Della giurisprudenza di questo periodo daremo conto tra breve, mentre oggi vogliamo soffermarci su due provvedimenti assunti in questi giorni dal Consiglio di Stato in tema di territorializzazione di sedi di nuova istituzione e che possono forse sorprendere se guardiamo alle numerose decisioni degli ultimi anni e soprattutto dei mesi più recenti [v. anche Sediva News del 14/04/2017 – “La giurisprudenza più recente” – con l’analisi anche in quella circostanza di pronunce del CdS su decisioni dei giudici veneti].
Parliamo infatti di due ordinanze del 21/6/2017, la n. 3060 e la n. 3059, relative ad appelli contro altrettante sentenze del Tar Veneto, rispettivamente n. 101 e 98 del 29/01/2016.

  • CdS ord. 3060/2017 – Tar Veneto sent. 101/2016

Il comune è Caldogno (Vi), che è costituito dal capoluogo e da 4 frazioni, di cui 2 (Capovilla e Scartezzini) a nord e 2 (Rettorgole e Cresole) a sud del capoluogo e “secondo quanto emerge dagli atti, nelle frazioni di Capovilla e Scartezzini risiedono circa 6.500 abitanti, mentre nelle frazioni di Rettorgole e Cresole risiedono 4.800 abitanti”.
Nel 2012 le sedi erano 2 e le farmacie ubicate una nel capoluogo e l’altra nella frazione Rettorgole: il titolare di quest’ultima impugna il provvedimento di revisione straordinaria istitutivo della 3ª sede collocata nella contigua frazione Cresole (che conta 1.500 abitanti), lamentando in sostanza – senza tener conto di considerazioni di minor rilievo – l’irragionevolezza di una soluzione che rafforza l’assistenza farmaceutica nella zona a sud lasciandone del tutto priva quella a nord.
Ma il Tar respinge il ricorso richiamando la consolidata giurisprudenza del CdS per la quale la natura di atto programmatorio del provvedimento di revisione della p.o. delle farmacie, e l’ampio potere discrezionale che caratterizza le scelte localizzative dei comuni in ordine alle sedi di nuova istituzione, escludono l’obbligo di una puntuale motivazione delle soluzioni adottate sottraendole pertanto al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salve le ipotesi di evidenti errori o carenze procedimentali, di manifesta arbitrarietà, irrazionalità, irragionevolezza e travisamento dei fatti, “circostanze peraltro – conclude il Tar –  insussistenti nel caso di specie”.
In realtà, questa è una sentenza che si appiattisce troppo in fretta, e in termini in larga parte avulsi dalla concreta fattispecie decisa, sui principi ripetutamente affermati dal CdS.
Se pure infatti fosse vero, ma non è vero, che siano “da considerare solo indicativi (?) i criteri formulati in modo generico (?) dall’art. 11” del decreto Cresci Italia, sembra allora manifestamente contraddittorio, da un lato, ritenere sufficiente sul piano motivazionale la dichiarazione programmatica della Giunta di voler procedere alla “istituzione di una sede farmaceutica con criteri che assicurino un’equa distribuzione sul territorio”, per poi però, dall’altro, disinteressarsi della totale mancanza negli atti del procedimento di indicazioni anche sommarie circa le ragioni che giustificherebbero la scelta non di poco conto di collocare la terza sede a sud del capoluogo (e per giunta in una frazione molto ravvicinata a quella di Rettorgole già servita da una farmacia), piuttosto che in una delle frazioni a nord che ne sono ambedue prive.
Una scelta che tuttavia non convince il Consiglio di Stato che ordina infatti l’acquisizione a carico del Comune di Caldogno di “una relazione, che, corredata da adeguata documentazione planimetrica e fotografica, esponga le caratteristiche dell’abitato sotto il profilo urbanistico e della viabilità, la distribuzione della popolazione e la densità abitativa, le caratteristiche dell’area dove sono allocate le due farmacie già in esercizio e quella di nuova istituzione, la distanza delle due preesistenti farmacie dalla terza da collocare a Cresole, nonché la distanza di ciascuna delle tre farmacie da ciascuna frazione e le caratteristiche geomorfologiche dell’area, che, comunque, possano influire sull’agevole accesso al servizio farmaceutico”.
È un provvedimento cui il CdS ricorre raramente, e ancor meno se ne è avvalso in questi anni in cui ha deciso di frequente su fattispecie di organizzazione territoriale del servizio farmaceutico, e anche per questo abbiamo l’impressione che – se dalla produzione documentale l’assistenza nell’intera zona a nord non risulterà assicurata, soprattutto per effetto della vicinanza, dall’altra farmacia attualmente in esercizio nel capoluogo – l’appello possa essere accolto.

  • CdS ord. 3059/2017 – Tar Veneto sent. 98/2017

Qui il comune è Selvazzano Dentro (Pd), che è anch’esso costituito dal capoluogo e da 4 frazioni (Caselle, Ferriole, San Domenico e Tencarola), ma in ognuna di esse è in esercizio una farmacia; nella revisione straordinaria del 2012 la Giunta istituisce la 6ª sede che colloca in una delle quattro frazioni (Caselle) e il titolare della farmacia ivi preesistente ricorre al Tar.
I giudici veneti, seguendo l’ordine di proposizione dei motivi di ricorso, si soffermano dapprima sull’inversione (censurata dal ricorrente) delle varie fasi procedimentali, essendo stati espressi i due pareri obbligatori di Asl e Ordine solo successivamente all’adozione del provvedimento giuntale.
Ma per il Tar “il disposto di cui all’art. 11 (del dl. Crescitalia) non prevede espressamente che l’amministrazione non si possa pronunciare sino all’acquisizione dei pareri sopra citati” e quindi quest’alterazione dell’iter del procedimento non determina di per sé l’annullamento del provvedimento finale “laddove il contenuto di quest’ultimo non sarebbe stato comunque modificato dal parere presupposto richiesto”.
L’assunto non sembra pienamente condivisibile, perché in questa specifica vicenda quel che semmai può “giustificare” per tale aspetto il provvedimento è il ritardo con cui Asl e Ordine hanno comunicato al Comune il parere loro richiesto con tempestività, cioè previamente rispetto all’assunzione della delibera conclusiva; è questo ritardo infatti che ha indotto la Giunta – pressata dalla scadenza dei 30 gg. che l’art. 11 concedeva – ad assumere, ci pare dunque legittimamente, la deliberazione conclusiva senza dover attendere che pervenissero i due pareri.
Il vero comunque è che sul ruolo consultivo di Asl e Ordine e sulle modalità del suo svolgimento i giudici amministrativi hanno sinora detto un po’ tutto e il suo contrario e altro ancora forse dovremo attenderci, tanto più che – nonostante l’art. 11 richiami e renda obbligatori i loro pareri soltanto per le revisioni straordinarie – nei fatti invece, come stiamo vedendo, le amministrazioni comunali preferiscono avvalersene anche in quelle ordinarie. Ma questo è senz’altro meritorio e in ogni caso é ineccepibile.
Quanto agli altri motivi del ricorso, il Tar rileva come la scelta localizzativa della 6ª sede “sia stata adottata considerando che l’area di Caselle, non solo risultava essere densamente popolata, ma nel contempo non servita dalla farmacia già esistente” per poi ripercorrere sinteticamente la giurisprudenza del CdS già riferita e riproporre in pratica le stesse considerazioni, concludendo perciò anche qui – sempre per l’insussistenza di “ipotesi di manifesta arbitrarietà, irrazionalità, irragionevolezza e travisamento dei fatti” – con il rigetto del ricorso.
Del resto, le due decisioni sono state assunte dal Tar Veneto nella stessa udienza e redatte dallo stesso magistrato, ma questo è anche quel che accade nell’udienza del CdS che decide sui due appelli, perché anche questa volta il collegio è naturalmente lo stesso come lo stesso è anche il consigliere estensore che, forse per simpatia o qualcosa del genere, “apparenta” le due vicende – pur prima facie diverse tra loro – ritenendo necessario approfondire documentalmente anche questa.
Quindi, come nell’altra ordinanza, il CdS dispone anche qui l’acquisizione a carico del Comune di una relazione “che, corredata da documentazione planimetrica e fotografica, fornisca dettagliati elementi conoscitivi relativi alle caratteristiche dell’abitato sotto il profilo urbanistico e della viabilità, la distribuzione della popolazione e la densità abitativa, con particolare riguardo … alle caratteristiche geomorfologiche dell’area della frazione di Caselle (abitanti 6.000), che, comunque, possano ostacolare l’agevole accesso al servizio farmaceutico assicurato dalla preesistente farmacia dell’appellante” e “quanto alla frazione di Tencarola (abitanti 6.300-6.600), alla distanza della farmacia dell’appellante a Caselle rispetto a quella in esercizio a Tencarola ed alle caratteristiche geomorfologiche ecc.”.
Per la cronaca i due appelli saranno entrambi discussi nell’udienza del 26/10/2017.

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Anche se in questa seconda circostanza l’accoglimento dell’appello crediamo sia un esito molto più incerto perché la collocazione della sede neo-istituita non pare evidenziare profili di fragilità tanto manifesta da legittimare il sindacato del giudice amministrativo [ognuna delle quattro frazioni di Selvazzano Dentro aveva infatti già una farmacia in esercizio, cosicché una di esse avrebbe dovuto comunque vederne istituita un’altra e la scelta di Caselle sembra sufficientemente ragionevole], sta di fatto che in un colpo solo hanno visto la luce due provvedimenti del CdS ormai quasi sconosciuti, che sul piano generale possono quindi anche preludere a riconsiderazioni di merito perlomeno di alcune di tali vicende e in definitiva sottendere forse un qualche ripensamento della sin qui quasi ferrea giurisprudenza in materia.
E probabilmente non sarebbe un male.

(gustavo bacigalupo)