’anno in questione, che infatti non sarebbe risultato in linea con gli standard settoriali.
Temendo che questo possa costituire uno spunto per un successivo accertamento, posso rendere fin d’ora per iscritto le mie obiezioni?

Parliamo, come forse sarà chiaro, del diritto del contribuente – sottoposto a verifica presso la sede della propria attività – di comunicare, entro sessanta giorni dal rilascio di copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, osservazioni e richieste con il contestuale divieto per l’A.f. di emanazione dell’atto di accertamento, salvi casi di particolare e motivata urgenza.
Ora, secondo una recente ordinanza della Cassazione (Cass. Civ. sez. VI, Ord. n. 11.471 del 10/05/2017), le garanzie previste dall’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente sono applicabili anche nel caso dei c.d. accessi “brevi” perché a questi fini la disposizione in argomento non pone alcuna distinzione circa la durata dell’accesso.
E infatti, con la tanto discussa decisione delle Sezioni Unite 24823/2015, la Cassazione ha delineato una distinzione tra le verifiche “a tavolino”, cioè svolte presso l’Ufficio previa richiesta di documentazione al contribuente, e gli accessi presso la sua sede, riconoscendo le garanzie di cui all’art. 12, comma 7, soltanto per questi ultimi.
Nel giudizio oggetto della richiamata ordinanza, l’Agenzia delle Entrate contestava che l’accesso, proprio per la sua brevità, aveva consentito l’acquisizione di pochi elementi che servivano soltanto da “spunto” per una successiva richiesta di documentazione rivolta direttamente al contribuente sulla quale sostanzialmente si basava il controllo operato che, pertanto, doveva nel complesso ritenersi  effettuato “a tavolino” con conseguente esclusione, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, delle richiamate garanzie.
La Suprema Corte, dunque, smentisce ora questa tesi precisando che tali garanzie si attivano già al momento dell’accesso e per effetto di questo, dato che in tali casi si verifica quella peculiarità che, secondo gli Ermellini, le giustifica quale contro-bilanciamento del potere “invasivo” degli organi di controllo, a nulla perciò rilevando la durata dell’accesso.
In conclusione, il diritto di replica del contribuente nei 60 giorni dalla notifica del PVC è riconosciuto anche per un accesso “breve” come appunto quello – non certo infrequente – finalizzato alla mera verifica della corretta compilazione del modello per gli studi di settore (qualora emergano rilievi e/o anomalie che possano preludere a future contestazioni) e non soltanto dunque quando gli accessi, più o meno lunghi, mirino direttamente al controllo della posizione fiscale del contribuente.

                                                                                                  (stefano civitareale)

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